
Il caso Qatar. Come finanziare tutti i terroristi islamici del mondo senza finire nella lista degli stati canaglia

Se un altro paese avesse fatto la metà di quello che ha fatto e fa il Qatar, si ritroverebbe da anni nella lista degli stati sponsor del terrorismo e sommerso da sanzioni non inferiori a quelle che hanno colpito Siria, Russia, Iran e Sudan nell’ultimo decennio. Invece l’emirato può continuare indisturbato a fare shopping in Europa, il suo nuovo leader Tamim bin Hamad al Thani viene ricevuto a Washington con tutti gli onori da Barack Obama e la Fifa (Federazione internazionale del calcio) sconvolge i calendari agonistici di tutto il mondo a vantaggio dell’edizione della Coppa del Mondo che si giocherà fra sette anni nel piccolo Stato del Golfo Persico.
Ufficialmente, in Siria e in Libia l’emirato ha appoggiato i gruppi ribelli sponsorizzati anche da americani ed europei, ma nella realtà attraverso individui e organizzazioni autonome con base in Doha ha finanziato e armato gruppi jihadisti e terroristici, e ogni volta che americani, europei e Onu hanno fatto presente il problema alle autorità, queste non hanno preso provvedimenti e hanno lasciato a piede libero gli accusati. Il ministero degli Affari religiosi continua a invitare imam estremisti nel paese, le persone accusate di aver raccolto e trasferito fondi ad al Qaeda, Jabhat al Nusra (la filiale siriana di al Qaeda) e all’Isis al massimo vengono arrestate per qualche settimana e poi rilasciate, e gli aiuti ufficiali dell’emirato in Libia e in Siria non vanno più agli alleati locali degli occidentali, ma ai Fratelli Musulmani e ai salafiti.
Sostanziare le accuse di cui sopra con fatti specifici è facilissimo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si può cominciare dal caso più esemplare, quello di Abdulrahman al Nuaymi, un impiegato del ministero dell’Educazione del Qatar protagonista di una significativa carriera. Nel dicembre 2013 il ministero delle Finanze americano ha inserito al Nuaymi nell’elenco degli Specially designated terrorists e gli ha applicato sanzioni finanziarie. L’uomo è accusato di avere trasferito milioni di dollari ad affiliati di al Qaeda in Iraq, Siria, Somalia, Libano e Yemen nel corso di un decennio. Per alcuni anni ha trasferito 2 milioni di dollari al mese ad al Qaeda in Iraq, il precursore dell’Isis, e in tempi recenti 600 mila dollari ad Abu Khaled al Suri, emissario di Ayman al Zawahiri in Siria. A leader degli al Shabaab somali avrebbe fornito 250 mila dollari. In seguito il nome di al Nuaymi è entrato nella lista nera Onu dei finanziatori di al Qaeda, poi in quelle di Turchia, Unione Europea e Regno Unito. Nonostante tutto questo, a Doha al Nuaymi è a tutt’oggi un uomo libero e le autorità locali si limitano a dire che stanno indagando su di lui come su altri casi segnalati.
La carriera dopo la prigione
La sua biografia spiega molte cose. L’ex impiegato del ministero dell’Educazione in prigione c’è stato, ma nel lontano 1998 per aver promosso una petizione che criticava la famiglia dell’emiro. Perdonato e scarcerato tre anni dopo, divenne amministratore della prestigiosa Università del Qatar, presidente del Centro arabo per la ricerca e gli studi politici, ente finanziato dallo Stato, creò la ong Gaac, impegnata a organizzare conferenze a sostegno della “resistenza” in Iraq, Somalia e Gaza, fu membro fondatore del consiglio di amministrazione dell’ente caritativo Eid bin Mohammed al Thani (legato alla dinastia degli al Thani), che un think tank americano definisce «probabilmente la più grande e influente organizzazione assistenziale salafita militante nel mondo», e presidente della Federazione calcistica del Qatar. Nel 2010 il Comitato olimpico del Qatar lo ha premiato per i suoi meriti in ambito sportivo. Nel 2009 aveva firmato il manifesto promosso da due imam radicali che accusava l’Egitto di apostasia per collaborazionismo con Israele, autorizzava il jihad «su tutto il territorio della Palestina» e invitava i musulmani a uccidere tutti gli ebrei e a impadronirsi dei loro beni. È conosciuto anche come leader di un’organizzazione per la difesa dei diritti umani che si chiama Alkarama.
Al Nuaymi è solo un caso fra molti. Secondo un anonimo diplomatico occidentale intervistato dal Daily Telegraph, «ci sono fra otto e dodici soggetti in Qatar che raccolgono milioni di sterline per i jihadisti, e non lo fanno nemmeno di nascosto». La maggior parte del denaro va a Jabhat al Nusra, ma le armi acquistate dal gruppo con tali risorse sono finite in buona parte nelle mani dell’Isis dopo che è scoppiato il conflitto fra le due organizzazioni e in molti casi la seconda ha avuto la meglio. Almeno in un caso, secondo gli americani, i soldi sono partiti dal Qatar e sono finiti direttamente nelle mani di un emiro dell’Isis, il tunisino Tariq al Harzi, che da un misterioso finanziatore residente nell’emirato ha ricevuto circa 2 milioni di dollari alla condizione che fossero utilizzati per operazioni militari.
