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La dottrina della Chiesa sulla redenzione operata da Gesù è ben chiara. Il sacrificio di Cristo in remissione dei peccati ha come effetto che «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Giovanni 6,53).
Nella scarsa formazione che ho ricevuto da ragazzo veniva accentuata l’importanza della remissione dei peccati operata da Cristo mentre la Comunione risultava quasi come un corollario, una provvidenziale conseguenza del Sacrificio di Cristo. Oggi mi sembra importante sottolineare l’intenzionalità di Gesù non solo di perdonare ma di “dimorare” in noi. San Paolo afferma nella seconda lettera ai Galati: «Non vivo più io ma vive in me Cristo» e il santo non è altro che una persona che ha lasciato operare in sé Gesù. Grazie all’incontro con sant’Escrivá ho appreso l’importanza del continuo colloquio con Gesù durante la giornata. I sacramenti della Confessione e della Comunione, assieme alla lettura del Nuovo Testamento e di libri spirituali, la recita d...
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