Asia Bibi è stata assolta ma il Pakistan non è ancora guarito

Di Leone Grotti
22 Marzo 2019
Un docente universitario è stato accusato di blasfemia e accoltellato da un fanatico islamico per aver organizzato un party per maschi e femmine insieme. «Quante vite dovranno ancora essere sacrificate?»

L’interpretazione ideologica e distorta del concetto di blasfemia continua a mietere vittime in Pakistan. Se l’assoluzione di Asia Bibi il 30 ottobre 2018, decretata dalla Corte Suprema e sostenuta dal governo, aveva fatto ben sperare per un cambiamento in positivo nella Repubblica islamica, l’assassinio del professore Khalid Hameed dimostra che il fanatismo islamico non si può sconfiggere con una semplice sentenza.

«QUELLA FESTA È CONTRO L’ISLAM»

Il responsabile del dipartimento di lingua inglese presso il college governativo Sadiq Egerton è stato assassinato mercoledì da uno studente del terzo anno, riporta il Dawn. Il ventenne musulmano Khateeb Hussain, che studiava per ottenere un baccalaureato in Inglese, ha accoltellato il docente nel suo ufficio perché «si è espresso contro l’islam».

Il professor Hameed è stato accusato dallo studente di essere un blasfemo per aver organizzato un party di benvenuto per le nuove matricole del college. «Una festa alla quale partecipano insieme maschi e femmine è contro l’islam», ha sentenziato l’universitario, prima di infliggere due coltellate all’addome e alla testa al professore.

«LE LEGGI DEL PAKISTAN LIBERANO I BLASFEMI»

Il figlio di Hameed, che era distante ma nei pressi dell’ufficio dove è avvenuto l’omicidio, ha dichiarato all’Afp: «Mio padre è caduto a terra e io sono corso a soccorrerlo, mentre lo studente che stringeva ancora il coltello insanguinato gridava: “L’ho ucciso, lo avevo avvisato che un ricevimento misto con maschi e femmine era contro l’islam”».

Il professor Hameed è morto poche ore dopo in ospedale. Durante l’interrogatorio della polizia, Hussain non ha fatto nulla per scagionarsi o minimizzare il proprio gesto. Ha spiegato anzi di essere «soddisfatto» e ha aggiunto che non poteva trovare altri modi «più civili» di risolvere il problema perché «le leggi del Pakistan liberano i blasfemi».

Il riferimento ad Asia Bibi non lascia spazio alle interpretazioni. Ma la donna cattolica, chiusa in carcere da innocente per quasi dieci anni, non è certo stata liberata per le pressioni internazionali, ma come ben spiegato nella sentenza dei giudici perché il fatto non sussisteva.

Purtroppo la giustizia terrena e la verifica dei fatti non interessa agli estremisti islamici che hanno gioito per gli omicidi del governatore musulmano del Punjab, Salman Taseer, e del ministro cattolico per le Minoranze, Shahbaz Bhatti, e che hanno elogiato e ancora elogiano l’assassino di Taseer, Mumtaz Qadri. Per i fanatici ogni accusa di blasfemia equivale a una sentenza di colpevolezza e il blasfemo merita una sola punizione: la morte.

QUANTE VITE SARANNO ANCORA SACRIFICATE?

Con l’assoluzione di Asia Bibi le autorità della Repubblica islamica hanno dimostrato di voler porre fine alle ingiustizie perpetrate dagli estremisti. Anche se non è così semplice, dal momento che alla donna non è ancora stato concesso di lasciare il paese. Un altro passo nella giusta direzione è la condanna ieri all’ergastolo di due degli assassini di Mashal Khan, giovane studente universitario linciato a morte nel campus da decine di compagni nel 2017 per false accuse di blasfemia. Altre 57 persone avevano già ricevuto verdetti di condanna, anche se più lievi.

Secondo il figlio del professor Hameed, però, il governo deve fare molto di più per contrastare l’estremismo islamico: «Le autorità non hanno detto nulla sull’assassinio di mio padre. Eppure l’omicidio è avvenuto in un college governativo. Io mi chiedo: tutto questo è già accaduto in precedenza e continua ad accadere. Quante vite ancora dovranno essere sacrificate?».

@LeoneGrotti

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