Lettere al direttore

Come Pietro e Giovanni in piazza San Pietro al funerale di Benedetto XVI

Papa Francesco celebra i funerali del papa emerito Benedetto XVI, Roma, 5 gennaio 2023
Papa Francesco celebra i funerali del papa emerito Benedetto XVI, Roma, 5 gennaio 2023 (Ansa)

Ho bisogno di qualcuno con cui andare a trovare papa Benedetto: da soli non si può andare al sepolcro dell’amico. Mi vengono alla mente i due discepoli del quadro di E. Burnand: trafelati, Pietro e Giovanni corrono al sepolcro il mattino di Pasqua… Accetta di accompagnarmi Luigi, l’amico con cui in questi anni ho vissuto l’esperienza di Opera Baldo, uomo pratico e deciso, anche nell’organizzazione delle cose! Decidiamo di partire il mercoledì a tarda mattina per essere verso sera a Roma e dunque in piazza San Pietro giovedì 5 gennaio. Non so che cosa mi abbia spinto a volere tenacemente questo viaggio e ad affidarmi a Luigi e non so perché lui mi abbia detto di schianto di sì. C’è sempre un volto nel viaggio che fa da promemoria.

La mia conoscenza di Joseph Ratzinger cominciò quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e mio padre ne leggeva con interesse Rapporto sulla fede, libro in cui Vittorio Messori dialogava con lui. Molti anni dopo me lo ritrovai a pronunciare l’omelia per le esequie di monsignor Luigi Giussani, quando volle essere presente (papa Giovanni Paolo II in quel momento stava male) a parlare della «gioia dei discepoli al vedere Gesù». Cominciò così, a mia memoria, una delle più dolci omelie sulla morte in cui l’esperienza di don Giussani, la storia di Comunione e Liberazione, era stata risignificata dal cardinale che aveva voluto in quel contesto dedicare attenzione anche all’esperienza di quei memores che poi avrebbe voluto nella sua famiglia una volta diventato Papa.

E poi ancora me lo ritrovo in quel contributo di chiarezza che riprendevo ogni anno nell’ora di Religione, la Deus Caritas est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Arriviamo a Roma all’imbrunire e corriamo quasi al sepolcro, cioè alla Basilica Vaticana, in cui sono esposte le spoglie mortali di Benedetto. Come nel quadro del mattino di Pasqua già citato il discepolo più giovane sopravanza il più anziano al sepolcro. Ma lo aspetta… mi fa osservare Luigi. Ci addossiamo alle transenne e la fila non è poi così lunga anche perché sta per finire l’orario di visita. Ci colpiscono i tanti giovani e ragazzi, intere famiglie che stanno facendo la fila per vedere quel volto proteso al cielo ormai e quasi irriconoscibile dopo la strenua battaglia. Dietro la camera ardente c’è subito una messa e vi partecipiamo.

L’indomani siamo in piazza alle 7 precise, entriamo fra i primi anche se c’è chi ha fatto notte nei pressi ed è sotto una coperta: anche Roma è avvolta da una leggera coperta di nebbia che cancella la cupola e rende gelida la nostra attesa in mezzo ad un popolo di ogni lingua che per fortuna trova nel latino bellissimo della messa esequiale un suo codice comune.

Papa Francesco arriva in carrozzina e sosta a lungo vicino all’amico, al nonno saggio che per un decennio gli ha offerto una presenza fedele, dolce e umile. Mi colpisce la sua omelia, di grandissima liricità, in cui delinea l’immagine del pastore: «”Padre nelle tue mani affido il mio spirito” è l’invito e il programma di vita che ispira e vuole modellare come un vasaio il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù… Pascere vuol dire amare e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza…Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!».

Piergiorgio Bighin

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.