
Troppi bianchi eterosessuali nello spot, la gauche francese protesta

Parigi. La Caf (Caisse d’allocations familiales) è l’organismo che da quasi ottant’anni in Francia aiuta finanziariamente le famiglie con redditi bassi: attraverso sovvenzioni per pagare l’affitto, ma anche sussidi per i nuclei familiari numerosi, le situazioni di handicap e le persone anziane. Nel weekend, la Caf ha lanciato la sua nuova compagna di comunicazione con l’hashtag #grandiravecvous, crescere con voi, ricordando che dal 1945 accompagna i francesi giorno dopo giorno, in ogni fase della loro vita. Sotto la didascalia, un piacevole video di circa un minuto mette in fila vari quadretti familiari seguendo appunto l’evoluzione della vita: dalla nascita al primo giorno di scuola, dall’adolescenza a quando si diventa adulti e genitori.
La “diversità” non è mai abbastanza
Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe trovato nulla da dire su questa campagna di comunicazione, ma nell’epoca dell’ipersuscettibilità e del dominio incontrastato del politicamente corretto anche un filmato così innocuo scatena ondate di indignazione e accuse di oscurantismo, passatismo e nostalgie reazionarie. Laurence Rossignol, ex ministra della Famiglia e dei Diritti delle donne sotto il quinquennio del socialista François Hollande e attuale vice presidente del Senato, si è infatti lanciata su Twitter in una crociata contro la Caf e la sua nuova campagna: «In questo video ci sono solo stereotipi! Eppure, proprio perché accompagna tutte le famiglie, la Caf è consapevole che il modello 1 papà/1 mamma, un bell’appartamento, dei piccoli bambini biondi e le vacanze al mare non corrisponde né alla diversità delle famiglie né alle realtà sociali. #Vintage», ha twittato la ministra Rossignol, presidente dell’Assemblée des Femmes, associazione femminista fondata nel 1992.
Il tweet bilioso dell’ex ministra ha provocato a sua volta una serie di reazioni stizzite. «Ancora troppi bianchi e eterosessuali in questo video. C’è una donna nera, un asiatico e una persona con disabilità, ma non c’è mai abbastanza ‘diversità’», ha twittato ironicamente un utente, prendendosela con l’ossessione multiculturale della gauche francese. «Signora, questi modelli di famiglia classici esistono, fanno anch’essi parte della società francese. Questo è soltanto un esempio. Ciò non vuol dire che non esistano altre famiglie. Il dogmatismo delle sue dichiarazioni è costernante», ha aggiunto un altro utente.
L’ossessione dell’inclusività in Francia
Che una certa Francia sia ossessionata dall’ideologia della diversità, ne abbiamo avuto ulteriore prova recentemente con la scelta di Vogue France. La versione francese della celebre rivista di moda ha infatti deciso di mettere in copertina una donna con l’hijab, il velo islamico che lascia scoperto soltanto l’ovale del viso, presentando il tutto con la solita retorica dell’inclusività: «Una nuova generazione di modelle libere e impegnate». Peccato, però, che gli unici a brindare siano gli islamisti dinanzi a queste copertine, simbolo di un occidente che fa la figura dell’utile idiota dell’islam separatista. Leggete un po’ cosa scrive Konbini France, sito molto fighetto in voga tra i giovani progressisti, a proposito della copertina di Vogue: «In una società islamofoba, sembrerebbe che solo il foulard indossato dalle donne bianche sia accettato. Il magazine ha sempre detto ‘sì’ al foulard, ma non aveva ancora messo in vetrina delle donne musulmane velate».
Ora è cosa fatta, con buona pace di Konbini e della galassia benpensante francese. Del resto, Délphine Ernotte, presidente di France Télévisions, ossia la Rai francese, aveva anticipato già nel 2015 quale strada avrebbe dovuto intraprendere la Francia per essere “al passo coi tempi”: «Abbiamo una televisione di uomini bianchi di più di 50 anni e questa cosa va cambiata, affinché ci siano più donne e più giovani di tutte le origini».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!