Caso Mancuso, anche ai giudici piace farsi raccomandare. «Non è una novità»

Di Chiara Rizzo
11 Maggio 2012
Il procuratore Paolo Mancuso, accusato di aver chiesto una raccomandazione per diventare procuratore di Napoli, fa discutere le toghe via mail: «Il carrierismo sfrenato non è una novità».

Il procuratore di Nola Paolo Mancuso (in quota Magistratura democratica) era in corsa per diventare capo della procura più grande d’Italia, Napoli, che oggi segue anche le indagini più scottanti, da quelle su Lavitola a quelle di camorra, ma il Csm lo scorso 2 maggio ha nominato quasi all’unanimità Giovanni Colangelo. I membri del Csm che rappresentano Area (che unisce le correnti di sinistra Md e Verdi) non hanno votato  Mancuso perché il Csm aveva ricevuto poche ore prima dalla procura di Palermo le intercettazioni di un sms di Mancuso al colonnello dei carabinieri Giuseppe De Donno, a cui stando alle indiscrezioni Mancuso chiedeva “l’intercessione” tramite il generale Mario Mori, ex numero uno del Sisde, del politico M.G. (si pensa a Maurizio Gasparri) per avere i voti favorevoli dei membri laici del Csm in quota al centrodestra.

Una vicenda che da giorni anima soprattutto la discussione tra le toghe. Il caso Mancuso è ora sotto gli occhi della I commissione del Csm (inchieste relative ai magistrati), che valuterà il prossimo 15 maggio i comportamenti del magistrato e la procedura usata dalla procura di Palermo per avvertire il Csm. Mancuso si è difeso dicendo di aver inviato un sms in cui “stoppava” la richiesta ad un interessamento politico su di lui. Sul caso sono intervenuti anche il ministero della Giustizia, che ha chiesto l’acquisizione del verbale della seduta del 2 maggio, e il procuratore generale di Cassazione, che come il ministero è titolare dell’azione disciplinare per i magistrati. Intanto per Mancuso hanno espresso parole di stima numerosi colleghi, compreso l’attuale reggente della Procura napoletana. Ma, al di là del merito effettivo, tra le toghe emerge la necessità di fare valutazioni più ad ampio raggio.

«C’è una domanda che mi ronza in testa da alcuni giorni sulla vicenda Mancuso», scrive ad esempio un pm napoletano: «Perché? Credo che lo scalpore della richiesta di intervento sia dovuto in larga parte ai tramiti e al presunto destinatario, a meno di non ritenere che la comunità dei lettori sia sprofondata sotto una spessa coltre di ipocrisia. Se si vuole trarre “profitto” dall’infortunio, allora bisogna dire le cose come stanno. La questione morale si sarebbe proposta ugualmente se le richieste di contattare i membri laici del centrodestra o altri consiglieri fossero giunte ad un consigliere togato? O attraverso un magistrato influente? Temo di non sbagliare nel dire che no, ahimè, non ci sarebbe stata». Il pm punta il dito: «È necessario uno scatto in avanti, e cioè evitare di tacere che il tentativo di raggiungere i consiglieri, togati o no, direttamente o per interposta persona è frequentissimo. Quello delle intercettazioni è un altro nodo. Esse servono per provare i reati, neppure tutti ma quelli più gravi. Se le intercettazioni non contengono fatti di rilevanza penale e, starei per dire, neppure illeciti, quale sarà il parametro di valutazione da parte del Consiglio superiore? Una valutazione morale?».

Accuse molto gravi, in particolare quella sul sistema di raccomandazioni. Che non cade nel vuoto: la novità è che a parlarne apertamente non è un politico, ma sono direttamente le toghe. Risponde un giudice del tribunale di Napoli: «Non vorrei che, bruciato Paolo Mancuso sul rogo (peraltro senza processo), si pensasse di avere risolto ogni problema e si dimenticassero le condizioni che possono favorire comportamenti che dovrebbero essere del tutto estranei al nostro essere magistrati. Il carrierismo sfrenato rappresenta una malapianta che da tempo ha attecchito le radici anche al nostro interno». Replicano in tanti, alcuni si dichiarano in disaccordo sui dubbi espressi per Mancuso. Si cita ad esempio anche il caso di Alfonso Marra, ex presidente della Corte d’Appello di Milano coinvolto nell’inchiesta P3: quando fu sottoposto a disciplinare per aver chiesto anche lui raccomandazioni nessuno aveva nulla da obiettare, per cui non si dovrebbe obiettare nulla nemmeno su Mancuso. Ma le gravi prassi denunciate, non vengono rinnegate da nessuno. Così annota un noto giudice di Matera: «Qualche tempo fa, su un’altra lista, fu lanciato un sondaggio tra i magistrati in ordine al ‘minimo etico’ dal quale non si dovrebbe assolutamente prescindere per continuare ad esercitare con dignità la funzione. Qualcuno allora scrisse pressapoco così: ‘Ehi, non sarà che un’istituzione all’origine nobile e santa oggi è ridotta a mero strumento di potere? Non sarà che a volte questo strumento opera anche illegalmente? Ehi, non sarà che in tanti che ci stanno dentro spinti solo da ambizioni di carriera e desiderio di protezione?». Domande che risuonano più drammaticamente attuali che mai.

 

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