Al gruppetto evocato dal Daily Telegraph appartiene probabilmente Hamid Abdulah al Ali, un salafita kuwaitiano che dal 2006 gli americani accusano di essere un «facilitatore di terroristi che ha procurato sostegno finanziario a gruppi affiliati ad al Qaeda e reclutatore di jihadisti» per il suo ruolo negli attacchi ai militari americani in Iraq, e che è stato detenuto in Kuwait per aver accusato i governanti di essere “kaffir”. Nonostante questo nel marzo 2012 il ministero degli Affari religiosi del Qatar lo ha invitato a pronunciare nella grande moschea di Doha il sermone del venerdì, nel corso del quale ha lodato il grande jihad condotto in Siria da Jabhat al Nusra.
Un altro salafita kuwaitiano invitato più volte in Qatar dal ministero degli Affari religiosi e autorizzato a tenere sermoni nelle moschee qatariote è Hajjaj al Ajmi. In una conferenza sponsorizzata dallo stesso ministero ha affermato che l’aiuto umanitario ai civili siriani «è importante, ma la priorità va data al sostegno ai mujaheddin e alla fornitura di armi (…). Date il vostro denaro a coloro che lo spenderanno per il jihad, non per gli aiuti umanitari». Il rappresentante di al Ajmi in Qatar responsabile delle raccolte fondi è un dipendente del ministero degli Affari religiosi autorizzato a tenere sermoni nelle moschee e spesso invitato a intervenire in tv.
Altro caso istruttivo riguarda Khalifa Subaiy, un dirigente della Banca centrale del Qatar che nel 2007 venne identificato da Bahrein, Qatar e Stati Uniti come finanziatore del terrorismo, emissario di al Qaeda in Medio Oriente e facilitatore del trasferimento di terroristi in Pakistan. Gli Stati Uniti lo accusavano di trasferire denaro alla leadership di al Qaeda in Pakistan. Condannato in contumacia nel Bahrein, fu arrestato e imprigionato in Qatar nel marzo 2008. Ma solo per sei mesi, dopodiché fu rilasciato. Washington protestò e si attivò presso il consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché il suo nome fosse inserito nella lista nera dei finanziatori di al Qaeda e i suoi conti bancari congelati, cosa che avvenne. Ma la giustizia qatariota si rifiutò di applicare integralmente il provvedimento: fu lasciato nella sua disponibilità un conto corrente che la Banca centrale avrebbe “sorvegliato”. Nel settembre scorso il ministero delle Finanze americano ha rivelato che Subaiy continua a operare attività finanziarie a vantaggio di al Qaeda attraverso due cittadini giordani con passaporto del Qatar, che nel 2012 hanno trasferito su sua direttiva centinaia di migliaia di dollari a dirigenti di al Qaeda in Pakistan. Le autorità del Qatar non hanno battuto ciglio. Subaiy continua a restare un uomo libero.
La complicità del banchiere
La vicenda del banchiere qatariota aiuta a ricordare che l’armadio del Qatar è pieno di scheletri della complicità dell’emirato col terrorismo di matrice islamica. Fra i leader di al Qaeda che hanno ricevuto denaro da Subaiy, infatti, c’è Khalid Sheik Mohammed, la mente dell’11 settembre e di innumerevoli altri attentati, catturato dagli americani e dai servizi segreti pakistani nel 2003 a Rawalpindi. Prima di trasferirsi in Pakistan, suo paese di origine, Khalid aveva vissuto in Qatar dal 1993 al 1996. Era stato invitato lì dall’allora ministro degli Affari religiosi, un membro della famiglia al Thani, che lo ospitava in una sua tenuta fuori Doha insieme ad altre decine di mujaheddin reduci dall’Afghanistan. Si scoprirà poi che molti di loro erano affiliati ad al Qaeda. A Khalid fu assegnato un posto di lavoro al ministero dell’Acqua e dell’elettricità, ma quello che faceva veramente sarebbe venuto a galla anni dopo.
Robert Baer, l’ex agente della Cia alla cui vita si ispira il film Syriana, scrive che negli anni Novanta «il Qatar ospitava dieci terroristi di al Qaeda che poi sarebbero apparsi sulla lista dei più ricercati». Gli americani, che avevano individuato trasferimenti di denaro dal Qatar a suo nipote Ramzi Yousef, autore del primo attentato al World Trade Center nel 1993, chiesero più volte alle autorità qatariote di arrestare Khalid, ma esse tergiversarono. Quando diedero il permesso agli americani di catturarlo, Khalid era già fuggito in Pakistan con un passaporto qatariota fornito dal ministro degli Affari religiosi. Il quale fu messo agli arresti domiciliari per qualche settimana. Alla fine dell’anno fu liberato e nominato vice ministro degli Affari interni.
L’ipocrisia di Doha
A causa delle pressioni internazionali il Qatar nel 2004 ha creato un’unità di intelligence per individuare operazioni finanziarie sospette e nel 2010 una commissione anti terrorismo che ha l’autorità per congelare depositi e asset finanziari di fiancheggiatori del terrorismo. Fino a oggi una sola transazione sospetta è stata segnalata e nessun individuo è stato sanzionato dalla commissione. Un’incredibile disinvoltura, quando si consideri che alcune campagne pubbliche di raccolta fondi per i ribelli siriani sono state approvate via twitter da Jabhat al Nusra, e che Doha ospita da quasi quattro anni lo stato maggiore di Hamas, classificata come organizzazione terroristica in molti paesi.
