Il “caso Fauci” e gli errori da non ripetere nella gestione del Covid

Di Piero Vietti
29 Agosto 2022
Un formidabile articolo su Common Sense spiega perché è meglio tenere lontani dalle prossime decisioni sulla pandemia gli esperti che pensano di incarnare "la Scienza"
Medici in Italia si prendono cura di pazienti in terapia intensiva affetti dal Covid

Medici in Italia si prendono cura di pazienti in terapia intensiva affetti dal Covid

Adesso che, in attesa dell’autunno, il Covid sembra una minaccia meno grave di quella che è stata nei due anni precedenti, si possono tirare le fila di come le reazioni dei governi di tutto il mondo siano state più o meno efficaci nel contrastare un virus che, sconosciuto, si è abbattuto sulla popolazione mondiale mandando in crisi i sistemi sanitari di moltissimi paesi.

Contrordine compagni, gli antinfiammatori curano il Covid

Un ampio e documentato studio pubblicato venerdì su Lancet e condotto dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e dall’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha dimostrato che gli antinfiammatori riducono le ospedalizzazioni da Covid del 90 per cento. Una rivoluzione, rispetto al protocollo “tachipirina e vigile attesa” proposto dagli esperti a inizio pandemia, e in particolare portato avanti dal ministero della Salute italiano guidato da Roberto Speranza (il quale, candidato con il centrosinistra alle prossime elezioni ma ancora in carica, si è ben guardato dal prorogare le principali misure di contrasto al virus, che scadranno infatti il prossimo 30 settembre, facendo venire più di un sospetto sul fatto che la scelta sia dettata da calcoli elettorali più che da preoccupazioni per la salute degli italiani).

«Se i contagi dovessero tornare a salire», scrive il Corriere dando la notizia dello studio, «la terapia precoce potrebbe scongiurare la pressione eccessiva sugli ospedali e gli elevati costi dei trattamenti».

Come ovvio, si è alzata subito la voce di chi per mesi ha sostenuto questa tesi, raccogliendo al massimo accuse di negazionismo, antiscientificità e fiancheggiamento dei no vax. Lasciando ad altri le polemiche, possiamo notare che questo studio evidenzia come la ricerca sia un processo in divenire, e che dare per definitive e inappellabili alcune certezze scientifiche è un errore, soprattutto se attorno a quelle certezze si costruiscono politiche che hanno un impatto decisivo sulla vita delle persone, il loro lavoro, la scuola e la società.

Le dimissioni di Fauci e i dubbi sui troppi morti

Adesso che sappiamo di più del gigantesco nanokiller che ha cambiato forse per sempre le nostre esistenze, è giusto chiedersi se non si sia sbagliato qualcosa, anche nel paese, il nostro, che ha adottato alcune delle misure più stringenti in Europa eppure è tra quelli che contano più morti di tutti in rapporto alla popolazione. Molti degli esperti divenuti famosi durante i mesi tragici della pandemia – Bassetti, Busioni, Rasi, persino Ricciardi – chiedono che si faccia chiarezza su numeri di decessi e contagi in gran parte non spiegabili.

Alcuni giorni fa l’immunologo americano Anthony Fauci ha annunciato le sue dimissioni da consigliere medico della Casa Bianca e dalla direzione del Niaid – il National Institute of Allergy and Infectious Diseases – che ha guidato per 38 anni. Fauci ha 81 anni, è l’esperto che ha gestito la lotta alla pandemia di Covid negli Stati Uniti, prima con Trump e poi con Biden, ed è stato elogiato dalla Casa Bianca per la sua gestione dell’emergenza pandemica.

Il caso Djokovic

Su Common Sense, il blog di Bari Weiss, è uscito un lungo articolo di Marty Makari, esperto di salute pubblica, professore di Medicina alla Johns Hopkins University e membro della National Academy of Medicine degli Stati Uniti, che spiega come le politiche draconiane volute da Fauci per combattere il Covid si siano rivelate a volte dannose, in molti casi esagerate, spesso motivate da intenti politici più che sanitari (ne vediamo le conseguenze in questi giorni con il caso Djokovic: il tennista serbo non è vaccinato, e non può giocare agli US Open per una norma che dice che i cittadini non statunitensi non possono entrare nel paese senza vaccinazione, una regola che non ha senso dal punto di vista medico o di salute pubblica, dato che i tennisti americani non vaccinati possono invece partecipare al torneo).

