
Cina, cattolico ospita una Messa in casa: 2.500 euro di multa

Un cristiano in Cina è stato multato nella provincia del Zhejiang per aver invitato monsignor Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, a celebrare Messa a casa sua. L’esorbitante sanzione di 200 mila yuan (circa 25.000 euro) è la conferma del «tradimento dell’accordo sino-vaticano», scrive Asianews, e «rischia di metterlo in crisi».
La Cina multa i cattolici
Il 16 marzo Huang Ruixun ha offerto la cappella privata costruita in casa sua al vescovo e a una ventina di fedeli per pregare. L’Ufficio affari religiosi della contea di Cangnan lo ha sanzionato «per attività religiose illegali». Nella denuncia si sottolinea che in base ai nuovi regolamenti del febbraio 2018 è vietato «facilitare attività religiose illegali». La funzione religiosa rappresenterebbe una violazione in quanto «l’organizzatore delle attività illegali è una istituzione straniera e ciò va contro al principio di indipendenza, autonomia e auto-amministrazione della Chiesa in Cina».
Il nodo riguarda la presenza alla celebrazione di monsignor Shao, uno dei vescovi riconosciuti dalla Santa Sede ma non dal Partito comunista cinese. «L’istituzione straniera» citata nella condanna è proprio il Vaticano. Se è vero che i regolamenti del 2018 vietano tutte le attività religiose non autorizzate dal governo, l’accordo tra Cina e Vaticano del 2018 sulla nomina dei vescovi, rinnovato per altri due anni nel novembre 2020, mirava a ristabilire l’unità anche pastorale tra Chiesa ufficiale e Chiesa sotterranea.
Il Partito comunista non cambia
Da anni i fedeli cattolici in Cina denunciano che il Partito comunista intende realizzare questa unità soltanto attraverso la sottomissione di tutti i fedeli, laici e consacrati, all’Associazione patriottica e al rinnegamento dell’autorità del Papa, obiettivo che il Partito persegue incessantemente dal 1949. La sanzione al signor Huang conferma il timore dei fedeli: Xi Jinping non ha abbandonato il progetto di eliminare la Chiesa sotterranea.
I cattolici cinesi sono anche preoccupati dall’entrata in vigore dei Nuovi regolamenti sulle attività religiose. Essi, oltre a confermare che le attività religiose possono avvenire solo in luoghi registrati presso il governo, esigono che ogni sacerdote o vescovo risponda a questi criteri:
«Amare la madrepatria, sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenere il sistema socialista, rispettare la Costituzione, le leggi, i regolamenti e le regole, praticare i valori fondamentali del socialismo, aderire al principio di indipendenza e autogestione della religione e aderire alla politica religiosa della Cina, mantenendo l’unità nazionale, l’unità etnica, l’armonia religiosa e la stabilità sociale».
Accordo sino-vaticano «tradito»
Il punto problematico della lista è ovviamente l’adesione al «principio di indipendenza e autogestione della religione», che, tradotto in soldoni, significa per i cattolici aderire a una Chiesa scismatica. Infatti, l’articolo 16 dei Regolamenti prevede, in aperta violazione all’Accordo sino-vaticano, che i vescovi siano eletti attraverso l’Associazione patriottica dei cattolici e ratificati dalla Conferenza episcopale cinese (non riconosciuta dal Vaticano perché non include i vescovi sotterranei). Non viene fatto nessun riferimento al Papa, che in base agli accordi, il cui testo è segreto, avrebbe l’ultima parola e il potere di veto sulle nomine.
Come sottolinea ancora Asianews,
« i continui ostacoli che vengono imposti sui vescovi non ufficiali sono di fatto un tradimento dell’Accordo. Vi sono vescovi agli arresti domiciliari, come monsignor Jia Zhiguo, vescovi a cui è stata tagliata acqua, luce e gas, come monsignor Guo Xijin, e ora vescovi che non possono essere ospitati dai propri fedeli, come monsignor Shao Zhumin. C’è un altro grave aspetto per cui l’Accordo rischia di essere tradito. In passato vescovi ufficiali e non ufficiali si ritrovavano fra loro e alle comunità sotterranee si offriva l’uso delle chiese per le celebrazioni. Con i Nuovi regolamenti e soprattutto con le nuove misure, questa ospitalità diviene rischiosa e “illegale”: essa crea una maggiore divisione fra ufficiali e sotterranei, rendendo la riconciliazione, tanto desiderata da papa Francesco, ancora più lontana».
L’articolo è stato modificato per indicare il corretto importo della sanzione: 200 mila yuan e non 20 mila.
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