Il governo dell’emirato giustifica i rapporti con gli estremisti palestinesi, siriani e afghani (i talebani dispongono da tre anni di un’ambasciata) con la necessità di trattare il rilascio di ostaggi e ospitare negoziati di pace. Ma la politica del Qatar in Siria e in Libia fa pensare a tutto tranne che alla pace. Mentre individui legati in vari modi alla famiglia regnante promuovono raccolte di fondi per Jabhat al Nusra, il governo è andato spostando il suo sostegno dal Libero esercito siriano al Fronte islamico, in particolare alla formazione Ahrar al Sham. Quest’ultima vuole istituire in Siria uno Stato islamico, cosa che si spiega anche col fatto che alcuni suoi leader provengono da al Qaeda, e che la formazione ha cercato di creare un’alleanza con Jabhat al Nusra e con l’Isis.
In Libia il Qatar ha continuato a fornire armi alle milizie islamiste anche dopo la caduta di Gheddafi, mentre si organizzavano le elezioni per decidere il futuro del paese. Quando è scoppiata la crisi fra il “governo di Tobruk” e il “governo di Tripoli”, Doha non ha avuto esitazioni e ha appoggiato e armato le milizie della cosiddetta Alba Libica, coalizione di forze islamiste dell’area dei Fratelli Musulmani, ma che contano nelle loro file anche personaggi come Abdelhakim Belhadj, che ha combattuto coi talebani in Afghanistan e gestito a Jalalabad campi per volontari arabi che volevano battersi al fianco del mullah Omar.
«Allah, distruggi ebrei e cristiani»
Nonostante questo e altro, Casa Bianca, dipartimento di Stato e della Difesa americani continuano a chiudere un occhio e a considerare il Qatar un alleato, come dimostra l’incontro a Washington fra l’emiro Tamim bin Hamad al Thani e il presidente Obama il 24 febbraio scorso. I motivi di tanta indulgenza starebbero nel fatto che negli ultimi anni il Qatar è diventato la principale base militare americana in Medio Oriente e che la diplomazia qatariota è il tramite attraverso cui gli Stati Uniti tengono rapporti con Fratelli Musulmani e talebani. Per rispondere alle critiche, un portavoce della Casa Bianca all’indomani dell’incontro fra i due capi di Stato ha spiegato: «L’America non concorda col Qatar su ogni questione, ma i nostri interessi convergono più spesso di quanto divergono».
Tre settimane prima dell’incontro fra Obama e al Thani, alla grande moschea di Doha il sermone del venerdì era stato affidato al wahabita saudita Sa’ad Ateeq al Ateeq, che così ha parlato: «Allah, rafforza l’islam e i musulmani. E distruggi i tuoi nemici, i nemici della religione. Allah, distruggi gli ebrei e chi li ha fatti diventare ebrei, distruggi i cristiani e gli alawiti e chiunque li abbia fatti diventare cristiani, e gli sciiti e chiunque li abbia fatti diventare sciiti. Allah, salva la moschea di al Aqsa dalle grinfie degli ebrei». Chissà se qui gli interessi convergono.
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@Adolfo
“Israeliani e sauditi si sono schierati dalla parte dei militanti sunniti in Siria, condividendo anch’essi l’idea saudita che sia l’Iran, e quel che chiamano “la mezzaluna sciita” – che si estende da Teheran a Beirut, passando per Bagdad e Damasco – la più grande minaccia per i loro interessi in Medio Oriente.”
Effettivamente Israele e l’Arabia Saudita sarebbero ufficialmente nemici, tuttavia sembra che procedano a ranghi serrati – quasi in perfetta simbiosi – quando si tratta di danneggiare attaccare l’Iran e descriverlo come una minaccia per la pace della regione e per il mondo. Una raccolta di risposte collettive in entrambi gli stati in merito all’Iran e ad altre aree di interesse condiviso, come il corso delle sollevazioni nel mondo arabo, suggeriscono che la relazione Israele – Arabia Saudita rappresenti molto più di un temporaneo accordo di convenienza. La loro convergenza di interessi riguardo all’Iran costituisce una tacita alleanza strategica che è molto più profonda di quanto vogliano ammettere entrambe le parti.
Ah, ecco, meglio scantonare, meglio cambiare discorso e pur di non rivedere l’intero ‘impianto complottista’ sì, ammettere che ‘sembra, pare, si ipotizza’… Islamici e filo-islamici, pur di non prendere atto della realtà, sono disposti perfino a rimangiarsi una per una le loro prelibate bufale: e ripiegare sui modelli di Islam che gli si addicono al momento – Iran, sì, Iran, terra promessa di pace, libertà, sviluppo e progresso!
Vi piace l’Iran? Bene! Andateci! Di corsa! Ora, subito! Sarete più liberi, più ricchi, più evoluti! Che aspettate?
In realtà, quello che rimane di vero dietro tutte queste sceneggiate e volteggi complottistici è che questi anti-occidentali di ogni matrice, islamista o nazista, hanno voglia di accusare la Lega Islamica di essere al servizio degli Occidentali – ragazzi, questa mattata le vale tutte, perché dice a che punto di follia possano spingersi questi dhimmi o islamici o filo-nazisti che siano -: gli islamici sognano di dominare l’Europa: e i tentativi di ridurre Leclerc (o gli imam che dicono chiaramente quello che tutti, musulmani e non, sappiamo sull'”Islam, religione di pace”) a uno che parla per conto suo o dei servizi segreti occidentali, sono penosi, fasulli e sempolicemente ridicoli come i loro assertori.
