
Attivissimo: «Il caso De Carli è una lezione per tutta la stampa»
«È una lezione per tutto il giornalismo». Non usa mezzi termini Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale. Il caso di Martina Alice De Carli ha ancora dei tratti un po’ nebulosi, «ma divertenti». Secondo Attivissimo non va colpevolizzato chi ha creato il falso profilo, bensì interrogarsi perché sia riuscito ad avere così tanto seguito tra la stampa: «Nell’era di internet non accorgersi che dietro un profilo ci può essere qualcuno che t’inganna, è da dilettanti». Il giornalista italo-svizzero, che da anni tramite il suo blog svela e denuncia truffe sul web, spiega a tempi.it che cosa può insegnare a tutti il caso della bella pseudo-giornalista.
Attivissimo, la situazione è ancora in aggiornamento. Il blogger Cosseddu prima ha ammesso di essere lui la bella Martina, poi ha smentito. A chi credere?
Penso che in un caso simile la domanda da porsi non è tanto «a chi credere?», bensì se quello che è stato detto è significativo o meno. Creare una personalità fasulla non è una novità: lo si faceva già con la carta stampata, dove gli pseudonimi esistono da sempre. L’immagine che un giornalista vuole dare di sé è spesso diversa da quella sua personale, quindi può capitare di ricorrere a questo espediente. Trovo invece interessanti i contenuti: e nessuno parla di questi. Cioè, se una provocazione simile ha avuto successo, significa che qualcuno ha la coda di paglia.
E tutto questo si è sposato con la fesseria di tanti giornalisti, che ci sono cascati in pieno. Insomma, la verifica delle fonti è una delle prime cose che t’insegnano quando entri in una redazione.
Esatto. Per questo dicevo che è una vera e propria lezione di giornalismo. Il fatto che in tanti si siano dati da fare per pubblicare questa notizia, senza alcuna verifica, fa riflettere sul modo in cui si lavora in tanti giornali. È vero, i tempi si fanno sempre più stretti, ma bisogna stare attenti. È già successo anche in altri paesi: ad esempio in Olanda si era diffusa la notizia di un ingegnere che diceva essere capace di volare con delle ali battenti, con tanto di video in cui lui decollava in un parco. Ha fatto 10 milioni di visite. Ma era un falso clamoroso.
Se si dovesse scoprire il vero autore del fake di Martina De Carli, quale rischi corre a livello giuridico?
L’autore non incorre in alcun tipo di problema legale, dato che non ha usurpato l’identità di nessuna persona. L’unica che potrebbe denunciarlo è la ragazza islandese cui lui ha rubato le foto, ma soltanto per violazione di copyright. Non sussiste neanche l’accusa di furto d’identità, dato che non è stato usato il volto di questa ragazza associato al suo nome. Le conseguenze legali sono decisamente trascurabili. In fondo, gli pseudonimi nel giornalismo sono vecchi come il mondo.
Questo caso curioso svela come, ancora una volta, internet possa essere il luogo dove sia facile cadere in truffe. Eppure è paradossale: la gente si fida facilmente di qualcosa che non vede.
Qui entra in gioco il fenomeno della fiducia. Ci si fida molto di una testata giornalistica, e infatti se appare una notizia sul giornale un lettore medio tende a credere che sia vera. Da qui nasce tutto, è un meccanismo molto normale, e non lo vedo come un problema. È proprio dei rapporti umani questo istinto a fidarsi delle persone. Anche al di fuori del giornalismo, siamo soliti credere a quello che ci dice un amico, senza verificare se sia vero o no. È lo stesso che facciamo con le notizie e con internet, anche se qui ci sono un mare di fonti e notizie a livelli differenti.
Tramite il suo blog lei ha scoperto e denunciato tante bufale del web. Ma quest’ultima è singolare per i toni, che vanno dal comico al grottesco, passando per il piccante. Le è mai capitato di sentire qualcosa di simile? C’è qualche truffa che ricorda perché particolarmente curiosa?
Sul mio blog m’è capitato molto spesso di raccontare bufale di ogni tipo, che fanno riflettere sui meccanismi della comunicazione, o sulla psicologia delle persone. Una molto simpatica è quella organizzata da un gruppo comico, Karluozzi.com: misero in rete un annuncio di un imprenditore che proponeva un matrimonio poligamo. Cercava 39 donne per un moglierato, un harem da aprire nel Nord-Africa. Era disposto a offrire persino un vitalizio, con tanto di villa lussuosa, idromassaggio, trattamenti di bellezza… Ma era una burla colossale. E subito sono arrivate le reazioni scandalizzate dei benpensanti: nessuno che si era fermato a chiedersi se un annuncio simile fosse plausibile o meno. Il gioco sta nello stuzzicare le emozioni per fare in modo che passi in secondo piano il raziocinio, come nel caso della De Carli: l’avvenenza di questa ragazza è stato ciò che ha mosso le emozioni di tanti, che hanno abboccato facilmente.
@LeleMichela
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