Cancellieri, sfiducia. Civati: Pd non faccia lo stronzo con le minoranze

Di Chiara Rizzo
20 Novembre 2013
Il Guardasigilli ha incontrato il premier Letta e il ministro Franceschini prima di entrare a Montecitorio. Il Pd ha deciso di votare la fiducia. L'M5s: «Non si tratta di problema giudiziario, il nodo è politico»

È l’ora della resa dei conti: il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri sarà sfiduciata o no? Alle 10.30 è iniziata in aula a Montecitorio la discussione sulla mozione di sfiducia presentata dal Movimento cinque stelle per il caso Ligresti. Prima di entrare in Aula, il Guardasigilli ha incontrato il premier Enrico Letta e il ministro dei Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini: non potrebbe essere altrimenti date le tensioni di ieri all’interno del Pd.

SCONTRO INTERNO. Dopo il messaggio di Matteo Renzi, che aveva chiesto alla Cancellieri di fare un passo indietro ancor prima del voto di sfiducia, perché il suo «è un caso politico, non giudiziario», e dopo la mozione di Pippo Civati, che aveva chiesto al suo partito di non nascondersi sotto una foglia di fico, ma di prendere una posizione sulla Cancellieri, ieri è stata convocata l’assemblea Pd dei gruppi parlamentari. Alla fine ha partecipato anche il premier Letta, per mettere bene in chiaro come starebbero le cose a suo avviso: «La mozione di sfiducia è frutto di una campagna aggressiva molto forte e slegata dal merito. Vi chiedo di considerarla per quello che è: un attacco politico al governo. E la risposta deve essere un atto politico: un rifiuto. Se siamo arrivati qui a questo punto, con domani un voto di sfiducia, vuol dire che questo è un passaggio politico a tutto tondo. Un voto di sfiducia è una sfiducia al governo». Dopo un’ora di assemblea, alla fine, tutto il partito ha assicurato che voterà la fiducia alla Cancellieri. Tuttavia la riunione non si è certo conclusa pacificamente: prova ne è che Pippo Civati ha confidato tramite il suo blog, l’amarezza per la posizione di Gianni Cuperlo, rivale alla corsa per la segreteria del Pd, raccontando che Cuperlo avrebbe usato «parole di disprezzo per la mia iniziativa». Poi ha concluso: «Il Pd si merita un altro gruppo dirigente. Persone che non facciano gli stronzi con le minoranze quando sanno di essere maggioranza (e quando sanno di avere la platea favorevole: che tristezza), che non facciano i prepotenti con chi non la pensa come loro, e tutto quello che gli dice chi comanda. Che non ti attacchino con palesi falsità nei congressi come chi non ha alcun interesse a riconoscere il valore del pluralismo, ma solo il richiamo all’ordine (un ordine che hanno stabilito loro). Parole ampollose per nascondere il nulla. Segnali di debolezza, di fragilità e di paura»

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE. Intanto in Aula il primo a parlare è stato Tancredi Turco, dell’M5s: ha dichiarato che «non si tratta di problema giudiziario o procedurale: il nodo è politico e verte sul concetto di giustizia, che deve essere uguale per tutti: ricchi e poveri, amici di famiglia e sconosciuti. Lei non può promettere un impegno personale ad amici suoi né di dire così non è giusto andando ad inficiare l’operato di magistrati. La Cancellieri è già stata sfiduciata dai cittadini».

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