@Yusuf
Questo Leclerc in effetti è la conferma che il cosidetto “conflitto di civiltà” è in realtà un conflitto dentro le civiltà. Il fondamentalismo che sia cristianista, islamista, talmudista, laicista, induista o quant’altro è il vero problema da contrastare.
Fanno il paio con Leclerc i predicatori evangelical delle varie sette fondamentaliste di matrice protestante che ogni anno rubano alla Chiesa Cattolica milioni di persone, o in campo giudaico le varie yeshivot.
Sì, certo, farne un caso singolo è una furbesca “variante doppia” della solita fuga parnaoica, per cui, tutto ciò che non va bene ai complottisti, che li smentisce è farina del sacco dei perfidi Occidentali: oppure? Oppure che è lo stesso, è un’opinione personale di un tizio, di un imam, di un privato islamico che dice la sua…
I filo-islamici, insomma, more solito, quando i fatti parlano da soli e le parole non sono da meno dei fatti che registrano, non potendo rifugiarsi nelle solite ‘rivelazioni’ reperite nei siti pallonari, allora, fanno finta di niente: perchè?
Perché sanno che le loro stesse giustificazioni li smentiscono: e allora, sperano che nessuno si accorga di quello che è sotto gli occhi di tutti, un’islamizzazione ultra-rapida dell’Ue in virtù di immigrazione e politicamente corretto uniti nella lotta ai popoli europei. Accusano la Lega Mondiale Islamica di essere una espressione di Ocidente + Israele: se non è paranoia pura questa! Se si rilegge attentamente la vita di Maometto, diranno che era un agente sionista ante-litteram (embè, sempre profeta fu, no?) fanno finta di non capire che quello che vogliono americani, israeliani, monarchie golfistiche, occidentali vari che finanziano i jihadisti siono le stesse cose che vogliono anche i msulmani anti-.jihadisti e moderati – per es., bell’esempio, Assad! Il meglio che trovano è un dittatore; il Paese-modello è l’Iran, una dittatura! E cosa pssono desiderare di meglio Assad, l’Iran, Isis, Boko Haram, Paesi del Golfo, ecc…, se non un’islamizzazione, possibilmente, indolore dell’Occidente? E questo, a prendere per buone le frottole complottiste, è anche quello che vogliono gli Occidentali che finanziano l’Isis! Tutti d’accordo, nella stessa infornata! Cadere nel complottismo comporta questo effetti fatali non solo sul senso critico, ma anche sull’equilibrio mentale di chi accoglie queste paranoie!
La verità ce l’abbiamo di fronte a noi e davanti a noi: quello che dice questo tale, Leclerc, che sia asservito ai nemici dell’Islam o all’Islam, lo sappiamo perché lo vediamo tutti: se domani gli islamici saranno la maggioranza anche solo relativa nell’Ue, perché non dovrebbero imporre o comunque, ottenere quello che gli si accorda già ora, dai tribunali coranici alle censure dell’identità cristiana e alla contraffazione storica già a livello scolastico riguardo la secolare aggressione islamica all’Europa, per restare al nostro Continente – altro che Crociate e colonialismo occidentale?
I giochi sono fatti e Leclerc è fin troppo facile profeta. Ma noi, finchè potremo, lo diremo a voce alta:
NO ALL’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA!
Il fondamentalismo (di qualsiasi matrice) è al servizio della destabilizzazione delle aree geostrategiche di massima importanza per poterle meglio dominare. La diffusione di quello di matrice islamista è “appaltato” ai fidi alleati dell’Occidente, in primis Qatar ed Arabia Saudita. E’ in quest’ultima che si trova la sede della Lega Islamica Mondiale, strumento dei wahabiti per promuovere il panislamismo in opposizione al panarabismo nasseriano (alla quale appartiene in Francia un certo Daniel Youssef Leclerc, convertito alla setta wahabita nel 1984). Si capisce bene quindi come questa “Lega” faccia assai comodo agli interessi occidentali ed israeliani.
Quello che complottisti e filo-islamisti sostengono con ogni mezzo propagandstico non è l’Islam politico, ma quello religioso, fatto di slogan quali “Islam, religione naturale dell’umantà”, “fratelli in Abramo”, ecc… L’islam politico è sempre stato la bestia nera degli islamici-modello come questo tizio con un nnickname-kefyah calato sugli occhi: Nasser, Bourghiba e con loro, i capi di regimi e movimenti politici erano sempre ‘agenti dell’Occidente’. Ora, invece, li si vorrebbe riabilitare, facendoli passare per islamici dalla fede diamantina qaunto quella di un Amin Husseini che respinge le offerte inglesi di uno stato palestinese e di un Arafat che si tira indietro nele trattative a Oslo.
