Bologna, referendum scuole paritarie. «L’Europa ci guarda e ride: solo da noi l’idea che tutto deve essere statale»

Di Redazione
15 Aprile 2013
Elena Ugolini, sottosegretario all'istruzione: «Se tu spieghi in Europa il senso di questo referendum, si metterebbero tutti a piangere, non a ridere»

REFERENDUMB-come-Bologna copia«Se in Italia partissimo dai dati delle esigenze vere e cominciassimo a lavorare, non nelle parole ma nei fatti, per il bene dei nostri figli, saremmo molto più capaci di farci rispettare. Il mondo ci guarda e ride». Anche la voce del sottosegretario all’istruzione Elena Ugolini si leva contro il referendum che chiamerà il 26 maggio i bolognesi ad esprimersi sul sistema integrato tra comune e scuole paritarie. Il clima in città si scalda, il mese che porta alla chiamata alle urne si prospetta teso e ricco, con gli occhi puntati sul Pd, a rischio spaccatura nonostante la presa di posizione ufficiale del sindaco Merola in difesa delle paritarie. Il primo cittadino viene difeso dalla Ugolini, che nella sua intervista all’agenzia Dire dice di condividere la linea tenuta dal primo cittadino, spiegando la leggittimità della sua posizione: «A livello nazionale abbiamo la legge 62, fatta dal grande ministro Berlinguer, che non è un nome propriamente di destra, che ha reso concreto in modo molto chiaro il concetto fondamentale che anche il privato, a certe condizioni, può fornire un servizio pubblico». Per poi chiudere: «Se tu spieghi in Europa il senso di questo referendum, si metterebbero tutti a piangere, non a ridere. In Europa non esiste l’idea che tutto deve essere statale. Voglio dire, cerchiamo di capire quello che permette alle scuole di migliorare e di dare il meglio ai nostri ragazzi, chiediamoci cosa può far avere ai nostri ragazzi una buona proposta educativa e formativa».

BOICOTTAGGIO? Nel frattempo si inaspriscono i rapporti tra Palazzo Accursio e i referendari del “Comitato articolo 33”, promotori del voto, con quest’ultimi che puntano il dito contro l’organizzazione della consultazione: troppo poco un solo giorno di voto, e troppo basso il numero dei seggi, 200 con 64 sedi di voto. Francesca De Benedetti, portavoce del fronte per la scelta “A”, parla addirittura di boicottaggio, ma qualcuno ricorda quanto già alto sia il costo stimato di questa tornata elettorale, 500 mila euro, la metà del famoso milione di euro che se la convenzione Comune-paritarie decadesse verrebbe risparmiato. Intanto entrambi gli schieramenti si preparano a promuovere le loro posizioni con una serie di incontri pubblici: chi vuole il referendum si troverà entro la fine del mese presso il teatro Testoni, insieme al presidente onorario del comitato, Stefano Rodotà, e al leader della Fiom Maurizio Landini.
Chi invece vuole tutelare il sistema integrato ha già un calendario di conferenze organizzato: stasera ad esempio spiegheranno le loro posizioni anti-referendarie il sindaco Virginio Merola, l’assessore alla scuola Marilena Pillati e il segretario del Pd Raffaele Donini, in un incontro pubblico alle 20.45 presso il Centro Civico Lame. Domani invece toccherà a Stefano Zamagni (leggi qui l’intervista a tempi.it)e Giovanni Sedioli promuovere i loro manifesti in favore delle scuole paritarie: moderati dal giornalista Francesco Spada, interverranno al Teatro Testoni a partire dalle 20.30.

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3 commenti

  1. Hughes

    Il problema dell’Italia è il permanere di una buona fetta di popolazione impregnata di questa cultura del sospetto verso tutto ciò che è privato. Una cultura statalista fino al midollo, che pensa tutto sia risolvibile con l’aumento delle tasse, ben rappresentata dalla Cgil, che tutela i già garantiti, dai pensionati agli statali con stipendio intoccabile e posto assicurato.

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