La lotta monomaniacale sulla sconfitta del virus

Fauci, scrive Makari «si è focalizzato in modo monomaniacale sulla sconfitta di un singolo virus, a qualunque costo, trascurando i danni che possono derivare quando la salute pubblica perde di vista la salute pubblica», difendendo le sue scelte senza accettare alcun contraddittorio. Ma «quale è stato l’impatto di quelle politiche su milioni di americani? E come sarebbe il paese adesso se i nostri esperti di salute pubblica avessero adottato un approccio diverso?».

Mokari analizza cinque ambiti in cui le incrollabili certezze di Fauci, spinte dai media e dall’opinione pubblica come unica verità accettabile perché “lo dice la scienza”, hanno ceduto: bambini, ricerca, ruolo dell’immunità naturale nei guariti, opinioni autorevoli diverse dalla sua, concetto di scienza.

«Poco dopo l’inizio della pandemia, abbiamo capito che il rischio variava: gli anziani e le persone con comorbidità erano particolarmente vulnerabili, mentre era estremamente improbabile che i bambini si ammalassero in modo serio. Invece di agire in base alla buona notizia per i bambini, o attingere all’ampia esperienza nei paesi scandinavi ed europei in cui le scuole erano aperte e gli studenti erano senza mascherine, i bambini americani sono stati visti come vettori di malattie. I bambini piccoli sono stati costretti a indossare mascherine all’interno e all’esterno della scuola, compromettendo il linguaggio e lo sviluppo sociale di molti».

I danni della chiusura delle scuole

Gli effetti della chiusura delle scuole, lo dicono sempre più studi, si protrarranno per decenni, ma sappiamo già che i bambini hanno subito gravi perdite di apprendimento e molti hanno lasciato la scuola per non tornare mai più . «Durante tutta la pandemia, il dottor Fauci ha sostenuto le restrizioni più oppressive per i bambini, comprese la chiusura delle scuole e l’obbligo di mascherine». A domanda, pochi giorni fa Fauci ha risposto che non crede che sia danneggiato irreparabilmente per sempre nessuno.

I genitori, commenta Mokari, «sanno che non è così. Una generazione sta affrontando la perdita di apprendimento e l’impatto è stato peggiore nelle comunità povere e nelle minoranze. Secondo il Brookings Institute , il divario tra i punteggi dei test tra gli studenti delle scuole elementari a bassa povertà e ad alta povertà è cresciuto di circa il 20 per cento in matematica e del 15 per cento in lettura durante la pandemia. Nel frattempo, ansia e depressione hanno raggiunto livelli record tra i giovani americani e il chirurgo generale ha descritto una crisi di salute mentale giovanile. Di tutte le eredità del dottor Fauci, questa potrebbe essere la più grave».

Sul Covid più si parlava di Scienza meno si faceva scienza

Partire dalla certezza inscalfibile che con mascherine e vaccini si era trovata la soluzione alla pandemia ha frenato la ricerca, nota l’esperto su Common Sense: «Nonostante il budget di oltre 45 miliardi di dollari del NIH, solo il 2 per cento delle sovvenzioni è andato alla ricerca di base sul Covid, mentre miliardi di denaro federale sono stati investiti nello sviluppo di vaccini, secondo uno studio condotto dai miei colleghi della Johns Hopkins e da me. Il governo federale non ha condotto studi tempestivi su quanto segue: mascherine; la suscettibilità delle persone nelle case di riposo; immunità naturale; dati sulle acque reflue; danno cardiaco indotto dal vaccino nei giovani; e l’intervallo ottimale tra le prime due dosi di vaccino».

Paradossalmente, più si parlava di Scienza, meno si faceva scienza: Fauci non ha fornito la ricerca di base di cui avevamo bisogno in modo che le politiche pubbliche fossero modellate. «Poiché i responsabili politici non avevano prove valide a sostegno dei loro dettami, le opinioni politiche hanno riempito il vuoto. Quindi il Covid-19 è diventato un’emergenza sanitaria altamente politicizzata, a nostro danno».