Le informazioni sull’affiliazione di Leclerc confermano la propensione dietrologico-elusiva di gente che ben poco ha da obiettare o invidiare sul piano dottrinale ai wahabiti: tanto per dirottare il discorso altrove, per non vedere quello che è soto gli occhi di tutti: nessuno ha smentito Leclerc né avrebbe potuto, nemmeno lo Yussuf vero arabo-islamico o in virtù nickname. La Lega Islamica Mondiale “fa comodo” all’Occidente? No, fa comodo a islamici di tutte le diciture dire che tutto quello che non gli conviene o non gli piace è da attribuire all’Occidente. Comunque, l’Union des Associations Musulmanes è altra cosa dalla Lega Mondiale Islamica: lo dicano alla Lega, se fa comodo o no agli Occidentali e risolvano la cosa come i musulmani sanno fare.
Resta il fatto che l’espediente per fuggire dalla realtà non funziona nemmeno stavolta: abbia o no l’approvazione di chi trova modo di si illude di gettare fumo negli occhi, che immigarzione, trend demografici, politicamente corretto e sostegno di quelle élite occidentali e arabe che finanziano i jihadisti stanno tarsformando – ce ne accorgiamo tutti, non solo Yussef e tranne Yussuf e i suoi compagni di bevute di castronerie rigorosamente halal – l’Europa in Eurabia. Come sostiene BatYe’or: a ragione, malgrado sia solo un’ebrea.
Israeliani e sauditi si sono schierati dalla parte dei militanti sunniti in Siria, condividendo anch’essi l’idea saudita che sia l’Iran, e quel che chiamano “la mezzaluna sciita” – che si estende da Teheran a Beirut, passando per Bagdad e Damasco – la più grande minaccia per i loro interessi in Medio Oriente.
Questa comune preoccupazione ha spinto Israele e l’Arabia Saudita a stringere una alleanza de facto, per quanto la collaborazione tra Tel Aviv e Riyadh non sia mai stata nota all’opinione pubblica.
Nel corso degli ultimi anni, questi nemici storici hanno cooperato nel tentativo di rovesciare il governo di Assad in Siria, e nelle pressioni esercitate in comune per spingere gli Stati Uniti ad adottare una posizione più ostile nei confronti dell’Iran.
Israele e l’Arabia Saudita hanno così fatto fronte comune per creare difficoltà al presidente russo Vladimir Putin, considerato un supporter di massima importanza sia dell’Iran che della Siria.
Il 18 gennaio 2015, per esempio, Israele ha attaccato alcuni consiglieri libanesi e iraniani che assistono il governo di Assad in Siria, uccidendo diversi elementi di Hezbollah e un generale iraniano.Questi consiglieri militari erano impegnati in operazioni contro il fronte Al-Nusra di Al-Qa’ida.
Contemporaneamente Israele si è ben guardata dall’attaccare alcuni militanti di Al-Nusra che avevano sferrato un attacco contro una zona del territorio siriano vicina alle alture del Golan, occupate da Israele.
Seminare discordie in campo nemico o approfittarne è un gioco che fanno tutti, come quando i filo-islamici sostengono che le differenze fra cattolici e protestanti sarebbero insanabili, mentre le affinità fra cattolicesimo e islamismo sarebbero scontate, un vero e proprio dato di fatto. Quando l’Isis ha minacciato i sauditi, ecco che i propagandisti islamofili hanno sostenuto che i jihadisti ‘sono sfuggiti di mano” ai loro apprendisti stregoni: e quando il gran muftì dell’Arabia Saudita ha sconfessato i jiahdisti dell’Isis, ecco i complottisti esultare perché il fronte della “triade diabolica” si era incrinato.
In realtà, vale quanto insegna il passato, alleanze contingenti possono stringersi di fronte a un pericolo comune, immediato o in vista e alleanze di fatto o a pieno titolo sottobanco possono coesistere benissimo o malissimo con altre manovre, doppi binari, obiettivi di medio periodo o lungo corso.
Le cose, nel marasma medioreintale, possono prendere una piega o un’altra e tutte imprevedibili: sta di fatto che l’Islam finanziato, dai sauditi e non solo da loro, è in ascesa anche al di fuori di quegli scenari: trenta milioni di islamici nell’Ue, un proliferare di moschee, minareti, corti islamiche, niqab e chador che sarà ancora più vistoso nei prossimi anni, continuando di questo passo: anche se non in armi, sembra che sia in corso un’invasione, una mutazione dei caratteri culturali, religiosi, demografici, urbanistici dei Paesi europei. Perché dovrenmmo esserne contenti? Perché dovremmo temere solo l’Isis? Almeno, usiamo la libertà di manifestare la nostra opposizione a tutto questo.
Non sono uno specialista di armamenti, ma mi permetto di dissentire da Gaiani oltre che da lei. A Milano quello che voi proponete per gli Harrier si chiama “tacconamento”. Sono sicuro che nei prossimi 20 anni tutti gli occidentali passeranno agli F-35 nelle varie versioni, perché l’alternativa è comprare russo o svilupparsi da sé la nuova generazione di cacciabombardieri, con costi quelli sì insostenibili. Noi invece potremo rientrare dai tre quarti dei costi sviluppando la nostra capacità di assistenza e manutenzione a Cameri, per tutti i paesi europei che avranno adottato l’aereo.
Certo, in linea di principio sarebbe meglio farsi da sé le proprie armi strategiche, per non dipendere dal know-how di altri. Ma siamo l’Italia, non siamo gli Usa, la Russia o la Cina.
