Bullo o meno, Trump ha ottime ragioni per fermare le cure di genere sui minori

Di Caterina Giojelli
16 Febbraio 2025
Dallo scandalo dei Wpath files alle confessioni dei whistleblower fino alla Cass Review, ci sono tanti motivi per osteggiare la "terapia affermativa" sui bambini in Usa. Ecco perché il "caso del Tennessee" alla Corte Suprema non sarà il solito derby destra-sinistra
Il presidente Usa Donald Trump, circondato da giovani atlete, firma un ordine esecutivo che vieta ai transgender di praticare sport femminili (5 febbraio 2025, foto Ansa)
Il presidente Usa Donald Trump, circondato da giovani atlete, firma un ordine esecutivo che vieta ai transgender di praticare sport femminili (5 febbraio 2025, foto Ansa)

Quello del Tennessee, United States v. Skrmetti, è il caso Lgbtq più significativo che la Corte Suprema abbia preso in considerazione negli ultimi anni. La causa avviata dall’allora amministrazione Biden, e sostenuta da oltre 160 legislatori democratici, contesta una legge dello stato firmata nel marzo del 2023 dal governatore del Tennessee Bill Lee (Jonathan Skrmetti è il procuratore generale) che vieta ai medici di fornire farmaci (bloccanti della pubertà e ormoni) e interventi chirurgici ai minori che si identificano come transgender.

Secondo i querelanti, tre adolescenti transgender con le loro famiglie e un operatore sanitario rappresentati dall’American Civil Liberties Union (Aclu), non solo il divieto assoluto costituisce una forma di discriminazione “sessuale” incostituzionale per gli under 18, in quanto viola la clausola di uguale protezione del XIV emendamento, ma le implicazioni della legge andrebbero ben oltre l’assistenza pediatrica travolgendo gli adulti.

Da Biden a Trump, cosa accade ora al “caso del Tennessee” alla Corte Suprema

Le argomentazioni orali sono state ascoltate il 4 dicembre, va da sé che con la rielezione di Trump il governo federale cambiasse posizione: in una lettera inviata il 7 febbraio al cancelliere della Corte Suprema degli Stati Uniti, il vice procuratore generale Curtis E. Gannon ha dichiarato che «le opinioni precedentemente espresse dal governo non rappresentano più la posizione degli Stati Uniti», il dipartimento di Giustizia non contesta più la legge del Tennessee. Tuttavia sollecita i giudici a proseguire il caso fino ad emettere una sentenza, «la rapida risoluzione della questione presentata da parte della corte avrà ripercussioni su molti casi pendenti presso i tribunali inferiori». Divieti analoghi a quello del Tennesse, legge nota come “SB1”, sono in vigore infatti in altri 25 stati americani, molti dei quali al centro di diverse cause legali.

Pur attesa, la mossa ha esacerbato il conflitto con l’Aclu, «è un’altra indicazione che stanno usando il potere del governo federale per prendere di mira i gruppi emarginati per ulteriori discriminazioni», sostengono gli avvocati ricordando le azioni intraprese dalla nuova amministrazione contro l’ideologia di genere e il segmento di popolazione fino a ieri più protetto da leggi e dagli ordini esecutivi dell’era Biden.

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Dai ban alla ripresa della narrazione sulle cure di genere ai minori

Da quando è tornato alla presidenza Trump ha infatti firmato ordini di segno opposto per affermare che esistono solo due generi determinati dalle caratteristiche biologiche, aprire la strada al divieto ai transgender di prestare servizio militare, vietare la somministrazione di farmaci e gli interventi chirurgici di riassegnazione del sesso ai minori di 19 anni e interrompere i finanziamenti federali alle squadre che ammetteranno transgender nei team femminili.

Tra i primi a fare causa contro il divieto federale di fornire cure di genere ai minori ci sono due adolescenti transgender “fuggiti” con le loro famiglie dal Tennessee e dalla legge SB1, a cui si sono aggiunti altri ragazzi di New York e del Massachussetts. Le loro storie drammatiche, scagliate dai giornali contro il bullo Trump, segnano tuttavia una altrettanto drammatica ripresa della narrazione sulle cure di genere ai minori presentate come scienza sicura, consolidata e salvavita. Non è così.

