Cosa spera di ottenere Biden dal suo viaggio in Medio Oriente

Di Amedeo Lascaris
14 Luglio 2022
Le conseguenze della guerra in Ucraina riportano gli Stati Uniti a bussare alla porta di Israele e Arabia Saudita. Con una missione che non porterà accordi, ma annunci
Joe Biden
Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, esce dall'Air Force One dopo il suo arrivo in Israele (foto Ansa)

Con la visita in Israele, Cisgiordania e Arabia Saudita il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ritorna nel solco del vituperato predecessore Donald Trump puntando nuovamente sulle relazioni tra i due partner storici di Washington facendo di fatto fallire, o almeno rimandare sine die l’ipotesi di un accordo nucleare con l’Iran. Con sommo ritardo, Biden mette piede in una regione che un tempo era una priorità per gli Stati Uniti.

Una missione a lungo rimandata

Il presidente degli Stati Uniti giunge in Medio Oriente a oltre un anno dal suo insediamento avvenuto il 20 gennaio 2021 e dopo aver viaggiato ben tre volte in Europa e una volta in Asia. La missione a lungo rimandata si pone una serie di obiettivi importanti anche per evitare un fallimento alle elezioni di medio termine che si terranno l’8 novembre: rilanciare sul piano bilaterale i rapporti con Israele e Riad, formare un’alleanza in funzione anti-Iran tra lo Stato ebraico e i Paesi arabi del Golfo, spingere il regno saudita ad abbandonare o almeno ridurre i rapporti con la Russia e pompare più petrolio per ridurre i prezzi delle quotazioni petrolifere che hanno fatto schizzare l’inflazione Usa ai massimi dal 1981.

La missione, che dovrà impostare le basi per una possibile normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita, vedrà per la prima volta un presidente degli Stati Uniti viaggiare direttamente dallo Stato ebraico alla monarchia del Golfo, che non ha mai riconosciuto lo Stato di Israele. L’Air Force One volerà infatti dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv all’aeroporto King Abdulaziz di Gedda, in Arabia Saudita, in quello che secondo gli analisti rappresenta un primo segnale di apertura di Riad ad una possibile normalizzazione dei rapporti con Israele.   

Si comincia in Israele

Il viaggio dell’inquilino della Casa Bianca ha preso il via ieri a Tel Aviv, in Israele, e vedrà come primo appuntamento un colloquio con il presidente israeliano Isaac Herzog e il premier Yair Lapid. Secondo il quotidiano israeliano Jerusalem Post Israele presenterà anzitutto una serie di richieste in termini di sicurezza. Tra queste il finanziamento del nuovo sistema di difesa laser Iron Beam e l’approvazione da parte di Washington della vendita del sistema ad altri Paesi regionali, inclusi Emirati e Arabia Saudita.

Anche l’«alleanza» per la difesa aerea del Medio Oriente sarà un argomento caldo durante la visita di Biden. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha affermato che intende aggiornare il presidente sul lavoro svolto con i partner in tutta la regione contro l’Iran. Gantz ha affermato che il programma è già operativo e ha già consentito l’intercettazione riuscita dei tentativi iraniani di attaccare Israele e altri paesi.

Il tema del nucleare iraniano

Sebbene non sia chiaro quali stati della regione si siano uniti, si ritiene che Biden parlerà dell’argomento con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman. Altro tema caldo che sarà presentato sia da Israele che anche dai sauditi riguarda il programma nucleare iraniano. Il rilancio dell’accordo sul nucleare, o Piano globale d’azione congiunto (Jcpoa) raggiunto nel luglio 2015 e considerato il grande traguardo della presidenza di Barack Obama, è stato uno dei punti della campagna elettorale di Biden.

A partire dall’aprile del 2021 i colloqui sono ripresi a Vienna e hanno portato alla redazione di un testo completo per almeno il 90 per cento, tanto che alla fine dello scorso anno un accordo sembrava ormai imminente. Le pressioni di Israele e Arabia Saudita, i timori di Washington di rilanciare un accordo ormai inutile dato l’avanzamento del programma nucleare e infine lo scoppio della guerra in Ucraina hanno di congelato i negoziati, culminando con la risoluzione di condanna contro Teheran presentata da Usa, Regno Unito, Francia e Germania e approvata durante la riunione del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) del 9 giugno scorso.

Un dietrofront per Biden

Come sottolinea Politico la visita segna un chiaro dietrofront per Biden che ha trascorso i primi 18 mesi del suo mandato ignorando la regione e tenendosi ben lontano da problemi intrattabili come l’intermediazione di una soluzione a due Stati tra israeliani e palestinesi e in generale nelle questioni regionali come l’oneroso sostegno all’Arabia Saudita nella guerra in Yemen. Al contrario dei predecessori, anche dello stesso Obama con cui si raggiunsero punti di grande gelo nei rapporti sia con Israele che con i Paesi del Golfo, Biden ha utilizzato toni duri contro l’Arabia Saudita e l’erede al trono Mohammed bin Salman sospettato dalla stessa intelligence Usa di aver avuto un ruolo nell’omicidio del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi avvenuto nell’ottobre del 2018 a Istanbul.

