
Brasile, i narcos evangelici ordinano la chiusura di tre chiese cattoliche

A Rio de Janeiro, città meravigliosa non fosse per la violenza crescente, l’ultimo fine settimana il capo narcos Álvaro Malaquias Santa Rosa ha ordinato la chiusura delle attività di tre parrocchie e chiese cattoliche.
Noto ai più con l’alias affiliatogli dalla polizia di “Peixão”, “Pesce Grosso” – anche se lui vuole essere chiamato “Aarão” (Aronne) -, Malaquias Santa Rosa ha fatto chiudere le porte, sabato 6 luglio, alla parrocchia di Santa Edwiges, nel quartiere di Parada de Lucas, e a quelle di Nossa Senhora da Conceição e São Justino e di Santa Cecília, nel Brás de Pina. Tutti quartieri molto poveri, nella zona nord di Rio. Non era mai accaduto prima e i fedeli delle chiese colpite sono visibilmente scossi, visto che sono stati criminali armati sino ai denti a intimare la chiusura ai parroci che ne hanno immediatamente dato notizia sulle reti social, annullando tutte le messe, i battesimi e i matrimoni previsti nell’ultimo fine settimana.
I cattolici nel mirino del capo narcos di Rio
Chi ha dato l’aut-aut ai preti, il 34enne Álvaro Malaquias Santa Rosa, è il boss del Complexo de Israel, un conglomerato di favelas che ospita più di 130 mila persone nella zona settentrionale di Rio de Janeiro. Latitante su cui pendono nove mandati di arresto, in questa zona di Rio è lui a dare gli ordini.
Secondo la polizia che si sta occupando delle indagini le tre chiese sarebbero state riaperte, ma la paura tra i fedeli rimane molto elevata. Peixão è infatti uno dei principali leader della fazione criminale Terceiro Comando Puro, il Tcp, gruppo criminale emergente che a Rio si è alleato con le “milizie” (i gruppi paramilitari) per combattere nella zona nord della città carioca il Comando Vermelho (Cv), l’organizzazione narcos storicamente più potente.

Il leader del “narcopentecostalismo”
Di sicuro Peixão oggi è il leader più importante del cosiddetto “narcopentecostalismo” di Rio, un fenomeno in costante ascesa negli ultimi due anni, e ha “convertito” gran parte del Terceiro Comando Puro in una sorta di setta evangelica. Sotto il suo comando ci sono centinaia di “martiri” della “Tropa de Aarão” (la Truppa di Aronne), armati di fucili d’assalto pronti a uccidere o morire a difesa dei luoghi di spaccio di droga nelle comunità di Parada de Lucas, Cidade Alta, Vigário Geral, Pica-Pau e Cinco Bocas. Álvaro Malaquias Santa Rosa chiama infatti i suoi soldati “l’Esercito del Dio vivente”, visto che nella Bibbia ebraica Aronne è il fratello maggiore di Mosè e profeta di Yahveh, il dio d’Israele e, proprio per questo, lui pretende che nel Complexo de Israel tutti lo chiamino Aarão. Un Aronne della criminalità organizzata, insomma, visto che sarebbe anche stato ordinato “pastore” di una chiesa evangelica, almeno secondo le indagini della polizia locale.
Questo spiegherebbe perché questo criminale ora attacchi le chiese cattoliche, come ha fatto nell’ultimo fine settimana, e colpisca anche le religioni di matrice africana come l’umbanda, storicamente molto praticata in Brasile.
I nemici dei narcotrafficanti evangelici dati in pasto ai maiali
Come ha scritto nel libro La fede e la pistola: crimine e religione in Brasile nel XXI secolo Bruno Paes Manso, ricercatore presso l’Università di San Paolo, Río de Janeiro è testimone del singolare fenomeno dei narcotrafficanti evangelici. Peixão/Aarão è infatti noto per usare molti simboli associati a Israele, ha imposto bandiere con la stella di David sul territorio che controlla e, in uno dei suoi bunker, la polizia ha scoperto giubbotti antiproiettile, munizioni e un esemplare della Torah.
Ma Álvaro Malaquias Santa Rosa è noto anche per la sua crudeltà. I suoi “martiri” allevano infatti maiali all’interno della favela Vigário Geral per fare scomparire i cadaveri delle vittime del Terceiro Comando Puro e, negli ultimi anni, decine di vittime – residenti di favelas dominate da gruppi rivali o persone che hanno disobbedito a qualche regola interna da lui imposta – sono state gettate in pasto agli animali. La sua organizzazione criminale è stata anche accusata in passato di avere pagato 300 mila reais (circa 50 mila euro) al mese a funzionari corrotti per avere informazioni prima delle operazioni antidroga della polizia.
La religione come strumento dei criminali
Per Paes Manso, «religione e delinquenza sono mondi diversi, anche se hanno origini simili nelle città brasiliane. Sono nati e diffusi nei quartieri poveri, come soluzioni create da queste popolazioni per uscire dalla povertà in un paese dove il denaro può fare la differenza tra la vita e la morte». Per il ricercatore «con la professionalizzazione del crimine e l’ingresso del denaro illegale nel mondo formale e nell’economia attraverso il riciclaggio di denaro, il dialogo tra questi mondi è diventato più stretto a partire da un’ideologia comune che valorizza la ricchezza e la capacità di consumo come lo scopo della vita».
Da segnalare, infine, che la posizione dei gruppi criminali di Rio rivela un problema più profondo che ha colpito tutta la politica brasiliana: nella lotta per il potere, in un mondo dove le vecchie ideologie sono crollate, la religione è usata strumentalmente persino dai criminali che chiudono le chiese cattoliche, come Álvaro Malaquias Santa Rosa.
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