Contenuto riservato agli abbonati
Il cosmologo Paul M. Sutter ha avuto una grande intuizione quando ha scritto sul New York Times che «Nietzsche si sbagliava: quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso non ricambia il tuo sguardo. Al contrario, il vuoto rimane silente, implacabile e terrificante nella sua immensità. Ma quando scrutiamo l’oscurità infinita che definisce l’espansione del nostro universo, ci viene offerta una scelta.
Possiamo indietreggiare con paura e ignorare la nostra umanità di fronte al puro terrore cosmico. Oppure possiamo trasformare le ombre del cosmo in una luce che illumina l’unicità di tutto ciò che conosciamo qui sulla Terra». Sutter ha spiegato che il nostro universo è composto all’80 per cento da “vuoti cosmici” e che tra le galassie si estendono «vaste distese di nulla». In mezzo a questa grande assenza galleggia il nostro pianeta, «un piccolissimo granello di blu e verde sospeso in un oceano di notte». Siamo davvero niente, sotto tutti i punti di vista: «In termini cosmici, la Terr...
Contenuto a pagamento
Per continuare a leggere accedi o abbonati
Abbonamento full
€60 / anno
oppure
Abbonamento digitale
€40 / anno