Aveva votato contro le donne vescovo. Ora la Chiesa anglicana lo vuole cacciare

Di Redazione
20 Dicembre 2012
Presentata una mozione di sfiducia per il presidente della camera dei laici del sinodo anglicano. La colpa? Si era opposto all'ordinazione vescovile delle donne

Nonostante la bocciatura a novembre dell’ordinazione vescovile delle donne da parte del sinodo, la Chiesa d’Inghilterra ha deciso di aprire le consultazioni per uno “scambio di opinioni” fra i membri del suo organo legislativo, con l’obiettivo di arrivare a un’approvazione del provvedimento entro l’estate dell’anno prossimo. Nel frattempo, la camera dei laici, responsabile del fallimento della riforma (non passata per pochi voti), ha presentato una mozione di sfiducia contro il suo presidente, Philip Giddings, che sarà discussa il prossimo gennaio.

SFIDUCIATO. A Canon Barney, uno dei membri laici a favore delle donne-vescovo, le parole di Giddings sono sembrate una minaccia per l’integrità dell’anglicanesimo. Giddings, inoltre, si sarebbe reso colpevole di aver minato l’autorità di Justin Welby, futuro arcivescovo di Canterbury (che si era espresso favorevolmente nei confronti della riforma) e di aver contraddetto «il punto di vista della casa dei vescovi nel loro complesso». Secondo Barney, il discorso del presidente della camera laica del sinodo avrebbe «dato un contributo significativo al danno di immagine della Chiesa d’Inghilterra», che sta già soffrendo «per mano della stampa» e del governo, il quale, per rappresaglia contro la bocciatura della riforma, ha minacciato di eliminare i sostegni finanziari alla chiesa anglicana.

LA MAGGIORANZA. Le parole di Giddings, docente universitario e leader dell’ala conservatrice della Chiesa anglicana, furono determinanti nel convincere alcuni membri del consiglio a votare contro il provvedimento sulle donne-vescovo. Giddings aveva affermato che sulla questione si era discusso a lungo solo «per coloro che sono in maggioranza e possono imporre la loro volontà», che comunque non è «abbastanza per ottenere il consenso di coloro che si oppongono», «essenziale» se la Chiesa anglicana vuole mantenere l’unità.

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