Cicchitto: «Se distruggiamo anche la Chiesa, chi ricostruirà l’Italia?»

Di Leone Grotti
16 Dicembre 2011
Intervista a Fabrizio Cicchitto, socialista riformista di ferro, laico, «da giovane anticlericale convinto», che sulla polemica del pagamento dell'Ici difende la Chiesa: «C'è un nichilismo che, in un momento drammatico come questo, dopo aver criminalizzato i partiti, punta il coltello alla gola alla Chiesa, che rappresenta un punto di mediazione, di intervento in aiuto dei poveri, degli ammalati, degli anziani. Così ci autodistruggiamo»

«Siamo nel mezzo di una crisi finanziaria gravissima, abbiamo criminalizzato i partiti, destabilizzato le istituzioni democratiche, le abbiamo commissariate con un governo tecnico e come se non bastasse che cosa facciamo? Sferriamo anche un attacco distruttivo alla Chiesa, una forza che svolge una importantissima funzione di mediazione e stabilizzazione sociale in Italia attraverso opere di carità, di aiuto ai malati, ai poveri, agli anziani e diamo retta a un’informazione che, preoccupata solo dallo share e dalla tiratura, fomenta la gente e aumenta la violenza dei messaggi. Ma chi la deve ricostruire questa Italia?». Fabrizio Cicchitto non è esattamente quello che si definisce un clericale, anzi. In passato è stato un “mangiapreti”, come racconta a Tempi.it, «un anticlericale convinto», entrato nel Popolo della Libertà dopo aver militato fin dagli inizi della sua carriera nel Psi. Socialista riformista di ferro, Cicchitto è un laico ma non si accoda alla campagna portata avanti da tanti quotidiani di condanna della Chiesa, colpevole secondo i giornali di non pagare l’Ici. Anzi, controbatte.

Non è d’accordo con chi dice che la Chiesa deve pagare l’Ici?
«Non è questo il punto. Il problema è che il nostro paese, quando si fa prendere da meccanismi autodistruttivi, non si ferma più. Ma essere pervasi da questa foga adesso è molto pericoloso».

“Adesso” in che senso?
«L’Italia è in una situazione molto difficile, data dalle sue due debolezze sul piano economico: la crescita bassa e il debito alto. Certo, abbiamo anche punti forti, come il risparmio privato molto positivo, la tenuta delle banche, a condizione, ovviamente, che non continui l’aumento degli spread dei titoli di Stato. I nostri punti deboli, però, in questo momento di crisi pesano ancora di più».

Molti sostengono che la crisi è colpa del vostro governo.
«La crisi è globale, dovuta alla tragica deriva di un liberismo imprenditoriale che è stato sovrastato da una finanziarizzazione selvaggia, senza regole. Come è nata, lo sappiamo tutti. Semplifico: le banche angloamericane hanno acquisito titoli tossici, hanno concesso crediti al consumo e mutui senza fare indagini serie sulla capacità dei privati di pagarli davvero. Da qui la crisi è arrivata in Europa, facendo aggravare quella dell’euro. Infatti, non può esserci una moneta unica senza politiche economiche omogenee e una banca centrale di riferimento».

E veniamo all’Italia.
«In questo contesto di crisi globale, il centrosinistra e l’establishment hanno affermato che il problema era Berlusconi, mentre il livello attuale dello spread ci fa ben capire che la situazione era ed è grave di per sé. Lo spread è diminuito un po’ solo per la cura da cavallo che siamo stati costretti a somministrarci. Ma poi è risalito di nuovo: siamo sulle montagne russe. In questa situazione drammatica, c’è un nichilismo che ha investito le forze politiche, che hanno perso di credibilità anche per le risse continue che vanno avanti dal 1994 sulla persona di Berlusconi, e che prescindevano dai contenuti, dai problemi reali della gente. L’effetto delle risse televisive è stato distruttivo per tutti. Questo nichilismo si è concentrato su Berlusconi e, una volta che lui si è dimesso, ha solo cambiato obiettivo, attaccando tutte le istituzioni parlamentari».

