
Caso Basiglio, ecco perché hanno assolto tutti: «Errori dei media»
Nel “caso Basiglio” di errori «ne sono stati compiuti molti» ma «non dagli imputati»: «imprecisioni» della Procura di Milano, causati da «un malinteso» e dalla «grande confusione» mediatica hanno sviato e confuso le indagini investigative. Ecco perché il 21 luglio il giudice Annamaria Gatto ha assolto, «perché il fatto non sussiste», la preside, le maestre, l’assistente sociale e lo psicologo che il 14 marzo 2008 disposero l’allontanamento di due fratellini di 9 e 13 anni da casa, per sospetti abusi sessuali.
Nel quaderno della bambina di 9 anni era stato ritrovato un disegno osé con la scritta “Ogni domenica Giorgia fa sesso orale con suo fratello per dieci euro”. Scatta la denuncia ai servizi sociali e partono le indagini, si pensa che il disegno sia stato eseguito dalla bambina, nonostante la mamma di una sua compagna di classe avesse dichiarato alle maestre che l’autrice era la propria figlia e non Giorgia. Ma non viene creduta, così Giorgia e il fratello Giovanni sono stati tenuti lontano da casa e dai genitori per 69 giorni, e Giovanni ha subito pressioni con la minaccia che se non avesse confessato le sue “colpe”, non avrebbe più rivisto i genitori. Fino a che non si è scoperto che la versione vera dei fatti era quella già dichiarata dalla mamma dell’autrice del disegno.
Il pm Piero Forno ha chiesto e ottenuto, nonostante il riconoscimento di tutti i gravissimi errori commessi nelle indagini, l’assoluzione per la preside, le maestre, l’assistente sociale e lo psicologo. Ora sono uscite le motivazioni della sentenza e si viene a sapere che «è a dir poco dubbio» che gli imputati abbiano appreso, prima che i fratellini fossero posti in comunità, che a fare i disegni era stata l’altra bambina. E per quanto riguarda le pressioni subite dal ragazzino dallo psicologo perché ammettesse i «giochi» che faceva con la sorella, in realtà a farle sarebbe stato un poliziotto. Il bambino avrebbe invece accusato lo psicologo perché «influenzato dal cancan mediatico» scoppiato dopo che era stato «catapultato in una realtà in cui tutto (…) era stato raccontato, esaltato, enfatizzato, ma anche falsato dai mezzi di comunicazione di massa». Nessun colpevole, dunque, la colpa è dei media, anche se risuona ancora il commento della madre dei fratellini, alla quale sono stati tolti i figli per 69 giorni, alla lettura della sentenza in Tribunale: «Che schifo la legge italiana».
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