Che bello vedere Travaglio schiumare di “nobile” rabbia

Di Emanuele Boffi
17 Gennaio 2021
La maggioranza a caccia di quei "costruttori "che fino a ieri insultava. Hanno tagliato le poltrone e ora hanno paura di perderle

Saremo noi gli ultimi a scandalizzarci per i cambi di casacca: primo perché crediamo che l’articolo 67 della Costituzione italiana («ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato») sia sacrosanto; secondo perché Clemente Mastella – è più forte di noi, non possiamo farci niente – ci sta simpatico, anche quando non siamo d’accordo con lui e non condividiamo i suoi pittoreschi ondeggiamenti politici. Ma mille volte meglio lui che non ammanta il proprio mercanteggiare con ornamenti ideali, piuttosto che gli altri che trattano sottobanco mentre ci fanno la predica dal pulpito. Come vedete, siamo agli antipodi della mentalità grillina che tutto vorrebbe distruggere in nome dell’onestà, e poi finisce a far le stesse cose di quelli che vorrebbe distruggere.

Vittime di se stessi

Ma di questo s’è già detto e non è il caso di infierire. Piuttosto val la pena di sottolineare un altro aspetto della crisi che emerge dalle cronache e dai retroscena pubblicati sui giornali e cioè che non si vuole far votare il popolo sovrano non solo e non tanto perché c’è il Covid, non solo e non tanto perché Mattarella traccheggia, non solo e non tanto perché Conte c’ha preso gusto a fare il premier, ma soprattutto perché sono i deputati e senatori a non volerlo. Come dare loro torto? «Dodicimila euro al mese, fuori da lì chi te li dà?», ha detto Antonio Razzi, uno che sull’argomento ha un master. E i parlamentari non vogliono votare perché sanno che, dopo aver approvato con una maggioranza bulgara del 97 per cento il taglio delle poltrone, non saranno rieletti. Il fenomeno è particolarmente evidente tra i grillini, che di quella legge furono i maggiori propugnatori. E ora – paradosso – per quel taglio rischiano al prossimo voto di racimolare un numero insignificante di consensi.

È nobiltà, non trasformismo

Sono finiti in un vicolo cieco, trascinati dalla loro stessa rabbia. “Dall’uno vale uno, all’uno vale l’altro”, ha titolato la Verità. Dicevano peste e corna dei vari Mastella e Scilipoti e ora si ritrovano a dipendere da loro. Prendete Marco Travaglio, uno che ha costruito la sua carriera sulle denunce delle malefatte della casta, e ora s’arrampica ogni giorno sugli specchi per giustificare che questa volta no, ma che dite?, si tratta di salvare il Paese. Già. «È nobiltà, non è trasformismo», ha detto Bruno Tabacci al Corriere. Già. Il governo Mastella-Tabacci-Conte: capite perché Travaglio schiuma di “nobile” rabbia?

Foto Ansa

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