I jihadisti minacciano anche i Paesi da cui, a sentire i complottisti, si fanno “consigliare”: ma i jihadisti non dicono nulla di diverso da quello che sostengono nemici di Israele e complottisti al loro seguito nonché in funzione di avanguardia nell’Europistan. I jhadisti accusano i Paesi arabi di vendere petrolio a Israele e di sostenerlo… Ma, nello stesso tempo, i jihadisti si fanno finanziare dai Paesi alleati, amici, sostenitori ovvero fornitori di petrolio a Israele e Occidente… Ecco perché è meglio stare ai fatti, piuttosto che rincorrere teorie che si contraddicono: l’Isis sarà distrutto dai Paesi arabi e musulmani, Siria, Iraq, Iran? Bene, ottima cosa! Purchè non si dica che combattono al posto dell’Occidente – non è meglio che dire di farlo per o contro l’Occidente, quando, in realtà, combattono una guerra contro gente che, comunque, è della stessa matrice islamica di regimi e emirati in lotta fra di loro e del resto, piuttosto intransigenti nell’opporsi all’Occidente – cristiano-crociato o ateo-nichilista e perciò, da sottomettere.
Quando l’Isis sarà sconfitto, infatti, la musica non cambierà: l’Occidente rimarrà sotto ricatto petrolifero e migratorio, con un’Ue sempre più Eurabia; gli U.S.A., con un Natale censurato e il Ramadan festeggiato insieme Thanksgiving Day; Israele minacciato di distruzione: e il copyright di tutto questo passerà dai jihadisti ai legittimi titolari, l’Islam in tutte le sue declinazioni confessionali, governative, etniche, dinastiche, tribali, diplomatiche.
Detto en passant, consiglieri militari americani e israeliani sono stati arrestati dalle forze antiterrorismo irachene, mentre davano assistenza ai terroristi dello Stato Islamico in Iraq. Sono quattro consiglieri militari stranieri provenienti da Stati Uniti e Israele che stavano aiutando lo Stato islamico, riferisce l’agenzia iraniana Tasnim News. Tre dei consiglieri militari arrestati hanno doppia cittadinanza statunitense e israeliana, mentre il quarto consigliere è di un paese del Golfo Persico, ha affermato l’agenzia irachena Sarma News.
La rivelazione secondo cui l’alleato degli Stati Uniti Abdalhaqim Belhadj è ora capo del SIIL in Libia non dovrebbe sorprendere chi ha seguito la politica degli Stati Uniti in quel Paese e nella regione. Illustra per l’ennesima volta Washington aiutare e sostenere proprio quelle forze che sostiene di combattere in tutto il mondo. Secondo le ultime notizie, Abdalhaqim Belhadj è ormai saldamente il comandante che organizza la presenza del SIIL in Libia. Le informazioni provengono da un anonimo funzionario dell’intelligence statunitense, che ha confermato che Belhadj sostiene e coordina i centri di addestramento del SIIL in Libia orientale, presso Derna, zona a lungo nota come focolaio del jihadismo.
Barack Houssein Obama , iscritto alle scuole primarie ha frequentato corsi di religione musulmana, ha uno o più fratelli musulmani , un padre poligamo musulmano non praticante..un patrigno musulmano ed una madre cristiana , succube a quanto pare della religione dei mariti. Lui si dichiara cristiano..forse una conversione..ma nasce musulmano, perché i figli ereditano la religione del padre, per un musulmano. Intanto impariamo anche noi l’arabo poi chissà..avremo le idee più chiare sulla bontà d’animo dell’Islam, religione di pace e tolleranza verso tutti. L’Isis e’ stato creato in occidente ..si sa che non sono musulmani veri ma controfigure di Hollywood con scenografi e bravi truccatori.. Negare, negare , negare..poi se il multiculturalismo Made in USA non funziona in Europa e fa acqua da tutti i pori ..è un dettaglio. Del resto jihad John per alcuni era un mite, brutalizzatosi dopo interrogatori dei servizi britannici, e per altri ( suoi insegnanti) un alunno brillante con difficoltà nel gestire “l’aggressività ” tanto che andava dallo psicanalista fin da piccolo ed il fatto che ora tagli teste in nome di Allah o è un dettaglio, o è un falso (teste false, poco sangue ecc..) o ultima chicca ..non sono veri musulmani..dietro ci sono i servizi segreti israeliani..su internet trovi tutte le salse possibili. Anche che in Belgio esista un gruppo radicale detto “Belgian Sharia” che dichiara l’islamizzazione , grazie all’immigrazione dal medioriente e all’utero, del Belgio entro il 2030..è un dettaglio..figuriamoci ben vengano sono così democratici ed esempio nei diritti umani..chi nega ciò è razzista..ecc. Poi mister Barack è premio Nobel per la pace mentre il lugubre Putin, che è riuscito ad evitare in Siria l’intervento armato degli USA ..dimostrando che non era stato Assad a bombardare i civili bensì’ i ribelli ..giusto è un dittatore mentre l’altro è un grande premio Nobel per la Pace. I soldi rendono ciechi e sordi. Noi europei siamo ciechi e sordi e letteralmente stiamo costruendo noi l’Eurabia. È un dettaglio la poligamia, sono un dettaglio i tribunali coranici, sono un dettaglio tutte le Assie Bibbi (ASIA Bibi) , sono un dettaglio le Sure Uccidi,Uccidi perché “Vanno Interpretate” , è un dettaglio il genocidio di cristiani e yazidi (proprio noi sporchi del colonialismo in medioriente e Africa osiamo parlare!!) , è un dettaglio la distruzione di siti archeologici, è un dettaglio il reclutamento di tante seconde generazioni ( mai integrate..e naturalmente per colpa di noi europei che li abbiamo discriminati perché..musulmani) , è un dettaglio che fino a pochi mesi fa alcuni Imam inneggiassero alla jihad anche con video su internet ( ora no viene fuori che è una falsità, perché l’Islam è Pace e siamo noi che non capiamo un Tubo e che il reclutamento pro-Isis è avvenuto solo via web) ..sono tutti dettagli. Viva i soldi ed il Qatar ne ha tanti..un dettaglio se ospita “sospetti” finanziatori dei taglia teste..