Come altrove, anche negli Stati Uniti è stato ignorato il ruolo dell’immunità naturale generata coantrendo il Covid e guarendo: moltissimi studi hanno dimostrato che essersi ammalati proteggeva dalle ricadute meglio di un vaccino, ma Fauci e i suoi collaboratori li hanno ignorati. «Il risultato è stato che migliaia di americani (ammalati e guariti, ndr) hanno perso il lavoro per la loro scelta di non vaccinarsi. Alcuni di quegli americani erano infermieri, piloti, conducenti di camion e lavoratori portuali centrali nella catena di approvvigionamento americana di cibo, farmaci e altri prodotti essenziali».

Il dissenso sul Covid e il calderone dei No Vax

«Qualsiasi medico che abbia incontrato il dottor Fauci sarà d’accordo sul fatto che è uno degli esseri umani più gentili e affascinanti che si possano incontrare», aggiunge Mokari. «Ecco perché è stato così sconvolgente assistere al modo in cui ha denigrato il dissenso su Covid-19». Non si parla di complottisti anonimi sulla rete, No Vax convinti che nel vaccino ci sia il grafene o estremisti libertari che difendono la loro possibilità di ammalarsi e morire: Fauci ha chiuso ogni discussione anche scientifica con medici, esperti e professori che ad esempio chiedevano una protezione meno generalizzata, ignorandoli e trattandoli come disinformazione, e spingendo di fatto le grandi piattaforme tecnologiche come Facebook e Google ha censurare certe critiche delle politiche di contenimento del virus bollandole come fake news di «epidemiologi marginali».

Come altrove, il sedicente esperto che lodava le politiche governative sul Covid otteneva visibilità e autorevolezza sui media, gli studiosi critici venivano invece messi sullo stesso piano di @Fragolina78 che su Facebook gridava al complotto delle multinazionali. L’ironia finale, nota Makary, è che i funzionari federali stanno ora approvando molte delle politiche suggerite da quei critici, insistendo sul fatto che le scuole devono restare aperte e ponendo fine in silenzio ai requisiti di isolamento e quarantena. «Se il dissenso fosse stato accolto fin dall’inizio, come richiede la scienza, si sarebbero potute evitare molte sofferenze».

La scienza non si incarna in una persona

Quello di Fauci è stato un atteggiamento comune a molti responsabili governativi della salute pubblica di tutto il mondo. Il Covid ha imposto sull’opinione pubblica globale il concetto della “Scienza”. Fauci, ma come lui tanti altri esperti, ha detto lo scorso anno che «gli attacchi a me sono attacchi alla scienza». Ma la scienza non è qualcosa di definitivo, né tantomeno si incarna in una persona o in un comitato tecnico.

Perché, suggerisce Makari, non dire la verità? E cioè: «Ci sforziamo di fornirvi le migliori informazioni e raccomandazioni, ma di fronte a un’emergenza faremo sicuramente degli errori. A volte cambieremo idea. Potremmo anche invertire la nostra guida. Ma riconosceremo sempre i nostri errori, spiegheremo le nostre modifiche alle politiche e ci impegneremo a fare meglio. Invece, il dottor Fauci ha ammesso di aver detto bugie a fin di bene».

Nel suo lungo mandato, «il dottor Fauci ha dato un contributo straordinario, ma durante questa crisi avevamo bisogno di qualcuno al vertice che avesse una visione ampia di come combattere un nuovo virus e formulasse raccomandazioni basate sulla valutazione delle conseguenze dirette e indirette per la società». Cosa succederà alla prossima pandemia, ora che molti dogmi dati per certi all’inizio di questa sono stati smentiti dai fatti? «Abbiamo un disperato bisogno di ricostruire la fiducia pubblica ora. Questo sarà possibile quando i funzionari della sanità pubblica si scuseranno per essere stati dogmatici nelle loro dichiarazioni, quando la risposta corretta avrebbe dovuto essere: “Non lo sappiamo”». Suona familiare?

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