Cairo, Chick: «Anche chi non ha fatto la rivoluzione, oggi è in piazza contro i militari»

Di Leone Grotti
22 Novembre 2011
Kristen Chick, corrispondente dal Cairo per il Christian Science Monitor, spiega a Tempi.it che cosa sta succedendo in Egitto: «Oggi a protestare contro l'esercito non ci saranno i Fratelli Musulmani, però decine di migliaia di persone che non hanno aiutato a buttare giù Mubarak saranno in piazza Tahrir. Non tutti i cristiani sono favorevoli alle proteste»

«Oggi pomeriggio alle cinque ci sarà la “Million person protest” in piazza Tahrir al Cairo per chiedere ancora le dimissioni del governo. Ci saranno decine di migliaia di persone. Se la protesta cresce al Cairo e nelle altre città, io credo che i dimostranti riusciranno ad obbligare l’esercito a fissare le elezioni presidenziali nei primi mesi del 2012». Kristen Chick, inviata al Cairo per il Christian Science Monitor spiega a Tempi.it che cosa sta succedendo in queste ore in Egitto, dove negli scontri tra esercito e dimostranti sarebbero «morte almeno 29 persone», che cosa chiedono le migliaia di persone in piazza Tahrir e perché in tanti non vogliono andare alle elezioni in questo clima.

Che cosa chiedono le migliaia di persone che si sono riversate in piazza Tahrir fin da sabato?
Chiedono che Tantawi, il capo del Consiglio supremo delle forze armate, si dimetta e che il potere sia lasciato a un governo civile.

A dimettersi ieri però è stato il governo, non l’esercito.

Sì e ancora non è chiaro se i militari accetteranno o meno le dimissioni. Il popolo vuole le dimissioni dell’esercito perché il governo ha poco potere, anzi, diciamo pure che non ha nessun tipo di potere. Quindi che si dimetta o meno il governo non fa una grande differenza per la gente. Se i politici attualmente al governo hanno deciso di lasciare le loro cariche è per l’uso eccessivo della forza da parte dall’esercito contro i dimostranti. Con tutto quello che è successo, data la violenza usata dai militari, formalmente non possono fare altro che dimettersi.

Perché l’esercito non ha ancora accettato o rifiutato le dimissioni?
Penso che l’esercito non sappia bene che cosa fare, sono insicuri, stanno cercando di capire come affrontare i dimostranti e come andare avanti, come far sì che lascino le strade. Stanno discutendo anche con alcuni politici, come ElBaradei, per capire se un nuovo governo guidato da lui possa calmare i protestanti.

L’esercito ha intenzione di lasciare il potere dopo le elezioni?
Assolutamente no, ma non avranno scelta mano a mano che si va avanti. Neanche domenica hanno accettato di lasciare il potere: ora possono ancora rifiutarsi ma nei prossimi mesi saranno costretti a farlo.

Perché tanti gruppi chiedono che le elezioni vengano rinviate?
I più liberali e laici vogliono che, data la situazione, vengano posticipate perché ritengono che finché non si rimuove l’esercito, il rischio di violenze è troppo alto. Invece altri, come il movimento del 6 aprile, chiede che le elezioni vengano posticipate perché non credono che, finché i militari sono al potere, potranno mai verificarsi elezioni libere e giuste, non pilotate. I Fratelli Musulmani invece vogliono che si vada subito il 28 novembre alle elezioni perché sanno di essere i favoriti per la vittoria.

In molti scrivono di presunti legami tra i Fratelli Musulmani e l’esercito.

Lo sostengono in molti e la speculazione su questo si spreca. Io però credo che, ragionevolmente, non sia così: lo scorso venerdì i musulmani hanno protestato a lungo contro l’esercito, c’era tantissima gente dopo la preghiera del venerdì, per questo rappresentano un pericolo per l’esercito, anche se oggi non scenderanno in strada a protestare.

Che cosa succederà oggi?

La gente è stata chiamata a raccolta per la “Million person protest”. Alle 5 di pomeriggio, ci saranno decine di migliaia di persone in piazza Tahrir e sarà lanciato un messaggio molto chiaro all’esercito, che sta cercando di capire come calmare i dimostranti. Presto sapremo se ElBaradei formerà un nuovo governo, perché oggi Tantawi ha annunciato che parlerà al popolo egiziano.

I dimostranti possono davvero costringere l’esercito a lasciare il potere?
Dipende da quanta gente scenderà in piazza oggi al Cairo e nelle altre città: ci sono proteste anche ad Alessandria, a Port Said, Damietta. Se sempre più gente scenderà per le strade, allora io credo che le proteste obbligheranno l’esercito a fissare una data certa per le elezioni presidenziali nei primi mesi del prossimo anno.

I cristiani stanno partecipando alle proteste di questi giorni?
Dipende di quali gruppi di cristiani parliamo. Ci sono molti giovani sono a piazza Tahrir e che dopo i fatti di Maspero odiano ancora di più l’esercito e il governo. Altri, però, pensano ancora che il governo li proteggerà dai musulmani e molti sono spaventati da quello che potrebbero fare i Fratelli Musulmani una volta al potere.

Le dimostrazioni hanno anche un motore religioso?

No, a scendere nelle strade oggi sono soprattutto normali civili. I Fratelli Musulmani non hanno organizzato le loro fila per partecipare alle proteste. Ci sono molti gruppi che l’hanno fatto invece, come quello del 6 aprile, ma ci sono anche tante persone che non hanno partecipato alla rivoluzione e che in queste ore sono in piazza Tahrir contro l’esercito».

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