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(Cine)Fumetto – L’infinita grandezza di Thanos e del Marvel Cinematic Universe
Thanos e la sua follia, Thanos e la sua razionalità. Questo è il cuore e l’incredibile paradosso del terzo film degli Avengers, 19esimo del Marvel Cinematic Universe che ormai ben conosciamo, e rivoluzionario capitolo finale della Fase 3. Ebbene sì, con un colpo di classe i Marvel Studios realizzano un gigantesco crossover con tutti gli eroi presentati nelle pellicole precedenti in una ricca sarabanda di lotte, volti, costumi e mantelli. È encomiabile la capacità di aver preso il medium fumetto con la sua serialità e averla trasposta sul grande schermo, aiutati dal successo delle serie tv e da alcune operazioni del passato, come Il Signore degli Anelli e Harry Potter, che hanno reso normale per lo spettatore il concetto di continuity e consequenzialita.
Infinity War racconta non tanto la storia degli eroi, ma del cattivo. Dopo anni di villain Marvel piuttosto deboli, il fulcro si sposta proprio sul malvagio, ovvero Thanos, il titano folle. Creato da Jim Starlin e portato alla ribalta per un poderoso evento fumettistico (Il guanto dell’infinito, 1991), questo gigante viola gira per l’universo per garantire ordine ed equilibrio. Per lui tutto è bianco o nero, e l’esistenza va ricondotta ad un preciso bilanciamento delle forze in campo. Le risorse naturali non sono infinite, e per questo la popolazione va dimezzata. In questa missione faticosa e sfibrante, Thanos procede con forza ma pieno di dubbi, convinto ma conscio dell’immane fardello che si carica sulle spalle. È un dio al contrario, un doppelganger malvagio di una divinità fin troppo razionale, che sacrifica tutto, anche i suoi cari, per un bene ultimo e irraggiungibile. Romantico come Goethe, Thanos scorrazza da un luogo all’altro a caccia delle gemme dell’infinito, finendo per lottare contro i nostri. La solidità della sceneggiatura, grazie anche alla padronanza del mezzo dei fratelli Russo, sta proprio in questo: dosare e scremare i vari Vendicatori e riprendere le diverse reazioni nei confronti del folle titano.
È un capitolo affascinante e denso, in cui tutti gli eroi sono, già prima degli scontri, in qualche modo sconfitti: troppo grande è il fardello dei loro poteri, troppo umano il cuore per poter sopportare il peso della responsabilità. Tony Stark anela ad un futuro che continua a sfuggirgli di mano, Thor si trova allo sbando, senza popolo e senza armi, Spider-Man ancora troppo giovane per tutto questo, Hulk è alla ricerca di sé stesso, i Guardiani della Galassia restano i perdenti che già conosciamo, Dr. Strange appare inerme di fronte alla sua infinita conoscenza, e perfino Capitan America è disilluso e travolto dalla perdita dell’innocenza e dalla difficoltà di conciliare giustizia e pragmatismo. In questo sbando totale, specchio in parte delle difficoltà quotidiane, la furia di Thanos diventa magnetica, e la sua fredda razionalità ci appare quasi sana, e paradossalmente affascinante. Forse andremmo troppo oltre nell’instaurare un parallelismo politico tra la caduta degli eroi con i governi democratici e responsabili capaci di riforme a lungo termine, e il fascino del male con l’attrazione che i populismi generano in ogni parte del mondo. Ma in questa capacità di riflettere e di leggere la realtà con occhi nuovi, la coppia fumetto-cinema conquista una vittoria e ci dimostra quanto siano attuali e per nulla scontati. E così non vediamo l’ora di capire chi vincerà, in trepida attesa del prossimo episodio. Missione compiuta.
Avengers – Infinity War, 2018, regia di Anthony e Joe Russo, con Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Josh Brolin, Chris Pratt, Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, Chadwick Boseman. Scarlett Johansson, Tom Holland, Disney – Marvel, 149′, dal 25 aprile nei cinema
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