Da Bale a Cavani, calciomercato folle per le grandi d’Europa. Loro sì che sanno aggirare il fair play finanziario

Di Emmanuele Michela
06 Agosto 2013
Il gallese preso dal Real per 120 milioni è l'acquisto più costoso di sempre. Ma è solo l'ultima delle trattative milionarie di questo mercato estivo drogato

Arsene Wenger non ha tutti i torti: «È un’aberrazione. È pazzesco vedere come, nell’anno in cui il fair play finanziario entra in gioco, il mondo del calcio stia diventando completamente pazzo». Il riferimento del tecnico dell’Arsenal va, ovviamente, ai 120 milioni che il Real Madrid è pronto a sborsare per Gareth Bale, e che faranno così diventare l’esterno gallese del Tottenham il giocatore più pagato di sempre nella storia del calcio. Eccoci all’ultima trattativa di un calciomercato estivo drogato all’inverosimile: difficile ricordare estati in cui si è speso così tanto, e al pensiero che nel prossimo giugno scade il primo termine di verifica della Uefa sui conti societari qualche domanda sorge spontanea.

SPESE FOLLI. La più naturale, ma per nulla banale, dice così: possibile che per certe squadre non valgano affatto i paletti imposti dall’organo del calcio europeo? Michel Platini era stato chiaro: la norma del fair play finanziario prevede che entro il prossimo giugno i club del Vecchio Continente raggiungano il pareggio di bilancio, con un’oscillazione massima prevista di 45 milioni di euro. Il diktat sembra aver influenzato tanti, specie le squadre italiane, oculate come non mai nello spendere, tagliare stipendi, ridurre gli esborsi (vedi, in primis, Inter e Milan). Ma sembra non essere cambiato nulla per tante altre: il Psg ha preso Cavani e Marquinhos spendendo la bellezza di 95 milioni ma finalmente ha trovato una rivale in patria, il Monaco che tra Falcao, Moutinho, Rodriguez e Toulalan è arrivato a spendere ben 146 milioni. Più “contenuti” sono invece gli investimenti del Manchester City (Jovetic, Negredo, Fernandinho e Jesus Navas hanno portato via 111 milioni), mentre le spese del Real hanno già toccato quota 72 milioni, e gli spagnoli riescono a far fronte al maxi esborso per Bale grazie agli esuberi piazzati a Napoli (Higuain, Albiol, Callejon) che in casa hanno portato 64 milioni.

SPONSORIZZAZIONI GONFIATE. Lecito quindi chiedersi come è possibile che, a fronte di tanto sperpero di denaro, entro giugno del prossimo anno il deficit di queste squadre non superi i 45 milioni di euro. Per il Real il problema si pone, ma relativamente: i 512,6 milioni di euro che, secondo Deloitte, le Merengues hanno incassato nello scorso anno ne fanno il club più ricco al mondo, con un aumento dei guadagni negli ultimi mesi pari all’11 per cento. Le spese sono alte, è vero, ma i madrileni riescono a mettere in moto un giro di soldi spaventoso da cui il presidente del club Florentino Perez riesce a tirare fuori quanto basta per garantirsi Bale. Lascia più perplessi, invece, il modo in cui gli altri “squali” del mercato riescono a far quadrare i conti: su tutti, ad esempio, il City, che giusto un anno fa ha ceduto per 10 anni il naming del suo stadio alla compagnia aerea Etihad, siglando un affare da 400 milioni di sterline. Il vettore, di fatto, è nelle mani degli stessi sceicchi che controllano il club, ma passando come sponsorizzazione (dal valore alquanto gonfiato) il “trucchetto” contribuisce nei parametri Uefa.

IL CASO PSG. Ancor più clamoroso è il caso Psg: poco meno di 700 milioni di euro finiranno nelle casse dei parigini in 4 anni, grazie alla sponsorizzazione ricevuta dalla Qatar Tourism Authority, guarda caso stessa terra d’origine del proprietario del club Al-Khelaifi. Un accordo del tutto fuori mercato se si pensa che il Barcellona si prende 30 milioni l’anno per mettere sulle sue maglie il logo della Qatar Foundation. Così si spiega come è possibile che il bilancio 2012 della squadra di Ibrahimovic e Thiago Silva registri una perdita di soli 5 milioni di euro. Resta da capire se tutto ciò sia lecito in base al fair play finanziario: la Uefa dice che questi accordi verranno controllati, e nel caso in cui ci sia una sovrastima di tali sponsorizzazioni ogni disavanzo verrà sottratto dai conti della squadra ai fini della valutazione. Platini ha fatto del fair play finanziario la filosofia della sua ascesa alla massima poltrona del calcio europeo, il suo obbiettivo è quello di succedere a Blatter alla guida della Fifa: se i controlli fossero un flop ne andrebbe della sua credibilità. E di quella di tutto il calcio europeo, sempre più alle prese con un mercato impazzito.

@LeleMichela

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1 commento

  1. ragnar

    Il fair play finanziario vale solo per alcuni: se dovesse valere per tutti mi spiegate come farebbero le grandi squadre (Real, Barça, PSG, Mancherster City, Man Utd, etc..) a comprare chi interessa loro? E soprattutto, se dovessero applicare il fair play finanziario a tutti, la Champions League perderebbe tutti gli squadroni menzionati e non sarebbe più interessante per nessuno.
    Tutto OK, il fatto è che i debiti di queste squadre li paghiamo noi coi nostri soldi! Vedere quanto noi cittadini italiani dobbiamo dare per il patto di stabilità che serve a salvare le banche spagnole, le quali sono creditrici di Real e Barça…
    Questa è l’amara verità e purtroppo fintanto che si è in Europa si può fare proprio niente. Sarebbe ora che Platini si liberasse delle lobbies, ma senza di quelle perderebbe tutto il potere.

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