Biffi, il ricordo di Caffarra e Negri. «Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di una fede capace di generare un giudizio»

Di Redazione
14 Luglio 2015
Le esequie del cardinale Giacomo Biffi a Bologna officiate dal suo successore Carlo Caffarra. E un ricordo firmato dall'arcivescovo di Ferrara

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Pubblichiamo l’articolo dell’Osservatore Romano sul funerale del cardinale Giacomo Biffi, già arcivescovo di Bologna, scomparso nella notte di sabato 11 luglio.

«Aveva una grande venerazione della fede dei piccoli, dei semplici, e non permetteva che fosse minimamente vulnerata da sedicenti teologie. Parlando dei poveri, dei semplici non posso tacere un aspetto poco conosciuto del suo ministero: l’esercizio della carità verso chi si trovava in difficoltà di ogni genere, anche economiche». È uno dei passaggi più significativi dell’omelia del cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, che questa mattina nella cattedrale di San Pietro ha presieduto le esequie del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo della città dal 1984 al 2003, morto sabato scorso all’età di 87 anni.

«Il vescovo Giacomo — ha detto ancora Caffarra — fu maestro di fede anche nella lunga tribolazione della malattia. Non potrò mai dimenticare il modo con cui accettò l’amputazione di una gamba. Il volto emanava serenità, pace, abbandono. La fede era diventata vita nel senso più profondo. Ha costruito la sua vita, il suo pensiero teologico, il suo ministero pastorale sulla roccia di quella professione: il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Ai funerali hanno partecipato tutti i vescovi dell’Emilia-Romagna, numerosi sacerdoti della Chiesa bolognese, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, l’arcivescovo emerito di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e molti rappresentanti delle istituzioni.

Biffi, ha ricordato l’arcivescovo di Bologna, era innamorato della sua diocesi: «Egli amava ripetermi di non fare alcuna fatica a osservare il nono comandamento poiché la sposa che il Papa gli aveva dato, la Chiesa di Bologna, era così bella da non desiderarne altre». È anche per via di questa “mistica gelosia” per la Chiesa bolognese che il cardinale Biffi – è stato sempre Caffarra a evidenziarlo nell’omelia – non ha mai mancato di lanciare moniti e critiche pubbliche, una sorta di «messa in guardia di questo gregge santo di Bologna dagli errori, dimostrandone, a volte in modo tagliente, l’intima inconsistenza». Egli «aveva un concetto molto alto del dialogo e disprezzava profondamente chi lo praticava o come sforzo di ridurci tutti a un minimo comune denominatore o al perditempo della chiacchiera da salotto. In breve: il dialogo coincide con l’evangelizzazione».

In un passaggio del commento al Vangelo e alla prima lettura, il cardinale Caffarra si è poi soffermato sulla «grande libertà di giudizio» sui fatti di oggi e del passato che ha contraddistinto il magistero episcopale del suo predecessore: «Ubi fides, ibi libertas era il suo motto. Possiamo dire, usando le parole di san Massimo il Confessore, che il nostro vescovo Giacomo ci ha insegnato a pensare ogni cosa per mezzo di Gesù Cristo, e Gesù Cristo per mezzo di ogni cosa. E Dio solo sa quanto oggi nella nostra Chiesa italiana abbiamo bisogno di una fede capace di generare un giudizio sugli avvenimenti». La Chiesa – ha concluso – «non può, non deve perdere la sua memoria, ma deve custodire i suoi ricordi fedelmente».

Al termine delle esequie, Biffi è stato sepolto nella cripta della cattedrale.

* * *

Proponiamo anche un ricordo del cardinale firmato da monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, pubblicato lunedì sul suo sito.

Appena appresa la notizia della morte dell’amico fraterno ho immediatamente pensato che con lui se ne è andato un uomo che ha raccolto la più grande tradizione intellettuale e morale dello spirito e della storia ambrosiana.

Una grande intelligenza teologica, una delle più profonde e delle più vaste dell’ultimo secolo, raccolta attorno al grande tema del “Cristocentrismo” assoluto, la centralità assoluta di Cristo come redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia.

Da questa consapevolezza sgorgava una visione ampia e concreta della realtà e del cristianesimo a cui ritornava spesso recuperando la grande lezione di sant’Ambrogio e di san Tommaso d’Aquino.

Il suo pensiero ha spaziato su tutti i grandi temi della fede cattolica, in particolare sul mistero della Santa Chiesa. Da Cardinale condusse la diocesi di Bologna con una chiarezza ideale e con una capacità pastorale che lo segnalano tra i più grandi vescovi di questa nostra epoca.

Viveva l’amore appassionato alla Chiesa e al popolo di Dio con una visione profonda della vita sociale, che solo se è illuminata dall’esperienza della fede – e animata dalla testimonianza dei cristiani – può sfuggire alla tentazione di assolutizzarsi, cioè di diventare fonte di dominio sull’uomo e sulla sua verità.

Lontano dalla mentalità dominante, che si lascia misurare dall’opinione pubblica, il cardinale Biffi diceva: «Il mio problema è cosa pensa di me Dio, cosa pensa di me la Chiesa, e cosa pensa di me il Papa».

L’ho visto l’ultima volta qualche settimana fa, subito dopo l’amputazione della gamba, e silenzioso mi ha guardato con occhi vivi, lucenti, interessati, appassionati, sottolineando con l’approvazione della testa quello che andavo dicendo o con un diniego quando emergevano posizioni inassimilabili alla nostra posizione obiettivamente ortodossa.

Il cardinale Biffi è stato certamente un grande uomo di Chiesa, e questo risulterà sempre più evidente con il passare del tempo. Onore quindi – come si diceva una volta – a lui e alla sua straordinaria testimonianza di fede, di cultura e di paternità pastorale.

S.E. Mons. Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa

Foto Ansa

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2 commenti

  1. SUSANNA ROLLI

    L’ho già scritto altrove: la soluzione sono loro, Dio in loro..Gesù vivo e crocefisso -disprezzato, sputacchiato, amputato- in loro. La salvezza siete voi, cari Servi di Dio…Gli alter Christus.

  2. Cisco

    “Egli «aveva un concetto molto alto del dialogo e disprezzava profondamente chi lo praticava o come sforzo di ridurci tutti a un minimo comune denominatore o al perditempo della chiacchiera da salotto. In breve: il dialogo coincide con l’evangelizzazione».

    Galantino non era presente per scelta o qualcuno ha pensato bene di non farlo entrare?

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