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«Senza libertà religiosa la Cina non può risolvere i suoi problemi e la società collasserà»
«In Cina ci sarà sempre corruzione, il problema infatti è la struttura del potere comunista. Il partito continua a reprimere la libertà religiosa ma senza libertà religiosa non può esistere integrità morale e onestà e senza questi requisiti la società collasserà un giorno o l’altro». Così il grande esperto di Chiesa cinese Anthony Lam, direttore del Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, spiega a tempi.it perché la Cina comunista non riuscirà mai «a risolvere i suoi problemi da sola». Domani si chiuderà il 18mo Congresso del partito comunista cinese, che vede l’elezione della Quinta generazione di leader comunisti del paese. Il nuovo segretario del partito sarà Xi Jinping, Li Keqiang il suo numero due. Entrambi diventeranno a marzo rispettivamente presidente e premier della Cina al posto di Hu Jintao e Wen Jiabao, che lasciano il potere dopo 10 anni di governo. Dopo l’intervista al grande dissidente Harry Wu e all’esperto di politica cinese Steve Tsang, docente a Nottingham, tempi.it intervista Anthony Lam.
Dopo dieci anni di governo, il segretario Hu Jintao cede il potere. Come valuta il suo operato?
Tecnicamente è davvero un bravo leader ma non si possono non vedere i conflitti tra il governo e i cinesi oppressi.
È un modo per dire che la sua “società armoniosa” è rimasto un mero slogan?
Direi proprio di sì, non si è neanche avvicinato a realizzarla. I quadri di partito a livello cittadino e provinciale causano un sacco di problemi alla gente. La situazione è peggiorata rispetto a 10 anni fa.
La Cina però economicamente è cresciuta tantissimo negli ultimi anni.
Molti cinesi guadagnano a spese degli altri. Ci sono aziende che nessun paese straniero ospiterebbe sul proprio suolo e che possono operare apertamente o segretamente in Cina. Molte imprese guadagnano bene ma la gente comune non trae vantaggio da questi successi economici.
Molti analisti speravano che durante il Congresso la nuova leadership avrebbe aperto le porte alle riforme politiche. Non sembra così.
Non mi stupisce, né Wen Jiabao né Hu Jintao hanno mai cercato di attuare davvero delle riforme. La loro unica preoccupazione è che il partito comunista resti saldo al potere e tutte le riforme, lo sappiamo, implicano un cambiamento al potere. Non ci saranno mai riforme fino a quando il partito non si sentirà pronto a cedere il potere.
Lei è un grande esperto della vita della Chiesa cattolica in Cina. Da luglio il vescovo ausiliario di Shanghai Ma è rinchiuso praticamente agli arresti domiciliari a Sheshan. Negli ultimi 10 anni la condizione della libertà religiosa è migliorata o peggiorata in Cina?
È evidentemente peggiorata molto.
Questo danneggia la crescita economica e democratica del paese?
Certamente. Senza libertà religiosa non può esistere integrità morale e onestà e senza questi requisiti la società collasserà un giorno o l’altro. Il partito continua a lamentarsi della corruzione ma poi non agisce seriamente per risolvere il problema. La mancanza di libertà religiosa è un esempio.
Perché il partito comunista parla di combattere la corruzione dal 1993 e nel 2013 la situazione è addirittura peggiorata?
A causa della struttura del potere in Cina. Non c’è democrazia, il sistema non è controllato da nessuno, non c’è equilibrio.
Domani si chiude il Congresso. Si aspetta qualcosa di buono dalla conferenza stampa?
Assolutamente no. Xi Jinping verrà eletto ma il paese è peggiorato rispetto a quando Hu Jintao era succeduto a Jiang Zemin.
Vede segnali concreti di speranza per un cambiamento positivo della Cina nei prossimi anni?
I leader comunisti dovrebbero occuparsi dei problemi di cui abbiamo parlato fino ad ora. Ma loro non possono risolvere da soli questi problemi. La speranza c’è perché mano a mano che la società civile cresce ed esce allo scoperto, la gente alzerà sempre di più la voce fino a trovare il modo di risolversi da sola i problemi.
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