
Berdiaev e l’anima nera della democrazia
Il carissimo amico prof. Adriano Dell’Asta, redattore della coraggiosa rivista La Nuova Europa mi ha fatto avere un inedito di Berdjaev del 1923 sulla democrazia. Attenti bene: nel 1923 era già in atto il grande terrore stalinista, che aveva dilatato e dilagato quello leninista. Ci sono geni (e Berdjaev è uno di questi) che hanno la straordinaria capacità di “leggere il presente” nel suo riferimento fondamentale e di intuirne profeticamente gli sviluppi. Mi limito a una brevissima selezione di questo testo che non esito a definire straordinario. «Per la prima volta nella nostra epoca la questione della democrazia è diventata una questione inquietante sul piano religioso. La democrazia significa l’autodivinizzazione umana e la negazione della fonte divina del potere. Il popolo basta a se stesso. A fondamento della democrazia non è stata posta la volontà di innalzare la vita, il desiderio della qualità e del valore. Voi avete creduto alla democrazia perché avete perso la fede nella giustizia e nella verità. Per voi giustizia e verità sono quello che vuole e dice il popolo».
Noi conosciamo un volto della democrazia che è anch’esso reale e costituisce l’ideale della convivenza sociale. è l’ethos del dialogo, del confronto che indica e sostiene le regole fondamentali per la vita della società civile, soprattutto per quanto riguarda il rapporto fra la istituzione statuale e le forme di autorealizzazione della società. Per tanto la democrazia vive delle “differenze”: antropologiche, culturali, religiose, che si impegna a difendere e a promuovere.
Ma Berdjaev ci insegna che c’è anche un’anima nera della democrazia, che ha perseguitato, corrotto e negato la democrazia reale. La democrazia moderna e contemporanea ha preteso di nascere da una procedura meccanica, quasi tecnologica, non indifferente alle differenze ma negatrice delle differenze. Certo che la democrazia dice l’autodivinizzazione dell’uomo e ne celebra in modo irreversibile il suo potere individuale e sociale. La democrazia moderna e contemporanea ha avuto il volto del totalitarismo, negatore della libertà e della dignità della persona, del suo impeto creativo. Ha reso prive di contenuto parole come il sacrificio dell’impegno, la vergogna del proprio peccato, l’amore gratuito dell’uomo per la donna e per i figli, la gioia della dedizione, la speranza dell’immortalità.
Berdjaev ci aiuta ad essere intelligenti oggi. Anche nel nostro paese, dietro la parola democrazia sta la dialettica fra teismo ed antiteismo, fra laicità e laicismo, fra pluralismo e totalitarismo. Siamo gli ultimi eredi di un tempo che ha tragicamente sperimentato la realtà delle parole di Berdjaev. Noi cristiani sappiamo di avere nel cuore un amore profondo per l’uomo e per la sua libertà. Sappiamo che dobbiamo lavorare, giorno dopo giorno, perché la laicità prevalga sul laicismo, il senso religioso di don Giussani sul razionalismo, il pluralismo sulla mentalità monoculturale ed omologante. Dobbiamo lavorare perché la cultura vinca definitivamente la tentazione della ideologia. Questo impegno significa per noi presenza e missione. Cioè offerta della nostra vita resa nuova dalla fede a tutti coloro che, nel profondo della vita, desiderano la Vita.
La fede che rende ogni giorno più umana la nostra esistenza ci mette accanto ad ogni uomo con il desiderio che finalmente si riapra il dialogo fra il suo cuore e l’avvenimento di Gesù Cristo.
* Vescovo San Marino-Montefeltro
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