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Lex naturalis: se hai un pupo, pesti un Lego. Scalzo. E se il pupo davanti alla scena strilla più forte di te, sappi che quello che ti si è appena conficcato nel calcagno non è mica solo un Lego, quello potrebbe essere Aliya, o Autumn o Leo – maledetto genitore abilista –, insomma un Lego inclusivo. E come tale, oltre a una specifica «tonalità di pelle, cultura, disabilità fisica o non visibile e neurodiversità», potrebbe avere «arti diversi, sindrome di Down, vitiligine». C’è anche chi ha l’Adhd, e chi «lotta con l’ansia». Attento anche al cane: dal giorno dell’incidente Pinkle si muove solo «con una sedia a rotelle».
Di cosa diavolo stiamo parlando? Ma dell’ultima trovata dell’azienda danese per allevare bambini “sostituiti”: ovvero bambini che hanno qualcuno che pensa e organizza il gioco al posto loro. Bambini che invece di industriarsi a immaginare e costruire il loro mondo sono costretti a seguire il protocollo di quello degli adulti, e decostruire stereotipi, disuguagl...
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