Nei “Wpath files” la prova regina che Trump ha ragione

A dare fondamento alle denunce di Trump quando si scaglia contro quelle che il suo durissimo executive order definisce «mutilazioni chimiche e chirurgiche» dei bambini, prendendo di mira direttamente i trattamenti pediatrici di transizione di genere (puberty blocker, ormoni e chirurgia di “riassegnazione del sesso”), non è un’orda di conservatori transfobici, come lascerebbe intendere la disgustata stampa liberal o i procuratori generali degli Stati di Washington, Oregon e Minnesota, che lo hanno citato in giudizio.

A dare ragione a Trump – che ha richiesto una revisione completa delle prove scientifiche e linee guida che sostituiscano gli standard esistenti privi di “integrità scientifica”, come quelli emessi dalla World Professional Association for Transgender Health (Wpath) – sono gli stessi medici dell’associazione, protagonisti dello scandalo mondiale dei “Wpath files”. Sono le malattie sviluppate dai loro pazienti (dal cancro alla sterilità) e l’improvvisazione attestata dai file trapelati dagli addetti ai lavori che brancolano nel buio sperimentando farmaci, dosaggi, interventi di “annullamento del sesso” e creazione di “nuovi set di genitali”: corpi senza peli o capezzoli, pseudofalli e vagine.

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Il dietrofront dei pionieri delle cure di genere e il boom di detransitioners

A dare ragione a Trump è il numero sempre più alto di detransitioners e di paesi pionieri delle cure di genere che hanno fatto dietrofront: dalla Finlandia alla Svezia, dall’Olanda alla Norvegia, alla Danimarca. E il numero sempre più alto di cause e scandali denunciati da medici e terapeuti usciti dal silenzio, il numero di copertine e inchieste, dall’Economist al New York Times, che hanno dato voce a “bambini che non erano trans”, ma come tali sono stati trattati durante l’era Biden.

A dare ragione a Trump sono tutti i più recenti studi che attestano che non esistono prove della transizione ormonale quale misura efficace per la prevenzione del suicidio, né di un aumento di tassi di suicidio in assenza di terapia affermativa.

La monumentale Cass review, convitato di pietra nei tribunali americani

Soprattutto è la monumentale Cass Review, convitato di pietra di tutte le cause intentate contro i divieti statali della terapia gender affirming, il rapporto indipendente commissionato dal servizio sanitario inglese alla pediatra britannica Hilary Cass che ha messo fine all’incubo di migliaia di ragazzini bollati come transgender e costretti a «un percorso tortuoso e inutile, permanente e che cambia la vita».

Il suo rapporto ha decretato la chiusura dei servizi per il cambiamento di genere dei ragazzi, la messa al bando dei bloccanti della pubertà nel Regno Unito e la fine della terapia affermativa che ha alterato per sempre e senza prove la vita di migliaia di adolescenti «usati come palloni da calcio». Lo stesso giudice della Corte Suprema Samuel Alito ha dovuto ricordare alla procuratrice generale Elizabeth Prelogar, secondo la quale esistevano “prove schiaccianti” dell’efficacia della terapia di genere sui bambini, che tutto quanto andava predicando alla Corte era stato smentito dal rapporto inglese.

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Al di là del bullo Trump, si sta parlando di minori, tutelati dalla legge

Perché è di loro che si sta parlando, ragazzini ai quali la legge americana riconosce una differenza sostanziale rispetto agli adulti: «I minori sono considerati incapaci di dare il consenso informato alle procedure mediche. Sono troppo giovani per comprendere i rischi e i benefici, e troppo suscettibili all’influenza degli adulti per essere pensatori indipendenti», ricorda David French sul New York Times.

Adulti e minori: al di là del bullo Trump è di questi ultimi che si occupa la SB1 in Tennessee, dove i maggiorenni hanno piena libertà di scegliere interventi medici che affermino il genere, inclusi sia il trattamento ormonale che la chirurgia. Ed è per proteggere questi ultimi che la “terapia di genere” avversata da Trump è già stata messa al bando in Regno Unito, Finlandia, Norvegia, Svezia eccetera.

