
Asia Bibi, ancora un rinvio per il processo (e non è una bella notizia). L’avvocato: «I cristiani sono cittadini di serie B»
Ancora un rinvio e non è una bella notizia. La prima udienza del processo d’appello per Asia Bibi, la donna cristiana ingiustamente accusata di blasfemia in Pakistan, è stata di nuovo rimandata al 27 maggio. Il suo caso – di cui tempi.it vi ha spesso parlato – sarà discusso discusso davanti a un collegio giudicante dell’Alta Corte di Lahore, guidato dal giudice Anwar-Ul-Haq. Sono ormai quattro anni e mezzo che la donna è in carcere, rischia la pena di morte, i suoi familiari e avvocati rischiano la vita per lei. Il suo è un caso scottante e gli stessi giudici temono ritorsioni.
CITTADINI DI SERIE B. È stato proprio uno dei suoi legali, Mushtaq Gill, a capo dell’Ong Lead, a informare l’agenzia Fides del nuovo rinvio, ribadendo che «nel caso di Asia Bibi, ogni ritardo o rinvio significa negare la giustizia. Troppo spesso ai cristiani, considerati “cittadini di serie B”, viene negata la giustizia, in special modo quando sono vittime di accuse di blasfemia”. I cristiani marchiati come “blasfemi”, anche se il più delle volte sulla base di false accuse, rischiano la vita e, con loro, la rischiano quanti osano difenderli. La battaglia contro gli estremisti in Pakistan non si potrà vincere finché il governo non metterà in atto le necessarie riforme legislative: alla radice del problema, urge prima di tutto abrogare le leggi sulla blasfemia senza temere le reazioni degli estremisti».
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