
Chi siete voi di Hamas? Di che carne siete fatti?

Angelica Calò Livnè, autrice di questa lettera, è educatrice, regista e scrittrice ebrea italo-israeliana. Vive nel kibbutz Sasa, in Alta Galilea, dove ha creato la Fondazione Beresheet LaShalom – Un inizio per la pace. In collaborazione con Tempi ha scritto il libro Un sì, un inizio, una speranza (2002).
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9 ottobre 2023. Sono nella camera blindata. Il fragore è forte, a ogni cannonata sobbalzo e mi sento un tremito.
Sembrava tanto bello, da tempo non usavamo i rifugi, le divise dei riservisti. Negli ultimi mesi ci eravamo dedicati alla lotta per mantenere la nostra democrazia, l’unica del Medio Oriente, di cui andiamo tanto orgogliosi. Ci siamo dondolati sul piacere delle piccole cose: una vacanza con tutta la famiglia, lo sviluppo di una novità tecnologica nell’High Tech, lo studio di nuove medicine per l’Alzheimer… e nel frattempo i nostri vicini si allenavano con il Daesh, si preparavano a mozzare teste, a saccheggiare, a profanare e a violentare secondo i beceri canoni dell’Iran.
Come hanno fatto ad avvelenarvi così?
Ci hanno colto di sorpresa, come 50 anni fa nel giorno di Kippur, il più sacro del nostro calendario. Allora tre potenti eserciti attaccarono il nostro: piccolo, valoroso e pronto a tutto perché conscio di essere l’ultima speranza di un popolo massacrato e risorto.
Stavolta ci hanno sorpreso nel santo giorno delle Pentecoste. Ma non hanno attaccato un esercito, questa volta sono entrati nelle case alle 6:30 del mattino mitragliando senza pietà donne, bambini, vecchi, uomini e neonati che dormivano ignari nei letti e nelle culle. Ma chi siete voi di Hamas? Di che carne siete fatti? Di che sangue? Che linfa scorre nei vostri corpi? Come hanno fatto ad avvelenarvi così? A riempirvi di odio a tal punto da essere in grado di compiere le nefandezze che avete anche fotografato, filmato e avete pubblicato in tutte le vostre reti con tanto orgoglio?
Per i nostri soldati al fronte
Non riusciamo a spiegarci cosa sia successo, come sia successo, come sia possibile che esseri umani nella nostra generazione possano perpetrare tali atrocità. Dopo la Shoah il mondo ha imparato a dire “mai più”… Tutto il mondo meno i terroristi Hamas, della Jihad islamica, degli Hezbollah e di tutti coloro che vorrebbero spazzare via l’ultimo baluardo che impedisce loro di dilagare in Europa per diffondere violenza, razzismo e infamia.
Siamo feriti ma ci riprendiamo velocemente: nelle case si preparano cibi caldi per i soldati al fronte, si raccolgono coperte, calze, giacche e torce per la notte. Non lasceremo da soli i nostri ragazzi. Li abbiamo cresciuti con amore, con i valori più alti dell’Uomo e anche se siamo stati tutti, di nuovo, trascinati nella guerra, continueremo a sussurrare in cuore e a gridare al mondo SHALOM!
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