California, nella spa il trans è nudo. E la donna può andarsene

Di Caterina Giojelli
08 Luglio 2021
Il caso della Wi Spa in California dove una trans a pene libero fa arrabbiare una cliente. E la stampa liberal ribalta i suoi dogmi: le donne non hanno più il diritto di «sentirsi a proprio agio»
Trans e diritti, il Pride di San Francisco

Trans nudi tra le donne: dice il Los Angeles Times che «nessuno ha il diritto assoluto di sentirsi sempre a proprio agio». Secondo voi il messaggio è diretto a: un uomo che è entrato nudo col pene all’aria in uno spogliatoio di donne e ragazzine minorenni perché “mi sento una di voi”. Oppure a una donna che alla vista dell’uomo nudo e del suo pene è corsa a lamentarsi con il personale dicendo che donne e ragazzine devono “sentirsi al sicuro” quando si spogliano? Ovviamente la seconda.

Accade in California: il caso della lussuosa Wi Spa di Los Angeles, quartiere Koreatown, è stato ridotto al video “virale” (cioè becero, cialtrone, tutt’al più pittoresco) di una cliente contro una trans. Una donna che proprio non ce la faceva a spogliarsi o vedere minorenni che si spogliavano a pochi passi da un uomo nudo con i genitali in bella vista. E che avendo pagato profumatamente il suo ingresso nella spa che prevede apposite zone per uomini e donne dove si può circolare nudi ha preteso spiegazioni dal personale.

«È una trans», «io vedo un pene»

I dipendenti non si sono scomposti, hanno parlato di «orientamento sessuale», il cliente, nato come maschio biologico, si è identificato come un trans quindi ha tutti i requisiti legali per entrare nella sezione femminile. «Quale orientamento sessuale? Io vedo un pene. E un pene mi fa capire che questo è un uomo. È un uomo. Non è una femmina», ripete la donna. «A voi sta bene che un uomo entri nella sezione femminile, mostri il suo pene alle altre donne, ragazzine minorenni?». Non si tratta di un semplice spogliatoio, nella spa coreana, sono previsti trattamenti e percorsi da fare nudi e divisi per sesso.

«Sei stronza», «no, sono una donna»

«Ci sono delle ragazze laggiù, altre donne che sono molto offese per quello che hanno appena visto. E voi non avete fatto niente, assolutamente niente. Vi siete schierati con lui», ripete la donna. E a un altro cliente che le chiede se stia parlando di “quella persona transgender” la donna ribadisce che lei non ha visto un trans ma un «dick», quindi un uomo. «Sei una stronza», le dice il cliente, «no non lo sono. In realtà sono una donna che sa come alzarsi e difendere i suoi diritti. Come donna, ho il diritto di sentirmi a mio agio senza che un uomo si mostri nudo». A questo punto un dipendente della spa invita la donna ad andarsene se si sente a disagio.

«In California è legale»

La donna ha diffuso il video e nel fine settimana Wilshire Boulevard, dove si trova la spa, si è trasformata in un Far west di botte, cassonetti dati alle fiamme, black block e Antifa che chiedevano la fine dei bigotti in L.A., sostenitori dei diritti del trans contro sostenitori dei diritti della donna. Proteste terminate solo con l’intervento della polizia in tenuta antisommossa.

Abbiamo solo applicato le norme, ha dichiarato la Wi Spa, che «vietano la discriminazione nei confronti delle persone transgender e non conformi al genere. Essendo una spa situata a Los Angeles, Wi Spa rispetta la legge della California che proibisce la discriminazione da parte di un’azienda».

«Le donne hanno genitali diversi»

E con le discriminazioni scattano i cortocircuiti. Presentando il caso come quello di “una donna trans che si spoglia in una spa e i clienti restano traumatizzati”, e raccontando gli scontri come si fronteggiassero sinceri democratici e integralisti cattolici adepti di Qanon (lo dimostrerebbe il grido di battaglia “save the children”), il Washington Post dice che la famosa spa è diventata l’ultimo fronte della «battaglia sui diritti dei transgender», dopo la vittoria riportata alla Corte Suprema (dove i giudici si sono rifiutati di ascoltare un caso che discuteva il diritto degli studenti transgender di usare bagni in linea con la loro identità di genere).

E lo fa ospitando dichiarazioni di Zac Boyer, responsabile di Stonewall Columbus, organizzazione Lgbtq+ dell’Ohio, secondo il quale “spazi protetti per le donne” «non significa che tutte le donne debbano avere gli stessi genitali», «se non vuoi che tua figlia veda una varietà di corpi diversi, non portarli in zone in cui si circola nudi», ha detto Boyer. La reazione della donna che si sente minacciata alla Wi spa altro non sarebbe che la spia delle troppe minacce che ancora incombono in California sui transgender.

Il diritto del trans. Non della donna

A sistemare gli inevitabili problemi di “gerarchie” tra chi si sente minacciato ci pensa l’editorial board del Los Angeles Times: «Tutti – clienti transgender, membri di ogni fede e donne che sono sconvolte dalla vista dei peni – hanno il diritto di utilizzare la spa e altri luoghi pubblici. Solo che in questo caso il luogo pubblico include anche la nudità. Ma nessuno ha il diritto assoluto di sentirsi sempre a proprio agio. Le persone hanno il diritto di utilizzare la spa, ma ciò non include la garanzia che tutti si sentiranno a proprio agio con tutto ciò che vedono. Potrebbero preferire una spa in cui è richiesto di coprire parti del corpo».

Ma come? Non era per il diritto di sentirsi tutti a proprio agio «con il proprio vero e autentico sé» che sono stati sdoganati il «siamo tutti cisgender o transgender», i 56 tipi di gender su Facebook, la transizione da Ellen a Eliot Page, l’uso dei bagni in linea col genere cui si sente di appartenere ma anche il «siamo più che nude» durante il Metoo, il dovere di denunciare qualunque maschio tossico facesse sentire le donne «sexually harassed»?

La regina è nuda

E a che pro, aspettando il giorno in cui il paese sarà dei “giovani” capaci di condividere spazi con persone di tutti i sessi, gli orientamenti e i generi, il La Times ricorda che la Corte Suprema potrebbe emettere sentenze per concedere a gruppi religiosi (l’editoriale parla esplicitamente di un problema di emarginazione per musulmani ed ebrei osservanti) il diritto di creare spa e altri luoghi «in linea con le loro convinzioni»?

Vista da una donna, che in un individuo con un pene vede un uomo, suona un po’ come la proposta di un ghetto per sentirsi a proprio agio. Ma vista dall’editorial board del Los Angeles Times, che in un uomo con un pene vede una donna con «i genitali apparentemente maschili» (sic), si tratta di civiltà. Il re, con tutti i suoi attributi, è nudo e guai a chi non ci vede una regina.

Foto di bhautik_joshi, licenza CC BY-NC-ND 2.0

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