Da “specie protetta” a pedine politiche

Da “specie protetta” a pedina il passo è ancora una volta breve. Per l’Atlantic i conservatori «hanno consapevolmente preso di mira un segmento esiguo e politicamente impotente della popolazione, cercando di privarlo dei diritti costituzionali, e poi hanno usato quei precedenti legali per indebolire le leggi che impediscono la discriminazione sulla base di razza, religione, orientamento sessuale e altre caratteristiche».

Il fine è secondo la Bibbia liberal ripristinare il dominio dell’uomo bianco, cristiano ed eterosessuale (sic), «ristabilire con la forza dello Stato le gerarchie di razza, genere e religione», «Che si tratti di costringere le persone Lgbtq a tornare nell’armadio , di costringere le donne a rimanere in matrimoni senza amore o di confinare le persone nere e ispaniche alla fatica di – come disse una volta Trump – “lavori da neri ” e “lavori da ispanici”, lo scopo di questo progetto ideologico è lo stesso: rimettere la massa più ampia di persone al loro “giusto posto”».

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Gli stati uniti contro Trump

Dieci giorni fa tre procuratori generali degli stati di Washington, Oregon e Minnesota hanno citato in giudizio Trump per violazione del Quinto e Decimo Emendamento: il suo ordine esecutivo “Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche”, dal titolo «falso e ripugnante», discrimina i transgender e cerca di regolamentare o criminalizzare unilateralmente le pratiche mediche negli stati. Minacce sono arrivate da altri 14 procuratori. Quello dello Stato di New York, Letitia James, ha detto alle strutture sanitarie che rifiutarsi di fornire i trattamenti di genere ai minori viola le leggi antidiscriminazione dello Stato.

Tra i primi a sospendere le terapie ormonali su giovani nuovi pazienti sotto i 19 anni dopo l’ordine di Trump, insieme a diversi ospedali in Colorado, Virginia e Washington DC, c’è il Children’s Hospital di Los Angeles, dove si trova la più grande clinica per adolescenti transgender degli Stati Uniti guidata dall’“esperta” – chiamata a deporre in numerosi tribunali contro i divieti statali – Johanna Olson-Kennedy. Un medico pagato profumatamente dal National Institutes of Health fin dal 2015 per dimostrare che il protocollo olandese funziona ma che non è mai riuscito a trovare prove della sua efficacia (decidendo così di non pubblicare mai i risultati).

Le domande aperte dal caso del Tennessee

Quello di Hilary Cass resta ad oggi l’esame più rigoroso, completo e aggiornato sui trattamenti medici di affermazione di genere per i minori e sull’origine della sua diffusione in tutto il mondo: «Sulla base di un singolo studio olandese, che suggeriva che i bloccanti della pubertà potrebbero migliorare il benessere psicologico di un gruppo di bambini strettamente definito con incongruenza di genere, la pratica si è diffusa rapidamente in altri paesi». Gli effetti collaterali avversi, evidenti e potenzialmente gravi, sono stati attestati da cliniche e ospedali, denunciati da chi aveva creduto di fare “il bene” dei bambini. Come scritto sopra, la prova regina che non c’era scienza o etica nelle cure gender affirming venne trovata in America (ancora lo scandalo Wpath files), ma anche nelle testimonianze di whistleblower come Jamie Reed e Roxxanne “Tiger” Reed, dei detransitioners, medici, infermieri e terapisti.

La Corte Suprema deciderà di intervenire per ridurre il ruolo dello Stato nel proteggere i giovani da trattamenti medici potenzialmente dannosi proprio nel momento in cui l’efficacia di tali trattamenti è sottoposta a dubbi e revisioni? Davvero le normative che arrivano da numerosi paesi, dal Regno Unito alla Svezia, seppur redatte da autorità mediche, non legislative, non hanno peso? Gli scandali che hanno travolto i medici americani giustificano l’“intrusione” del governo nella vita dei minori? La sentenza della Corte Suprema è attesa entro l’inizio dell’estate e le domande sono tante.

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