Buon San Giuseppe. Un “pensiero virile” per la festa del papà

Di Luca Del Pozzo
19 Marzo 2021
È urgente che la "società dei senza padre" restituisca alla figura paterna autorevolezza e status. Va fermata la deriva per cui «l'uomo ideale... è una vera donna»
Papà con la figlia sulle spalle

Oggi che è la festa di San Giuseppe, la festa del papà, mi piace ricordare un bellissimo detto rabbinico che dice che perché un uomo possa dire di avere avuto una buona vita deve aver fatto tre cose: aver avuto un figlio, piantato un albero e scritto un libro. Io le ho avute in dono tutt’e tre. Ma quella che più considero una grazia straordinaria è la paternità.

Ma quanto è valorizzata oggi la figura paterna? Spiace dirlo ma un effetto collaterale della pur giusta e sacrosanta battaglia, non di rado inficiata da forzature ideologiche, contro la violenza sulle donne, e sulle madri in particolare, è l’affermarsi, per ora in modo soft ma con intensità crescente, di un clima di insofferenza quando non di ostilità nei confronti degli uomini in generale e della figura paterna in particolare. E non è certo un caso se si sta affermando a grande velocità la “società dei senza padre”, espressione che sta ad indicare i tanti, tantissimi figli cresciuti o che stanno crescendo senza il papà.

Non solo. Ma oltre alla piaga dei “fatherless”, c’è anche quella, ad essa speculare, dei tanti, troppi padri e mariti ridotti sul lastrico e/o costretti a mendicare un piatto caldo e un tetto sotto cui dormire a seguito di una separazione o di un divorzio (il che, da altra angolazione, ripropone la necessità di rimettere mano a tutta la materia, inclusa la disciplina degli affidi).

Tutto ciò rende oltremodo urgente che la società, in tutte le sue articolazioni, restituisca alla figura paterna autorevolezza e status, smettendola di considerare il padre un ente inutile da rottamare o, nel migliore dei casi, un suppellettile affettivo.

Ma più urgente ancora è il recupero, per dirla con Eric Zemmour, del “pensiero virile”, ossia di un pensare da uomini che non vuol dire ovviamente bieco maschilismo ma combattere innanzitutto contro quella deriva culturale secondo la quale, è ancora Zemmour a dirlo, «l’uomo ideale… è una vera donna. Ha reso le armi, e si è convinto che uguaglianza è similitudine. Tutto quello che è autenticamente mascolino è considerato una parolaccia. Una tara. Però così il gioco non funziona». Appunto. 

Foto di Brittani Burns per Unsplash

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