La preghiera del mattino

Migranti: c’è una questione umanitaria ma anche un “problema Ong”

Nave della Ong Sos Humanity carica di migranti
La nave Humanity 1 della Ong Sos Humanity al largo della Sicilia nell’ottobre scorso con a bordo migranti dalla Libia (foto Ansa)

Su Startmag Chara Rossi scrive: «La Russia e l’India stanno discutendo la possibilità di una “produzione congiunta di armamenti moderni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov dopo un colloquio a Mosca con il suo omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar. “Abbiamo discusso l’attuale situazione e le prospettive future della nostra cooperazione tecnico-militare, compresa la produzione congiunta di armamenti moderni”, ha affermato Lavrov, citato dalla Tass, in una conferenza stampa congiunta».

L’evidente debolezza dimostrata da Mosca nell’organizzare la sua aggressione all’Ucraina, alla fine potrebbe portarle nuove alleanze invece che maggiore isolamento. In pochi giorni il nuovo presidente brasiliano ha confermato i buoni rapporti con Vladimir Putin, Ankara si è dimostrata pronta a pagare gas in rubli, Algeri ha approvato un accordo commerciale, e mentre nei Balcani e in Centro Europa si manifestano posizioni filorusse, l’India si avvia a fare addirittura un accordo con il Cremlino per produrre “armamenti moderni”. Una Russia che fa meno paura, paradossalmente diventa un interlocutore interessante in tante parti del pianeta per diminuire un certo temuto unilateralismo americano. La lotta per affermare i diritti umani fondamentali che l’Occidente non può abbandonare (e che quindi non può sacrificare Kiev) ha bisogno anche di molta buona politica e non solo di etica & armi.

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Sul Sussidiario Andrew Spannaus dice: «I democratici si sono avvantaggiati di diversi temi, ad esempio l’aborto e la preoccupazione per un possibile ritorno di Trump sulla scena. Entrambi i fattori hanno portato a votare molta gente che non lo faceva, si tratta della seconda più alta affluenza in 50 anni dopo quella del 2018».

Le elezioni di midterm americane hanno dimostrato, soprattutto con il voto in Florida per Ron DeSantis, che la rivoluzione conservatrice non è stata interrotta neanche dalle decisioni della Corte suprema sull’aborto. Ma hanno dimostrato anche che non c’è più spazio per trumpismi e Papeete, il neoconservatorismo può diventare un fattore strutturale della politica occidentale se dimostra un pieno senso di responsabilità politica e istituzionale. Quella massa di elettori che si astiene o torna a votare (come è avvenuto negli Stati Uniti l’8 novembre) elimina la logica delle “roccaforti” o dei movimentismi invincibili. Ogni elezione va curata con la massima attenzione alla sensibilità dei cittadini senza mai dare per scontati i risultati.

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Sul sito del Tgcom 24 si scrive: «“La presidente del Consiglio reputa ‘bizzarra’ la decisione dei medici di far sbarcare tutti i migranti dalle navi Ong? Lasciamo fare le diagnosi a chi ha le competenze, la politica faccia il suo mestiere”. Questa la risposta di Filippo Anelli, presidente Ordine nazionale dei medici. “Un medico agisce in scienza e coscienza”, ha dichiarato, “quindi da parte mia c’è piena fiducia nell’operato dei sanitari”».

La scienza non deve essere sottoposta alla politica. Ma non è una religione. I medici non sono sacerdoti di una verità rivelata, bensì professionisti orientati dalla scienza, attività empirica per eccellenza. Dunque è indispensabile che i medici non siano “comandati” dai politici, ma è anche necessario che siano responsabili delle loro scelte di fronte alla loro comunità scientifica istituzionalmente organizzata e che non può coincidere quindi con un “sindacato”.

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Sulla Zuppa di Porro Matteo Milanesi scrive: «Come riportato da Frontex, l’agenzia europea sulla vigilanza dei confini, la presenza delle Ong, al largo delle coste africane, fungeva da elemento spronante delle partenze. Nel 2021, ”i migranti che arrivavano dalla Libia dichiaravano costantemente” di aver verificato, prima della partenza, la presenza delle Ong nell’area, spiegando che, in assenza delle navi nel Mediterraneo, molti si rifiutavano di partire. È quanto si legge in un documento riservato di Frontex, relativo al periodo 1 gennaio-18 maggio 2021, che l’Adnkronos ha potuto visionare. “La Libia è ancora una volta percepita dai subsahariani come l’ultimo paese di partenza per raggiungere l’Ue”, spiega l’agenzia europea. “Il fatto che ad oggi molti di questi migranti, segnalati nell’operazione navale europea Themis, abbiano bisogno solo di un periodo compreso tra sei e sette mesi per raggiungere l’Italia”, sottolinea Frontex, “suggerisce che le reti criminali hanno riadattato in modo efficiente il loro modus operandi per trafficare migranti in Libia e oltre in Italia”. Ma Frontex si spinge oltre e indica il punto esatto in cui sorge il contatto tra immigrazione ed organizzazioni criminali: è Zuara, città della Libia settentrionale. Essa, infatti, “è diventato il principale luogo di ultima partenza in Libia e nella regione del Mediterraneo centrale”, da cui è partito “circa il 40 per cento di tutti i migranti segnalati nel Mediterraneo centrale” nel 2021. Un hub di traffico che rappresenta il principale sponsor all’immigrazione clandestina, nonché il primario ostacolo nell’attuazione della “linea dura” annunciata da Piantedosi».

È evidente come nel caso dei migranti che arrivano nei porti italiani siamo di fronte a una vicenda dal duplice aspetto: vi è una questione umanitaria che riguarda persone in fuga da condizioni insopportabili e vi è una rete di criminali che approfitta di queste condizioni per fare i proprio affari con il commercio di carne umana. La pietà è indispensabile verso i perseguitati, ma l’intransigenza verso i neo schiavisti e i loro complici lo è altrettanto. Trovare le vie per aiutare uomini e donne sofferenti è necessario, ma anche incarcerare gli schiavisti e sequestrarne navi e risorse, lo è.

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