
Per capire che Berlusconi è “folle” non c’è bisogno di una perizia

Che Berlusconi sia un po’ folle è vero, ma non nel senso che intendono i giudici. È un po’ da pazzi, infatti, fare impresa in un paese dove i grandi gruppi industriali vivono nel cimitero degli elefanti in attesa di prebende di Stato, dove per avere un timbro devi aspettare sei mesi e dove esistono le tasse sulle tasse.
Ed è certamente un po’ demenziale pensare di poter fondare un partito (liberale, garantista, cristiano) nel paese dell’ammuina cattodemocratica e sinistrorsa, facendo politica per oltre vent’anni sfidando le congreghe e le consorterie di quei poteri che dell’Italia han fatto una provincia della burocrazia romana.
L’elogio della follia di Erasmo
Soprattutto, è assolutamente insensato fare quello che nessuno fa in Italia, né a destra né a sinistra né al centro, e cioè non leccare il fondoschiena alla magistratura ideologizzata, l’unico-vero-assoluto potere del paese.
Ha ragione oggi Alessandro Sallusti a scrivere su Libero: per sapere che Silvio era un po’ matto bastava leggere la sua biografia. E, poi, non era forse lui stesso a definirsi discepolo di quell’Erasmo da Rotterdam autore dell’Elogio della follia?
Perizia psichiatrica, ma non per lui
La richiesta dei pm di Milano di una perizia psichiatrica per il Berlusconi malato certificato è solo l’ennesimo e ultimo, forse più lampante, esempio di quella persecuzione giudiziaria cui il leader politico è sottoposto da cinque lustri.
Si può discutere di tutto: dei suoi errori, delle sue promesse tradite, dei suoi abbagli e gaffe («Mr Obamaaaa!») e persino delle sue barzellette, stranezze e debolezze umane, ma non riconoscere che nel suo caso la giustizia abbia fatto di tutto per farlo fuori, questo sarebbe – sì – follia. E non c’è bisogno di una perizia psichiatrica per capirlo.
Foto Ansa
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