Adolfo mi sembra proprio il nome giusto.
Visto che di real politik si parla ,la cattiva cia potrebbe mandare qualche segnale ai cattivi:tipo far fuori qualche principe finanziatore del terrorismo.
Non vedo il mio commento
Gli USA intervengono in tutti i luoghi in cui secondo loro vengono violati i diritti umani. A patto di non doverci rimettere una gran quantità di palanche. Il Qatar ne è un fulgido esempio.
Ho letto vari commenti qui, nell’articolo dedicato al ramadan a NY e sul nichilismo/islamista. Mi chiedo: ma non vi siete ancora stancati del Medio Oriente? Dell’infinita diatriba tra palestinesi e israeliani, dell’Iraq, del Pakistan, della Libia? Basta! Ci
Ma non vi pare assurdo anche solo che stiamo qui a discettare sulle sparate di Ahmadinejad, del Khamenei o dell’ultimo turbante uscito da Qom, da Doha o dall’Azhar? Sciiti sunniti, il mahdi che arriva a cavalcioni del missile balistico: ma di che stiamo parlando?
Ma figuratevi se i nostri padri pensavano che l’Italia di Fantozzi finiva a discettare di legge islamica! Ma cosa c’entra tutto questo con noi? Ma non capite che stiamo venendo inghiottiti dal Medio Oriente? Qualcuno la chiama Eurabia il concetto è quello ci stiamo trasformando nel Libano: scontri confessionali, attentati suicidi, minacce ma non capite che più che proseguiremo con il mare nostrum e i commerci saremo sempre invischiati nella rete? Ma l’Italia della Capella Sistina finirà a discettare oggi se è meglio il burqa o il niqab e domani se le vacche hanno diritto di andare a passeggiare per le autostrade? Ma che cosa stiamo facendo? Ma perché non ci diamo un taglio: magari Ahmadinejad è una star in Persia, bene chi vuole ascoltarlo prenda un biglietto per Teheran! L’università islamica la frequentate al Cairo no a Lecce! Volete provare le proprietà curative dell’urina di vacca? Andate in India. Siete affascinati dalle magie del voodoo? L’Africa è a 8 ore di volo da qui!
Noi restiamo quello che siamo, non buttiamo via la civiltà millenari che abbiamo costruito per un capriccio esotico/multiculturalista!
L’emiro che si presenta tutto bello vestito, lo sceicco che fa gli auguri di Natale: serpenti che si nascondono nella sabbia, come vi ho già scritto il deserto è un luogo pericoloso, noi non lo conosciamo e sarebbe meglio starne lontani o se proprio si deve andarci ben armati.
Per questo dobbiamo incentivare l’indipendenza energetica attraverso le rinnovabili e probabilmente un po’ di nucleare, importando i combustibili che ci servono dalla Russia o dagli Usa dall’Angola, Nigeria ecc. Lasciamo perdere il resto.
Forse tra cinquanta/cento anni avranno cambiato idea e allora potremo cercare di costruire un rapporto normale con quei posti…
L’ascesa dell’ISIL segue il piano di Netanyahu “Clean Break: a new strategy for securing the realm”presentato nel 1996 e sponsorizzato da molti esponenti dell’establishment neo-conservatore statunitense. Il piano israeliano, che è stato adottato da funzionari dell’amministrazione Obama come Rice e Power, vede un futuro Medio Oriente, dove gli Stati nazionali arabi si dissolvono in piccoli emirati e sono facilmente dominati da un Grande Israele.
La formula, sostenuta anche da George Soros, creerà la stessa situazione avvenuta con la Jugoslavia: la creazione di nazioni più piccole che mancano di qualsiasi potere per contrastare i progetti israeliani e occidentali.
L’ascesa dell’isis segue il flusso miliardario di petroldollari e la follia allucinata di un estremismo religioso e criminale che si pensava non potesse avere luogo dall’Illuminismo in qua.
Ti sei fatto crescere anche il baffetto?
Non per niente si chiama adolfo.
Adolfo ..certo che questi Ebrei pur di seguire il loro disegno son disposti a tutto..anche a farsi ammazzare (vedi ultimi attentati in Francia) ..musei e scuole ebraiche sono le vittime prescelte da Netanyahu ?? Giusto HITLER era sovvenzionato dai sionisti..come dimenticare certe chicche!!! Gli ebrei si fanno una bella mazzatina di fatti propri e ci sono tanti Ebrei che criticano i bombardamenti su Gaza e l’occupazione di territori. Mentre i musulmani, mosche bianche, che provano a difendere una condannata a morte cristiana in Pakistan vengono semplicemente uccisi .. Altro che progetto di Soros qui abbiamo il cantiere Eurabia
@Ale
Ti faccio presente che nel mondo esistono milioni di cristiani di lingua araba….
