
Belgio. Vietata la macellazione kosher e halal per dimostrare che «la legge è al di sopra della religione»

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo apparso il 9 gennaio nel sito del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese, tratto dalla Catholic News Agency, è pubblicato in questa pagina.
In Belgio potrebbe diventare difficile per ebrei e musulmani reperire cibo preparato secondo le loro norme religiose, visto che il 1° gennaio sono entrate in vigore nuove regole che vietano la macellazione animale kosher o halal.
Secondo Joos Roets, un avvocato che rappresenta un gruppo di istituzioni islamiche, il divieto mira a stigmatizzare alcune comunità religiose più che a perseguire lo scopo dichiarato, e cioè a proteggere gli animali dalla sofferenza. Il governo avrebbe potuto intraprendere strade diverse per difendere gli animali «senza violare la libertà religiosa del Belgio», ha detto Roets al New York Times.
Tanto le norme islamiche quanto quelle ebraiche esigono che gli animali siano in perfetta salute al momento della macellazione. Devono essere uccisi con un singolo taglio alla gola.
Le regole dell’Unione Europea e le regole in diversi paesi europei (vedi per esempio il caso della Danimarca, ndr) impongono invece che gli animali siano resi insensibili al dolore prima della macellazione. Ciò comporta l’utilizzo di tecniche come l’abbattimento degli animali con il gas, il ricorso a scariche elettriche su animali di piccola taglia come il pollame e nel caso di animali più grandi l’uso della pistola a “proiettile captivo” che spara una punta di metallo nel cervello, spiega il New York Times.
Le autorità religiose ritengono che alcune di queste misure, come stordire l’animale, violino le loro imposizioni sulla macellazione. Tra i sostenitori della macellazione kosher e halal c’è chi dice che con quei metodi gli animali perdono coscienza nel giro di secondi e potrebbero perfino soffrire di meno.
Ann De Greef, direttore dell’organizzazione belga “Global Action in the Interest of Animals”, sostiene al contrario che lo stordimento non è in conflitto con le norme religiose. La De Greef mostra anche disprezzo nei confronti delle pratiche religiose di chi critica la legge. «Vogliono rimanere nel Medioevo e continuare a macellare senza stordire – visto che la tecnica non esisteva ancora all’epoca – senza dover rispondere alla legge», dice. «Beh, sono spiacente, ma in Belgio la legge è al di sopra della religione e questo non cambierà».
Attualmente la legge si applica nella regione delle Fiandre e una normativa simile entrerà in vigore in Vallonia nei prossimi mesi del 2019.
Il divieto è stato proposto da Ben Weyts, un nazionalista di destra fiammingo che sovrintende al benessere degli animali in qualità di ministro del governo regionale. In diversi paesi i leader della destra, molti dei quali si oppongono all’aumento delle popolazioni musulmane, si battono contro alle pratiche di macellazione rituale, ricorda in New York Times.
La maggior parte degli stati europei e l’Unione Europea prevedono esenzioni per motivi religiosi alla direttiva di stordire gli animali prima della macellazione. Le regole del Belgio non ne concedono.
Ci sono oltre 30 mila ebrei e 500 mila musulmani in Belgio, su una popolazione totale di 11 milioni di persone. Quanti intendono rispettare le norme della macellazione rituale dovranno ordinare carne da altri paesi. Il che comporterà spendere di più e probabilmente dover fare i conti con carenze alimentari.
La città di Anversa ha una fra le più grandi comunità di ebrei ultraortodossi d’Europa, con molti gruppi cassidici e «abbondanza di ristoranti kosher», fa notare il Congresso ebraico europeo. Yaakov David Schmahl, un rabbino di Anversa, esprime il timore che le regole del Belgio nascondano intolleranza antireligiosa dietro l’impegno in difesa degli animali. È impossibile conoscere le reali intenzioni delle persone, a meno che queste non le esprimano chiaramente, «ma la maggior parte degli antisemiti non lo fa», dice al New York Times.
Il rabbino è preoccupato anche per una nuova legge belga in materia di homeschooling, pratica comune nella sua comunità ebraica: un altro esempio di una tendenza europea che a suo dire rende più difficile per gli ebrei osservanti vivere secondo le proprie tradizioni.
Secondo Saatci Bayram, noto esponente della comunità islamica belga, quando il governo ha cercato un confronto sul divieto, i musulmani si sono espressi criticamente, ma l’esecutivo non ha seguito il loro consiglio. «Questo divieto è presentato come parola rivelata dagli attivisti del benessere animale, ma il dibattito sul benessere animale va avanti da 1.500 anni nell’islam», dice. «La nostra macellazione rituale non causa dolore».
Menachem Margolin, presidente della European Jewish Association, dice che la legge «crea un procedente negativo per altri paesi». Il divieto «getta un’ombra sulla nostra comunità e sulle norme ebraiche, poiché in sostanza dice che non ci si può fidare di noi per quanto riguarda il benessere degli animali. Che abbiamo bisogno della supervisione del governo», ha spiegato Margolin all’emittente all-news israeliana i24. «Questo configura un precedente terribile a livello internazionale».
Nel settembre 2013 la Conferenza episcopale polacca si dichiarò contraria a vietare la macellazione kosher e halal, citando il riconoscimento della libertà religiosa da parte del paese e «il diritto di mantenere le proprie tradizioni e consuetudini». Ebrei e musulmani hanno il diritto «di preservare le loro consuetudini, compresa la macellazione rituale degli animali», dissero i vescovi. La Conferenza episcopale appoggiò la tesi secondo la quale «le comunità religiose ebraiche e i credenti dell’islam devono poter legittimamente preservare ed esercitare i loro diritti fondamentali alla libertà di religione e di culto». L’alta corte della Polonia cancellò la legge nel 2014.
Foto macelleria halal da Shutterstock
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