
Il Deserto dei Tartari
L’aumento della spesa militare italiana non ha senso

Anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta, perciò non c’è bisogno di essere simpatizzanti del M5S o di Sinistra Italiana, di essere dei fan di Giuseppe Conte o di Nicola Fratoianni, per capire che il progetto di aumentare d’acchito la spesa militare italiana da 25 a 38 miliardi di euro all’anno è una scelta irresponsabile e scriteriata. Per una lunga serie di ragioni.
L’Europa spende più della Russia
L’incremento esponenziale è giustificato con la situazione di insicurezza creata dall’aggressione russa all’Ucraina, ma questa giustificazione suona come un pretesto. Attualmente la somma delle spese militari dei 30 paesi della Nato ammonta a circa 1.100 miliardi di dollari, una cifra enormemente superiore ai 61 miliardi della Russia. Anche se dal computo togliessimo il cospicuo apporto dei due paesi del Nordamerica, cioè Stati Uniti (da soli spendono 778 miliardi di dollari all’anno) e Canada, i 28 membri europei della Nato vanterebbero una spesa superiore ai 300 miliardi di dollari, cioè cinque volte quella della Russia. Col suo 4,3 per cento la Russia è il paese europeo che spende di più nelle forze armate in rapporto al suo Prodotto interno lordo.
Ma se si considera invece la spesa militare pro capite, cioè rapportata al numero degli abitanti, le cose cambiano completamente: persino l’Italia ha una spesa militare pro capite superiore a quella della Russia! Coi suoi 60 milioni di abitanti l’Italia registra una spesa militare pro capite di 479 dollari, mentre la Russia, paese di 146 milioni di abitanti, ne spende 422 pro capite.
Le condizioni dell’Italia
Lo standard del 2 per cento di spesa militare nazionale è un impegno approvato e ribadito in molti summit Nato degli ultimi anni e confermato da ordini del giorno parlamentari e dei governi, compreso quello italiano, ma dei 30 paesi della Nato, oltre agli Stati Uniti solo Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia e Regno Unito hanno fino ad ora adempiuto. Che si debba fare ora, all’indomani di una pandemia che ha prodotto una forte recessione economica e nel bel mezzo di un boom dei prezzi delle materie prime e dell’energia destinato ad azzoppare la ripresa e a mettere in difficoltà i bilanci delle famiglie, è qualcosa di decisamente lunare. Anche perché non tutti i paesi partono dagli stessi fondamentali.
La Germania del cancelliere Scholz ha annunciato lo stanziamento extra bilancio di 100 miliardi di euro di spesa militare per i prossimi cinque anni, che permetterà alla Germania di passare dall’attuale 1,4 per cento di spesa militare in rapporto al Pil al famoso 2 per cento. Ma la Germania è il paese dell’Europa occidentale col più basso tasso di indebitamento in rapporto al Pil: con un debito pubblico che è 30 punti più basso della media della zona dell’euro (69,7 per cento del Pil contro 98,3), meno della metà di quello italiano (156,3 per cento) e tre quinti di quello francese (114,6 per cento), la Germania gode di una spazio di manovra per l’aumento della propria spesa militare che gli altri paesi europei non hanno, a meno che non vogliano innescare proteste di piazza su larga scala. Che l’Italia, secondo paese della Ue per indebitamento in rapporto al Pil dopo la Grecia (e quarto nel mondo), decida di ampliare allegramente la sua spesa in deficit di altri 13 miliardi all’anno, è qualcosa di surreale.
Vantaggi della spesa militare
Certo, non necessariamente la spesa militare è improduttiva: se l’Italia investisse in sistemi di difesa altamente competitivi potrebbe poi rivenderli ai paesi alleati e coprire buona parte del denaro speso o addirittura realizzare profitti, e ci sono capitoli del bilancio della Difesa – per esempio lo sviluppo della Cybersecurity – che permettono effettivamente di creare vantaggi di bilancio: prevenire truffe e raggiri, clonazioni di carte di credito o blocchi dei sistemi dei trasporti attraverso la pirateria informatica, sarebbe opera meritevole che si tradurrebbe in un risparmio di risorse.
