Carcere e transizione energetica

Di Dario Comini
04 Ottobre 2023
La possibilità effettiva di essere comunità energetica e di creare opportunità lavorative per persone detenute. Un intervento
Il carcere di Bollate, Milano, 26 maggio 2020 (Ansa)
Il carcere di Bollate, Milano, 26 maggio 2020 (Ansa)

La transizione energetica ed il mondo carcerario sono stati i temi affrontati nell’incontro tenutosi presso il teatro interno della II Casa di Reclusione di Milano Bollate, nella mattinata di giovedì 21 settembre.

L’incontro è stato promosso dal Comune di Milano in collaborazione col Consorzio “Vialedeimille”, già presente nell’ambito delle attività sociali nei penitenziari milanesi di San Vittore, Opera e Bollate.

All’evento hanno partecipato attivamente, con specifici interventi sul tema in discussione, numerosi Enti (ENEL, A2A, ARERA) e rappresentanti di Pubbliche Istituzioni (Comune di Milano, Agenzia del Demanio, ecc.) che fanno parte della catena decisionale dell’iter autorizzativo, che hanno richiamato gli aspetti prevalenti dettati dalla normativa vigente e gli snodi determinanti per quanto concerne le specifiche competenze, del percorso da affrontare per poter procedere con l’installazione e la gestione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte solare (impianto fotovoltaico).

Valenza sociale

Sono intervenuti anche i rappresentanti di alcune cooperative sociali e comunità energetiche già operative sul territorio che hanno portato la loro esperienza su impianti fotovoltaici già in funzione, evidenziando e confermando i numerosi benefici, sia ambientali che economici che ne sono derivati, sottolineando tutti, il terzo aspetto, che di solito viene meno evidenziato nelle valutazioni di fattibilità tecnico/economica, ovvero quello inerente la valenza sociale, che invece risulta altrettanto distintivo, soprattutto quando si parla di comunità energetiche costruite sulle persone, sulle famiglie e sulle aggregazioni sociali che aderiscono, beneficiano e sostengono l’iniziativa.

Significativa è stata la presenza del Direttore dott. Giorgio Leggieri, che da padrone di casa ha introdotto l’incontro, poi gestito attraverso la mediazione dal dott. Davide Re di Avvenire, e ha chiuso i lavori esprimendo grande apprezzamento per gli interventi ascoltati, sia in termini di contenuto e di concretezza, sia in particolare per la diffusa sensibilità sociale espressa dagli intervenuti.

Fotosintesi artificiale

Tra gli interventi previsti nella scaletta organizzativa è stato chiesto un parere “interno” in rappresentanza della popolazione detenuta, a Dario Comini, laureato in discipline scientifiche inerenti il tema trattato e con un rilevante passato di progettista/professionista nel settore degli impianti tecnologici, il quale ha espresso apprezzamenti per le posizioni assunte dai diversi soggetti intervenuti, da cui risulta la totale convergenza e condivisione sull’opportunità, ormai da più parti acclarata come urgente necessità, di coinvolgere anche le strutture carcerarie nella transizione energetica, dando corso ad un più vasto programma di efficientamento energetico, in cui si inserisce l’importante contributo dell’auto produzione di energia elettrica con impianti fotovoltaici ed altre fonti rinnovabili.

Lo stesso Comini ha altrettanto evidenziato che è quindi necessario che si proceda al più presto e che si passi dallo studio all’applicazione pratica, vista anche l’adeguatezza delle strutture carcerarie all’installazione in copertura dei pannelli fotovoltaici e la quasi assenza di vincoli urbanistici ed architettonici, nonché in ragione della naturale rispondenza della curva di carico delle utenze elettriche carcerarie, prevalentemente diurna e pressoché livellata nell’arco della giornata, quindi ben rispondente alle caratteristiche della produzione fotovoltaica. Quindi siamo di fronte ad una situazione di effettiva predisposizione per l’applicazione della cosiddetta “fotosintesi artificiale”, che in analogia a quanto ci insegna madre natura, rende possibile e sostenibile la trasformazione di energia solare in energia elettrica, con ridottissimo tributo in termini di produzione di CO2, da scontarsi solo nella fase di costruzione dell’impianto ed in quella di futuro smaltimento/recupero, a fine vita.

Comunità energetica

Fatto rilevare che il primo passo relativo alla verifica di sostenibilità ambientale e fattibilità tecnico/economica dovrebbe potersi considerare superato, l’intervento dell’ing. Comini ha sottolineato che risulta più complesso e ancora soggetto ad ulteriori indeterminazioni decisionali, l’iter autorizzativo per l’introduzione di un nuovo soggetto giuridico associato alle carceri, in qualità di “comunità energetica”, che dovrebbe configurarsi con questa fattispecie giuridica, secondo le più recenti prescrizioni normative, ovvero l’Istituto penitenziario dovrebbe assumere le vesti e l’organizzazione di un soggetto produttore di energia elettrica da fonti rinnovabili, con in carico anche la gestione dei flussi di distribuzione energetica, sia nella sotto rete degli associati alla propria comunità energetica, sia nella rete esterna di distribuzione generale.

Di fronte a questo passo non certamente semplice, tenuto conto anche dell’attuale organizzazione e strutturazione degli Istituti carcerari e del DAP, la soluzione pragmatica suggerita dall’intervenuto, per superare le evidenti complicanze e le specifiche indeterminazioni connesse all’ambiente carcerario, è stata quella di introdurre una specifica tipologia di comunità energetica, denominata “speciale”, per distinguersi da quelle ordinarie, che possa usufruire di opportune semplificazioni, che rendano possibile procedere subito con l’installazione dell’impianto fotovoltaico, senza ambizioni di dover necessariamente diventare un operatore di business nella gestione dei flussi energetici e nella vendita dell’energia in rete, ma semplificando il necessario interscambio energetico con le rete di distribuzione esterna, mediante un contratto di “scambio sul posto” con il Gestore del Servizio Elettrico (GSE).

Progetto educativo

Bisogna quindi puntare, almeno in prima fase, a realizzare l’auto produzione per coprire i fabbisogni interni di energia elettrica, ottenendo così da subito un evidente risparmio economico per le casse dello Stato (Spending Review), che consentirebbe già da solo ed in tempi ragionevoli, il recupero dell’investimento, oltre ai prevalenti ed immediati vantaggi ambientali.

Tale obiettivo potrebbe anche essere diversamente raggiunto anche attraverso un nuova forma di sinergia tra l’Istituto carcerario ed il mondo delle cooperative sociali, spesso già in proficua collaborazione su altri fronti, in modo da riuscire a superare alcuni ostacoli di natura prevalentemente formale, attivando un progetto di complementarietà operativa con il comune obiettivo sociale ed ambientale.

Sono state in tal senso diverse e significative le testimonianze portate in questa assemblea da rappresentanti di cooperative sociali, alcune delle quali già presenti anche a Bollate, in merito sia alla tematica della transizione energetica, sia alle connesse opportunità di inserimento lavorativo per i detenuti, aspetto quest’ultimo, di fondamentale interesse per il progetto educativo e trattamentale del carcere, ai fini dell’efficace formazione al lavoro ed al conseguente reinserimento sociale delle persone detenute e della riduzione della recidiva.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.