
Lettere al direttore
Il mio voto alle regionali della Lombardia (e una richiesta di unità)

Caro direttore, reduce dal grande incontro promosso al Palalido di Milano dalle Cdo lombarde e dal colloquio avviato dalla rete “Ditelo sui tetti” con alcuni candidati al Consiglio Regionale di Lombardia, vorrei, sommessamente, dichiarare, come sempre, il voto che esprimerò il 12 ed il 13 febbraio, per lealtà sia verso me stesso sia verso i tanti amici che l’avventura straordinaria vissuta dentro la realtà di Cl da 64 anni mi ha fatto gratuitamente incontrare. E poi, la segretezza del voto, prevista dall’articolo 48 della Costituzione, fu stabilita per tutelare ogni persona rispetto al potere che comanda: ma tra amici non vi sono segreti. Anche i pareri (ed i voti) diversi non possono incrinare minimamente la comunione e l’amicizia che ci sono state donate.
Avendo sentito parlare, molto efficacemente, al Palalido di sussidiarietà, di libertà di educazione, di famiglia, di assistenza e sanità e avendo ascoltato le preoccupazioni di “Ditelo sui tetti” circa i temi della scuola, della vita e del fine vita, penso che la scelta politica di fondo non possa non andare a favore di quella realtà che, almeno finora, viene definita come “centro-destra” (candidato presidente Fontana), perché sui temi appena indicati appare più credibile e più decisamente schierata, anche se tutto è sempre perfettibile, perché tutti portiamo dentro di noi la “caduta” dovuta al peccato originale. Certamente non posso fidarmi delle proposte del c.d. centro sinistra (candidato presidente Majorino), che su alcuni temi si trova addirittura su di una posizione opposta da quella indicata dalla Cdo e da “Ditelo sui tetti”, essendosi spinto in maniera ossessiva e anche incomprensibile verso una impostazione “radicale” inaccettabile. Ma non mi posso neppure fidare del c.d. terzo polo, impersonato dalla candidata presidente Moratti, troppo ondivaga per essere credibile in un’avventura “politica” per la quale mi sembra assolutamente impreparata. La competenza “tecnica” non sempre può diventare competenza “politica”. Del resto, sono proprio Calenda e Renzi ad essere molto equivoci sui temi “antropologici” che mi stanno a cuore, anche perché il loro sguardo volge sostanzialmente a sinistra. Sul voto di fondo, quindi, non ho problemi nel sostenere il presidente uscente della Regione Lombardia, indicato dall’intero centro-destra.
Qualche problema esiste, invece, quando affronto il tema del voto di lista e dei candidati al Consiglio Regionale, anche perché molti cari amici sono in gara in liste diverse. A tutti loro ho segnalato la mia contrarietà a questa loro “divisione”, confidando che si arrivi alla formulazione di un “luogo” nel quale, almeno, sia possibile confrontarsi: ma questo lo vedremo dopo il voto. Ora, ciascuno di noi deve scegliere, anche con qualche imbarazzo e con un certo dolore, tra candidati bravi ed amici. Nell’urna si può dare solo una indicazione e quindi siamo tutti obbligati ad una scelta. Personalmente, voterò nel collegio di Milano e Provincia, dove si propongono 6 amici, candidati in 6 liste diverse. Dopo vari incontri e diversi esami delle rispettive proposte, sono arrivato alla conclusione, sempre nell’ambito del centro-destra, di dare la mia preferenza a Matteo Forte, che corre nella lista Fdi: la sua lunga e meritoria esperienza nel consiglio comunale di Milano e la chiarezza con cui si è sempre impegnato mi inducono a sostenerlo anche in questa occasione, avendo egli, tra l’altro, ben motivato la sua attuale militanza, che tende a dare spazio a molte delle preoccupazioni che mi stanno a cuore, in una prospettiva di riuscita. Dico questo, anche se rispetto grandemente l’impegno che stanno profondendo altri amici in altre liste del centro destra e se spero che tutti vengano eletti: Raffaele Cattaneo, che ha svolto e sta svolgendo un intenso lavoro per portare la sua lista dei “moderati” ad ottenere un risultato che permetta una significativa presenza in Regione; Deborah Giovanati, che nella lista della Lega sta lavorando con impegno perché vengano assicurati alcuni temi che mi stanno a cuore; Carmelo Ferraro, che nella lista del candidato presidente cerca di dare dignità e valore alle professioni presenti in Regione e non solo. La mia stima va verso tutti, se non altro perché tutti hanno il coraggio di “metterci la faccia”, anche se, ripeto, la circostanza del voto mi costringe ad una scelta, che faccio a viso aperto e di fronte a tutti gli amici, sia candidati che non candidati, pronto ad ogni confronto e pieno di speranza che prima o poi tutti gli amici si ritrovino ad essere insieme, perché l’unità costituisce un fattore decisivo della nostra esperienza.
Voto a Milano, ma, con le stesse motivazioni, se abitassi in Brianza voterei per Claudia Toso (FDI), sapendo dell’ottimo lavoro svolto anche da Letizia Caccavale (FI); se fossi a Varese voterei per Raffaele Cattaneo (Moderati), pur rispettando pienamente l’impegno di Pietro Zappamiglio; se vivessi a Lecco voterei per Procopio (Moderati), se fossi a Como voterei per Laura D’Incalci (Lista del Presidente Fontana) e se fossi a Brescia voterei per Gabriele Barucco (FI) ed a Pavia per Antonello Galliani (Moderati). Se poi, ipotesi dell’irrealtà, abitassi a Roma (si vota anche nel Lazio), voterei per l’amica Chiara Iannarelli (FDI).
Buon voto a TUTTI: esso sia l’occasione, doverosa e seria, per approfondire le ragioni più vere e determinanti del nostro essere e stare insieme.
Peppino Zola
Caro Peppino, grazie. Approfitto della tua lettera solo per dire che nel numero del mensile di febbraio ho scritto un articolo sul punto di cui parli anche tu: la necessità di ritrovare un luogo di unità politica tra persone che condividono gli stessi principi e le stesse ricette di intervento nella società.
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