@Cisco..giusto anche buddisti, induisti,cristiani ed ebrei possono parlare arabo ci mancherebbe. Strano che sia stato rimosso il mio commento, visto che “ironicamente” chiedevo chi potesse essere il finanziatore del corso di lingua araba presso l’Universita’ Cattolica..visto che stan comprando tutto..
“Se un domani la maggioranza di questo paese sarà musulmana, perché non dovremmo progressivamente imporre la sharia?”
Parole profetiche di un rappresentante dell’islam moderato francese, Yussuf (o Yussef) Leclerc, uno dei dirigenti dell’Union des Associations Musulmanes, non di uno dei capi dell’Isis, di Boko Haram, Al Qaeda, al Nusra e via elencando, né uno dei ‘lupi solitari’ allertati o delle ‘cellule dornienti’ che aspetano solo la sveglia dal muezzin giusto.
(Non è escluso che i complottisti filo-islamisti sedicenti cristiani che fanno la spola fra i siti di approvoggionamento bufale e questo blog non intervenga con qualche rivelazione giratagli da Blondet che l’ha saputo da infiltrati dei servizi segreti occidentali o ex dei servizi segreti americani o israelaini, che questo signore, mai smentito, mai condannato dalla sua o altre associazioni ugualmente ‘moderate’ islamiche non sia un “agente provocatore” o non parli a titolo personale: dicendo quello che tutti sanno, quello che tutti pensano, ma nessuno vuol,e ammettere per non essee accusato di islamofobia.)
Ora, l’Isis sarà il risultato di tutte le macchinazioni occidentali e orientali, ma non si può dire che miri a qualcosa di diverso: sono sbagliati, anzi, sono altri o mezzo, i metodi, i tempi: ma il fine – l’islamizzazione dell’Europa, futura Eurabia, provincia dell’Islamistan – è lo stesso, identico, in tutto e per tutto, che anima i ‘moderati’ islamici: che tanto sono convinti dell”esito delle politiche eurocratiche in fatto di immigrazione, multiculturalismo, politicamente corretto, che non si agitano tanto: lasciano fare tutto ai loro dhimmi in spirito e opere, dai partiti del mainstream al governo e all’opposizione, al sistema mediatico e agli intellttuali, ai centri sociali, ecc…. Ormai, è troppo tardi. E questo (forse), ci è concesso dirlo.
Se si ricordano le posizioni usa e ue nei confronti di Morsi,presidente golpista con i suoi decreti,si capisce tutto.Il conservatore Cameron vuol fare della city la capitale della finanza islamica e intanto in uk ci sono almeno 100 tribunali islsmici;vengono dati sussidi e pensioni ai poligami,le università brillano per antisemitismo e per fucina di islamisti.Sono gli affari che conducono il gioco.E magari anche la corruzione dei politici.Mai saputo da dove siano venuti i 400 milioni di dollari con cui Hussein Obama si comprò gli usa,( totoli di molti giornali all’epoca).
L’economia mondiale si basa sui combustibili fossili.L’Occidente non ne ha grandi riserve.Ergo noi abbiamo bisogno di loro e loro di noi. Ciascuna parte ovviamente tira la corda non al punto da spezzarla ma abbastanza da far sentire la propria forza. L’atteggiamento contraddittorio dell’Occidente deriva da questa banale constatazione.Fino a quando non avremo risolto il problema energetico le cose andranno cosi’.Fare gli indignati non serve a niente.La politica estera non si basa su ideali religiosi o umanitari ma sulla legge del piu’ forte.La nostra debolezza e’ energetica. Quella stessa energia che permette al giornalista e a noi di fare tutte quelle cose che ormai fanno parte della nostra quotidianita’.
Infatti.
E’ per quello che ero, e oggi lo sono ancora di più, a favore di un ritorno dell’Uranio.
In questo settore i Francesi sono stati il popolo più lungimirante.
I fornitori sarebbero USA, Australia ed Africa, ma quest’ultima in zone lontane dal potenziale controllo di boko haram.
E ce l’abbiamo anche in Italia: non tantissimo, ma senz’altro meglio di niente, al punto che gli Australiani, che già ce l’hanno a casa loro, ne hanno chiesto la concessione.
Concordo.
Le cose stanno così, e se si vuole cambiarle c’è un prezzo da pagare. E finchè non siamo disposti a pagarlo è inutile lagnarsi.
Appunto, gli “interessi”.
Il presidente nobel per la pace ante litteram ed il suo cerchio ormai non riescono più a nascondere il loro sostanzale anti occidentalismo e filo islamismo.
Sarebbe cosa buona e giusta lavorare per un accordo strategico fra USA, UE e Russia? Certamente, soprattutto per noi europei, ma i loro interessi non convergono, preferiscono quelli appunto intermediati da Qatar ed Arabia Saudita e quindi guerra al “dittatore” Putin. Israele è l’unica vera democrazia in MO? vero, ma a loro non frega niente. Meglio il Qatar, che, insieme all’Arabia saudita, è un fulgido esempio di democrazia e rispetto delle libertà.
Il punto è che poi, obama e gli altri filoislamisti, i muslims li seccano.
Combattere a fianco dell’islam per poi perdere comunque la testa?