Puntando sui costi della politica.
«Ora, io mi rendo conto che la politica per un periodo ha distribuito risorse a tutti, indulgendo anche sui suoi privilegi. Però tante forze sociali ne hanno beneficiato: Giavazzi e Alesina ci ricordano i miliardi che dal ’70 a oggi sono stati concessi in agevolazioni fiscali alle imprese. L’Italia è stato uno dei paesi che ha fatto più svalutazioni competitive di tutti. I sindacati, da parte loro, hanno prodotto un sistema pensionistico che permetteva di andare in pensione anche a 50 anni. Senza contare che tutti hanno chiuso un occhio sull’evasione fiscale. Il debito pubblico è responsabilità dell’interclassismo di governo della Democrazia Cristiana e di quello da opposizione del Pci e della Cgil. Poi la mediazione veniva fatta sommando tutto. In tanti ne hanno beneficiato, non solo i politici. Adesso che tanti settori della società devono rinunciare a parte di questi benefici si infuriano chiamando in causa in primo luogo i partiti».

Che godono dei loro benefici.
«Io capisco la critica alla classe politica, però ora sta scattando un’operazione di altro tipo, di destrutturazione. Se guardiamo i costi dell’amministrazione pubblica ci si rende conto che concentrare il tiro solo sui politici è un imbroglio. Rizzo e Stella, nel loro libro sulla casta, mistificano molte cose: ci sono, se vogliamo dirla tutta, banchieri, manager e alti burocrati, come i magistrati, che hanno retribuzioni molto più alte di quelle dei politici e che hanno fatto dei danni gravissimi all’economia. Questa è sicuramente una situazione di perversione ma se noi buttiamo via dalla finestra, insieme all’acqua sporca, anche il bambino, allora siamo finiti. Critichiamo e distruggiamo pure le istituzioni parlamentari, va bene, ma poi chi le sostituisce? I tecnocrati? Aboliamo le istituzioni e le regole democratiche? E poi?».

E la Chiesa? Cosa c’entra in tutto questo?
«Dopo aver abbattuto la politica, lo spirito nichilista che attraversa certa parte della società vuole distruggere anche la Chiesa. Un conto è dire: la situazione è molto dura, ci ritroviamo in mezzo a ristrettezze, siccome la Chiesa ha un grande patrimonio, vediamo quelle realtà di essa che offrono servizi, e che meritano le esenzioni, e quelle che producono reddito e quindi devono pagare le tasse. Ridisegniamo insomma il contributo. Un approccio tutto diverso, invece, è quello di sferrare un attacco frontale. Io sono laico ma la Chiesa, con luci e ombre, rappresenta un punto di mediazione sociale, di intervento in aiuto della società che è fondamentale, in un momento poi in cui questa è in uno stato drammatico. Se le puntiamo il coltello alla gola, ci autodistruggiamo. Ma chi la deve ricostruire questa Italia?».

Molte delle cose che ha detto potrebbero uscire dalla bocca di un prete.
«Io da giovane sono stato anche un anticlericale convinto: però eravamo in una situazione in cui potevamo permetterci il lusso di uno scontro duro ma che era anche molto di carattere culturale. L’economia e i partiti tenevano. L’ideologia e la cultura avevano uno spessore molto maggiore della carta velina attuale, si andava da Ernesto Rossi e dagli amici del “Mondo”, a La Pira, Fanfani e Dossetti. Oggi tutto questo non c’è più e in una situazione così, dove tutto è fragile e precario, soprattutto i partiti, scontrarsi in modo ideologico con la Chiesa significa aggiungere al quadro già di per sé difficile un elemento di destabilizzazione insieme grave e sbagliato. Io preferisco i laici moderati e i cattolici moderati agli anticlericali esagitati e agli integralisti. Oggi le forze che aggregano devono farsi sentire, perché quelle disgregatrici urlano molto forte e fanno danni».

I giornali, però, sembrano prestare il megafono più alle seconde che alle prime.
«L’informazione è ridotta molto male, perché pensa solo alla tiratura e all’audience. Se però, in nome dello share, si distrugge tutto arrivando a pubblicare foto di vicende del tutto private, registrazioni nascoste, video rubati, intercettazioni, la baracca crollerà addosso a tutti, seppellendo anche loro».

Ma secondo lei la Chiesa deve pagare di più?
«Sull’Ici la legislazione è complicata e in alcuni punti contraddittoria: bisogna mettersi attorno a un tavolo e riguardare le esenzioni. Ma questo non riguarda certo solo la Chiesa, che realizza opere di servizio e dà un contributo enorme in termini di carità, aiuto e assistenza per anziani, ammalati e poveri. In tanti godono dell’esenzione dell’Ici. È giusto però che le opere di no profit siano divise da quelle commerciali, come è adesso. Sui casi intermedi bisogna valutare meglio. L’operazione deve essere pragmatica e non ideologica e fatta in modo serio e sereno. Invece, per fare cassa non puoi andare a mettere il coltello alla gola a chi nella Chiesa svolge un fondamentale ruolo di sussidiarietà».

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