Le difficoltà nel raggiungere un accordo realistico con l’Iran e soprattutto lo spostamento di Arabia Saudita ed Emirati verso la Russia hanno spinto Biden e il suo team, in particolare il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e il responsabile per il Medio Oriente Brett McGurk, a giungere alla conclusione di mutare radicalmente politica per evitare che Russia e Cina si allarghino di fatto all’intera regione, rendendo sempre più difficile un ritorno degli Stati Uniti. La Russia ha già risposto al viaggio di Biden, annunciando ieri la visita del presidente Vladimir Putin in Iran per la prossima settimana.

L’importanza del vertice di Gedda

Nei fatti, Biden imiterà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, per tre anni paladino nella battaglia per chiedere giustizia per l’omicidio Khashoggi, capitolato lo scorso 22 giugno davanti al giovane erede al trono saudita – salito alla ribalta grazie a Donald Trump – accolto ad Ankara con gli onori riservati ai capi di Stato, in cambio dei preziosi investimenti fondamentali per l’economia turca devastata prima dalla pandemia di Covid-19 e dalle politiche contro l’aumento dei tassi di interesse di Erdogan e ora dalla guerra in Ucraina.

La presenza di Biden al vertice di Gedda che vedrà riuniti i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait, Oman e Qatar), Egitto, Giordania e Iraq in cui verrà discussa una possibile all’alleanza militare per contenere l’Iran di cui potrebbe far parte anche Israele confermerà che Washington ha bisogno di collaborare con i Paesi della regione per contenere un Iran che non sarà mai un paese amico, mantenere un fragile cessate il fuoco in Yemen, combattere il terrorismo e ora anche contrastare o almeno non favorire la Russia.

Tra inflazione e petrolio

Biden ha inoltre bisogno di fornire un segnale di successo in politica estera soprattutto per invertire la spirale inflattiva conseguenza della guerra in Ucraina e dell’innalzamento dei prezzi del petrolio che ha portato a maggio il tasso annuale all’8,6 per cento con previsioni fosche di un ulteriore aumento anche a giugno. L’Arabia Saudita e gli Emirati sono gli unici Paesi della regione in grado di aumentare sin da subito la propria produzione petrolifera e di prodotti petroliferi, in particolare benzina diesel, fondamentale per il funzionamento dell’economia statunitense.

In un editoriale pubblicato dallo stesso Biden proprio sul Washington Post, quotidiano su cui scriveva Khashoggi, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che viaggerà «in Medio Oriente per iniziare un nuovo e più promettente capitolo del coinvolgimento dell’America nella regione». Il viaggio sarà anche l’occasione per Biden per tentare di recuperare i rapporti, ai minimi storici, con l’Autorità nazionale palestinese (Anp). Dopo la tappa in Israele, il presidente Usa si recherà in Cisgiordania per un colloquio con il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, nonostante per ora non vi sia l’intenzione di invertire i provvedimenti presi durante l’amministrazione Trump quando Washington spostò l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme est.

I dossier problematici nelle mani di Biden

In un articolo pubblicato nei giorni scorsi, il New Tork Times ha affermato, citando fonti statunitensi, che l’amministrazione Biden, pur continuando a puntare a una soluzione a due Stati del conflitto israelo-palestinese, è conscia che il radicamento degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, le divisioni all’interno della leadership palestinese e il disinteresse israeliano nei negoziati di pace rendono la costituzione di uno Stato palestinese una possibilità molto remota. Tra le ipotesi vi sarebbe quella di sfruttare il percorso di normalizzazione tra Paesi del Golfo e Israele per cercare di rilanciare il processo di pace israelo-palestinese e, soprattutto, fare pressioni per un rinnovo della leadership palestinese, ormai mal tollerata anche dagli stessi Paesi arabi.

Un dossier che potrebbe rappresentare un ulteriore problema di opinione pubblica per Biden riguarda l’omicidio della giornalista di Al Jazeera e cittadina americana, Shireeb Abu Akleh, uccisa l’11 maggio a Jenin durante un’operazione delle forze di sicurezza israeliane in un campo profughi palestinese e che per alcune settimane ha riportato la questione mediorientale nuovamente al centro delle cronache. La leadership palestinese ha fortemente criticato la posizione del governo Usa che ha definito una “fatalità” l’omicidio della giornalista pur affermando che la donna sarebbe stata uccisa dal fuoco delle forze di sicurezza israeliane. Lo scorso 8 luglio i familiari della giornalista hanno chiesto di poter incontrare Biden durante la sua breve tappa in Cisgiordania, ma difficilmente ciò accadrà in una visita che vede il rilancio dei rapporti con Israele tra gli argomenti cardine.

Zero accordi, molti annunci

Il viaggio, carico di molte aspettative, punterà in realtà più sulla presenza stessa del presidente nella regione che su azioni concrete. Tenendo conto che la missione è stata rimandata più volte a causa delle possibili conseguenze per la tenuta della salute del presidente in una missione in Paesi in cui d’estate la temperatura supera i 40 gradi, il viaggio di Biden sarà anzitutto di ampio respiro e non andrà in profondità, con visite rapide e pochi eventi pubblici fatta eccezione per il vertice di Gedda.

Secondo Politico, la visita non avrà risvolti in termini di accordi, ma sarà caratterizzata da alcuni annunci come lo stanziamento di 100 milioni di dollari per gli ospedali palestinesi, grazie al quale l’Arabia Saudita consentirà alle compagnie aeree israeliane di sorvolare il suo spazio aereo. Non è ancora chiaro invece se vi sarà l’annuncio ufficiale dell’alleanza di difesa aerea integrata tra Israele e Paesi arabi a guida statunitense per il contrasto ai missili balistici iraniani. 

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