Bibbia agli studenti veneti, Zaia: «Scuola può decidere». Don Semenzin: «Mai detto che l’iniziativa confonde»

Di Benedetta Frigerio
21 Gennaio 2011
Libero, Giornale, Corriere e Repubblica riportano false notizie. Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione Veneto, spiega che «abbiamo chiesto ai presidi se volessero accettare le Bibbie. Nessuna forzatura». Zaia dice che «invitiamo solo le scuole all’uso di pagine che affermano la nostra cultura giudaico-cristiana». Don Diego Semenzin: «Mi hanno travisato»

Lo scorso martedì sul quotidiano Libero usciva la notizia: Il governatore Luca Zaia vuole che la Bibbia sia regalata a ogni alunno delle scuole venete. A scandalizzare, che la curia della diocesi vicentina non fosse d’accordo. Tal don Diego avrebbe detto che l’iniziativa poteva confondere, e non permettere l’integrazione. Esattamente il giorno successivo Repubblica riprendeva la notizia facendo sembrare che l’iniziativa, tacciata come oscurantista tra le righe, non finisse lì: l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, sembrava pronta anche a bandire dalle scuole i libri di certi intellettuali di sinistra.

Bene, le cose non stanno proprio così.
Sembra che Libero e il Giornale non abbiano verificato le parole del presule, mentre a Largo Fochetti e in via Solferino abbiano un po’ oscurato i fatti. Nel primo caso, per dipingere un paese retrivo, nel secondo, semplicemente per alzare un polverone inesistente. Elena Donazzan spiega a Tempi di aver solo fatto un appello, «affinché non si favorisca la presenza di autori che hanno firmato l’istanza pro Battisti, descrivendo un assassino come persona buona e intelligente. Questo perché sia chiaro che non è così e perché ai nostri alunni non siano indicati cattivi maestri. E poi nessun obbligo: saranno le scuole a decidere».

Altra cosa è invece l’invio agli istituti primari dei testi biblici: «Tutto è nato quando un’azienda ha deciso di donarle gratis a tutti gli alunni delle scuole elementari. A luglio ne abbiamo data una copia al patriarca di Venezia, Angelo Scola, venuto in visita alla Regione, che ha benedetto l’iniziativa. Così abbiamo semplicemente chiesto ai presidi se volessero accettare o no il dono. Nessuna forzatura».

Ci si chiede perché dia così fastidio un testo che ha costruito la civiltà europea e che rappresenta un elemento dell’identità italiana, senza attaccare nessuno. Tra l’altro, replica Zaia a Tempi, «noi non forziamo, ma invitiamo le scuole all’uso di pagine che affermano la nostra cultura giudaico-cristiana, perché speriamo sia custodita per il bene di tutta l’Italia. Poi ci auguriamo che i professori facciano un percorso con i ragazzi per introdurli alla lettura. Infatti, anche in merito, non possiamo intervenire. Dobbiamo lasciare ampia libertà alla scuola, che non è cosa nostra».

Pare proprio che a qualcuno piaccia andare contro la propria identità e pretendere pure che la Chiesa avalli le sue idee relativiste o creare divergenze, per rendere le notizie più appetibili. Don Diego Semenzin, capo ufficio scuola della curia vicentina e responsabile dei professori di religione, tuona a Tempi: «Non ho mai detto che l’iniziativa confonde. Ho detto se mai ai giornalisti che si erano confusi interpellandomi perché pensavano che l’iniziativa venisse dalla curia. Ne hanno approfittato per travisare le mie parole, perché non ne sapevo nulla».

Certo, forse il presule andava avvisato ma ora può solo dire di essere «contento
che la Regione regali questo libro per noi tanto prezioso. Utile anche per chi viene qui e dell’Italia non sa nulla. Penso che questo giovi all’integrazione se i professori ne sapranno fare buon uso. Inoltre, è un dono libero: non si forza nessuno. Anche se, come mi disse un preside non proprio di destra, “bisognerebbe che la religione fosse obbligatoria per il bene di tutti. Non discrimina. Anzi, aiuta ogni persona”».

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