
Il sorteggio sbagliato di Champions ci dice che la burocrazia è la morte dello sport

Contrordine compagni. Avendo tre quarti dei media uniti e democratici fatto passare l’Uefa per un’istituzione “de sinistra”, antitetica al sistema dei poteri forti e ai Superricchi che si volevano fare la Superlega per i fatti loro, un’istituzione del (avanti) popolo, un’istituzione bellissima (come dicono della nostra costituzione quelli che sono arrivati a stento alla fine dell’articolo 1), il vecchio assioma delle assemblee comuniste d’antan, ci sta due volte a pennello.
Il “fornitore esterno” per il sorteggio di Champions
Il sorteggio di Champions League è stato annullato per la prima volta nella storia perché la pallina con il nome del Manchester City è stata scambiata con quella del Manchester United che è finito accoppiato con il Villareal con cui aveva già giocato nel girone di qualificazione. Non si può. Non deve succedere, non doveva succedere, ma siamo uomini, non caporali. Chissà perché dagli aerei che cascano ai treni che deragliano, dai bus che vanno a fuoco alle valanghe che ci travolgono, per qualsiasi disastro si certa sempre il complotto, il materiale usurato, la cattiva gestione, e si esclude sempre l’errore del singolo? Ci avete fatto caso? Il manovratore è sempre innocente, anche perché, se si dubitasse di lui, vi immaginate la gente che chiede un’indagine sul pilota prima di salire su un aereo? «Fateci vedere il curriculum!».
In questo caso, più che l’errore è grottesca la giustificazione. «A seguito di un problema tecnico con il software di un fornitore di servizi esterno che indica ai selezionati quali squadre possono giocare tra loro, si è verificato un errore nel sorteggio degli ottavi di UEFA Champions League». Se avessero detto «un pirla ha confuso due palline» ci saremmo sarebbe stato meglio. Scusate ma ci sono 16 squadre (lo dice la parola stessa, ottavi) e 16 palline. Belin, ma ci vuole il software del fornitore esterno per scrivere sedici nomi e sistemarle dentro l’urna seguendo due o tre semplici criteri? Ma mi faccia il piacere, avrebbe sentenziato Totò.
La prossima volta telefonate a Blatter
Anyway, come direbbero all’Old Trafford, la faccenda si è fatta intrigante perché, nel sorteggio bis, il danneggiato numero uno è il Real Madrid (il cui sorteggio era stato regolare), cioè il più barricadero dei maledetti ricchi della Superlega che al primo giro ha beccato il Benfica e al secondo il Psg. Una bella iella con strascico giudiziario perché la “Casa blanca” minaccia di portare l’Uefa in tribunale, di nuovo, questa volta sostenendo che si potevano tenere buoni i sorteggi regolari. Dal bis ci rimette pure l’Inter che passa dall’Ajax (comunque un cliente non facile) al Liverpool che dopo aver fatto fuori il Milan potrebbe cancellare tutto San Siro dalla Champions. La Juventus, invece, transita dallo Sporting Lisbona al Villareal. Siamo lì, battibili. Ma ricordiamo che Madama è stata fatta fuori dal Porto e dal Lione, negli ultimi due ottavi, e quindi meglio se sta schiscia.
La morale di tutto questo? La burocrazia è la morte dello sport. Come la politica. Non siamo ingenui difensori dell’illibatezza della cittadella sportiva, ma quelli che la invadono con le carte bollate oppure con le richieste di fare questo o quello, di manifestare per questo o per quello, non si rendono conto che aumentano il tasso di repulsione e di noia. Comunque la prossima volta sistemate meglio le palline, telefonate al colonnello Sepp Blatter, ex presidente della Fifa. Era un genio del caldo/freddo e non sbagliava un sorteggio (infatti finivano tutti come voleva lui).
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