
Benedetto XVI: «La memoria del Natale per accorgersi che Gesù viene ogni giorno»
«Egli ci raggiunge in ciò che per noi è più familiare e facile da verificare, perché costituisce il nostro contesto quotidiano, senza il quale non riusciremmo a comprenderci», questo è lo scandalo del cristianesimo di un Dio che non “horruísti Virginis úterum”, che non ha avuto ribrezzo dell’utero di una Vergine. È così che Benedetto XVI, citando il beato Giovanni Paolo II, cominciando la sua penultima catechesi d’Avvento, ha continuato a ribadire che l’incarnazione non è un fatto del passato e che «questa Rivelazione di Dio si inserisce nel tempo e nella storia degli uomini: storia che diventa il luogo in cui possiamo constatare l’agire di Dio a favore dell’umanità». Tanto che «la storia non è un semplice succedersi di secoli, di anni, di giorni, ma è il tempo di una Presenza che le dona pieno significato e la apre ad una solida speranza». E anche noi «con la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità siamo chiamati ogni giorno a scorgere e a testimoniare questa Presenza».
DIO VIENE. Il Papa ha sottolineato che con il Natale di Cristo «il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino», come dice l’evangelista Marco. Perché, «ciò che illumina e dà senso pieno alla storia del mondo e dell’uomo inizia a brillare nella grotta di Betlemme; è il Mistero che contempleremo tra poco nel Natale: la salvezza che si realizza in Gesù Cristo». Questo Salvatore, nudo e povero come uno di noi, non ci costringe ma chiede di essere amato liberamente, «chiede la decisione dell’uomo di riconoscerLo e di seguirLo». È questo sì al «rivelarsi di Dio nella storia, per entrare in rapporto di dialogo d’amore con l’uomo», che «dona un nuovo senso all’intero cammino umano». Ma per accorgerci di come questo accada nella nostra vita il Papa ha parlato della necessità di conoscere l’agire di Dio attraverso la Sacra Scrittura: «Vorrei ancora una volta invitare tutti, in questo Anno della fede, a prendere in mano più spesso la Bibbia per leggerla e meditarla e a prestare maggiore attenzione alle letture della Messa domenicale».
Benedetto XVI ha spiegato l’importanza di fare memoria di quanto è accaduto per comprendere la fedeltà di Dio a ciascuno di noi. Nel Libro del Deuteronomio, ad esempio, «Mosè si rivolge al popolo dicendo: “Guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli», perché «la fede è alimentata dalla scoperta e dalla memoria del Dio sempre fedele, che guida la storia e che costituisce il fondamento sicuro e stabile su cui poggiare la propria vita. Anche il canto del Magnificat, che la Vergine Maria innalza a Dio, è un esempio altissimo di questa storia della salvezza. (…) Maria nel Magnificat esalta l’agire misericordioso di Dio nel cammino concreto del suo popolo, la fedeltà alle promesse di alleanza fatte ad Abramo e alla sua discendenza; e tutto questo è memoria viva della presenza divina che mai viene meno».
Il Papa ha poi ricordato l’Esodo degli «Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto perché possano ritornare alla Terra Promessa e adorarlo come l’unico e vero Signore». Che ci ricorda che «Israele non si mette in cammino per essere un popolo come gli altri», ma «per servire Dio nel culto e nella vita» e «testimoniarlo in mezzo agli altri popoli». E che «la celebrazione di questi eventi serve a renderli presenti, «perché l’opera di Dio non viene meno. Egli tiene fede al suo disegno di liberazione e continua a perseguirlo, affinché l’uomo possa riconoscere e servire il suo Signore e rispondere con fede e amore alla sua azione».
COME E DOVE RICONOSCERLO. Il Papa è partito dalla prima scelta di Dio di rivelarsi a un popolo, «un piccolo popolo che non era né il più numeroso, né il più forte». E che questa Rivelazione di Dio va poi avanti nella storia, culminando «in Gesù Cristo: Dio, il Logos, la Parola» in cui «si compie ogni promessa». Come si evince del racconto del Vangelo «dei due discepoli in cammino verso Emmaus (…) Gesù, infatti, spiega ai due viandanti smarriti e delusi di essere il compimento di ogni promessa: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (24,27). L’Evangelista riporta l’esclamazione dei due discepoli dopo aver riconosciuto che quel compagno di viaggio era il Signore». Di come si accorgono che era Lui: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
LO STUPORE. È questo stupore che ci permette di riconoscere la Sua Presenza viva oggi, come nell’Avvento. Perché, ha concluso il Papa, l’Avvento «indica una realtà meravigliosa e sconvolgente: Dio stesso ha varcato il suo Cielo e si è chinato sull’uomo; ha stretto alleanza con lui entrando nella storia di un popolo; Egli è il re che è sceso in questa povera provincia che è la terra e ha fatto dono a noi della sua visita assumendo la nostra carne, diventando uomo come noi». L’Avvento ci invita «a ripercorrere il cammino di questa presenza», per ricordarci «sempre di nuovo che Dio non si è tolto dal mondo, non è assente, non ci ha abbandonato a noi stessi, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere. E anche noi con la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità – ha concluso – siamo chiamati ogni giorno a scorgere e a testimoniare questa presenza, in un mondo spesso superficiale e distratto, e far risplendere nella nostra vita la luce che ha illuminato la grotta di Betlemme».
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