Ma un incremento improvviso del 50 per cento della spesa attuale fa pensare di più alla creazione di nuove clientele a fini elettorali, a stecche e tangenti, a finanziamenti illeciti alla politica, a uno sperpero generalizzato che andrà a pesare sul debito pubblico già schiacciante.
Esercito europeo
Infine c’è la questione del significato politico strategico del progettato aumento della spesa militare: molti esponenti politici – per esempio l’europarlamentare Pd Alessandra Moretti ieri sera in tivù – che si dichiarano favorevoli all’aumento di spesa mischiano due cose totalmente diverse nei loro discorsi: sostengono che bisogna mantenere un impegno assunto in sede Nato per continuare a essere credibili di fronte ai propri alleati, e allo stesso tempo sostengono che queste mosse vanno viste nel più ampio disegno della creazione dell’esercito europeo.
Ma delle due l’una: o rafforziamo la Nato, o creiamo l’esercito europeo. I due obiettivi non sono compatibili, ma in contraddizione fra loro. I soldi messi a bilancio per portare al 2 per cento la spesa militare in quanto impegno Nato, sono sottratti ai progetti di esercito europeo. Gli Usa da molti anni insistono sulla cosa del 2 per cento proprio nell’ottica di rendere più difficile la creazione di un esercito europeo. Non prendiamoci in giro.
Foto Ansa
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1 commento
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Buongiorno,
premetto che ho grandissima stima di Rodolfo Casadei (che ho avuto anche la fortuna di incontrare anni fa ad una conferenza ad Aosta, ciao Rodolfo!), ma sul tema dell’aumento delle spese militari mi sarei aspettato qualcosa che andasse al di là del solito “le spese per la difesa sono brutte e cattive a prescindere e, comunque, non ce le possiamo permettere”. Non siamo d’accordo con l’aumento? Allora dobbiamo confutare quanto affermato da coloro che invece chiedono che siano incrementate. Aggiungo che l’ottica con la quale cerco di giudicare la questione è l’interesse dell’Italia e degli Italiani (in questa sede poco mi importo della Nato e ancor meno di un futuribile esercito europeo che poi, anche se mai ci si arrivasse, quali interessi tutelerebbe? Quelli dell'”Europa”? O dei paesi europei più forti sulla scena?).
Chi è a favore dell’aumento delle spese militari (cito “a senso” quanto si può leggere sul sito dell’autorevole Rivista Italiana Difesa) dice che uno strumento militare all’avanguardia crea deterrenza verso i nemici e tutela gli intessi nazionali: questo è vero o non è vero? Proviamo a rispondere! Affermano che il “valore” delle forze armate crea autorevolezza sul consesso internazionale, anche di fronte ai paesi amici, in un modo dove la competizione economica è sempre più feroce… e che deterrenza e autorevolezza significano tutela della libertà e del benessere per i propri cittadini. Questo è vero o non è vero? Dicono che gli investimenti per la difesa hanno ricadute tecnologiche che si riversano anche su altri settori: corrisponde al vero questo o no? Dicono che per ogni euro investito nella difesa se ne generano 3,4 per il sistema economico nazionale… mi fermo qui ma si potrebbe continuare ancora.
Non possiamo nemmeno dire che l’Italia abbia storicamente dedicato grande attenzione alla difesa: a parte l’inversione di tendenza degli ultimissimi anni, la spesa in rapporto al Pil è stata molto più bassa in Italia rispetto a quella di paesi con un’economia confrontabile con la nostra e, in più, dal bilancio della difesa complessivo bisogna togliere circa 6 miliardi di euro annui che sono destinati all’Arma dei Carabinieri che, sappiamo, è sì una forza armata ma che ha, in gran parte, compiti di polizia.
Un’ultima cosa: vabbè che l’orologio rotto almeno due volte al giorno segna l’ora giusta… ma quando i 5stelle sono contro qualcosa a me viene il sospetto che quel “qualcosa” sia cosa buona!
Roberto Bonturi, Aosta