Cassazione: l’impiegato modello può mandare aff… il proprio capo

Di Chiara Rizzo
14 Febbraio 2011
È quello che stabilisce una recentissima sentenza, a partire dal caso della dipendente di una Casa di cura di Catanzaro, licenziata perché aveva usato l'espressione offensiva nei confronti del proprio superiore. Ma se il lavoratore è modello, e l'offesa «di carattere episodico» non merita il licenziamento

Conviene rigar dritto in azienda, anche perché poi tra i benefit a disposizione, ce ne possono essere di quelli che danno piccole soddisfazioni. Secondo la Cassazione, infatti, il dipendente modello può tranquillamente permettersi di mandare il proprio capo proprio lì, a fan…, senza dover temere nulla.

È quello che stabilisce una recentissima sentenza, a partire dal caso della dipendente di una Casa di cura di Catanzaro, licenziata perché aveva usato l’espressione offensiva nei confronti del proprio superiore, una volta che evidentemente questa l’aveva fatta uscire dai gangheri. In effetti, la dipendente arrabbiata sino ad allora si era mostrata una dipendente modello. Così per i primi due gradi di giudizio, i magistrati le avevano già dato ragione, reintegrandola al posto di lavoro.

Ma ora gli ermellini hanno messo la parola fine, precisando che un lavoratore modello, come la signora in questione, se adotta «un comportamento, per quanto grave, se questo ha carattere episodico ed è riconducibile ad un dipendente che non ha mai dato luogo a censure comportamentali» non merita né rischia il licenziamento. Quindi se il vostro capo ve le cava fuori di bocca, una volta tanto mandatelo pure lì, dove sapete. E poi potrete dirgli che se ha problemi, se la dovrà vedere anche con gli ermellini.

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