
Arriva una corporation carica di mercenari
C’erano una volta i mercenari africani, quelli che bivaccavano al Club dell’Oca Selvaggia a Johannesburg o crapulavano in qualche pub di Londra in attesa che squillasse il telefono per quella certa chiamata. Quelli che, a supplemento della paga, esercitavano il diritto di razzia svaligiando la banca centrale del capoluogo nella savana e trafugando diamanti. Che costruivano il loro mito sui colpi di mano di un manipolo di uomini decisi a tutto e sulla fedeltà personale ai loro capitani di ventura. C’erano una volta e ci sono ancora, addirittura più numerosi che in passato vista la scia di guerre e guerriglie che di nuovo insanguina l’Africa. Ma non sono più gli stessi. L’era dei Bod Denard, dei “Mad Mike” Hoare, degli Schramme e dei Tavernier, cioè dei mercenari del Katanga e del Congo dei furiosi anni Sessanta, è definitivamente tramontata. Sul terreno lasciato libero da questi avventurieri anarchici e megalomani è spuntato un impersonale e anonimo intrico di società specializzate in servizi di sicurezza, filiali off-shore, finanziarie e compagnie minerarie che spostano armi, capitali e “mastini della guerra” hi-tech con l’abilità di una corporation globalizzata. I loro chairman e chief executive, tutti ex ufficiali e agenti dei servizi segreti delle forze armate che hanno smesso la divisa per il doppiopetto e la cravatta regimental, intrattengono relazioni con gli apparati di sicurezza ufficiali delle grandi potenze e i capi di Stato africani ben più pervasive e influenti di quanto accadesse coi loro antenati.
Le multinazionali della guerra Dalla Sierra Leone all’Angola, dal Sudafrica al Congo e all’Uganda, l’epopea contemporanea dei mercenari non si nutre più di nomi di persona, ma di sigle ed etichette di società multinazionali: Executive Outcomes, Sandline International, Defence Systems Limited, ICI, LifeGuard, ecc. Dispongono di elicotteri russi Mi-8 e Mi-17 e blindati Btr-60, mettono in campo centinaia di sperimentati professionisti sudafricani, britannici, russi, ucraini, belgi, italiani, portoghesi, ecc. capaci, se è il caso, di pilotare per esempio i caccia AlphaJet e gli elicotteri da combattimento dell’esercito nigeriano al posto dei piloti titolari, molto meno qualficati di loro (così sono stati respinti i ribelli in Sierra Leone).
Le due multinazionali mercenarie più illustri, per le quali si annuncia un futuro radioso che le trasformerà -sotto l’etichetta attuale o sotto una diversa- in detentrici di un impero africano come quello che un secolo fa Cecil Rhodes si edificò attraverso la sua British South African Company, sono sicuramente la sudafricana Executive Outcomes (EO) e la britannica Sandline International (SI), vere e proprie sorelle siamesi. EO è stata creata nel 1989 da Eeben Barlow, veterano dell’esercito sudafricano al tempo dell’apartheid e dei Selous Scout (le unità antiguerriglia della Rhodesia segregazionista di Ian Smith). Inizialmente il suo bacino di reclutamento è il 32° battaglione Buffalo, la “legione straniera” delle forze armate dell’apartheid. EO balza agli onori della cronaca quando, fra il ‘93 e il ‘95, fornisce i suoi servizi al governo angolano dell’Mpla contro i ribelli dell’Unita di Jonas Savimbi, che hanno ripreso le armi dopo il fallimento del processo elettorale che doveva riportare il paese alla normalità dopo 18 anni di guerra civile. La sorpresa è grande, perché Barlow e i suoi uomini, molti dei quali sono angolani, hanno combattuto dalla parte di Savimbi quando facevano parte della Sadf, l’esercito sudafricano. Eppure il contributo della EO alla sconfitta di Savimbi, costretto nel novembre del ‘94 a firmare un armistizio, è giudicato notevole da tutti gli analisti militari. Nel ‘95 EO viene chiamata in Sierra Leone: il governo militare del giovane capitano Strasser è alle corde nella sua lotta con la guerriglia del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) che da quattro anni, con l’aiuto dei “signori della guerra” liberiani, terrorizza le campagne. Ufficialmente EO fornisce assistenza tecnica e addestra le reclute dell’esercito e delle milizie tribali, ma in realtà i suoi uomini partecipano ai combattimenti, e nel giro di pochi mesi riconquistano le aree diamantifere del distretto di Kono. Il conto, però, è salatissimo: 1,8 milioni di dollari al mese per i servizi di un centinaio di mercenari e l’utilizzo di due elicotteri. All’inizio del ‘97 Executive Outcomes lascia la Sierra Leone e subappalta i contratti a LifeGuard, anch’essa proprietà di Barlow.
Da agenti segreti di Sua Maestà
a mercenari Ufficialmente EO ha chiuso i battenti il 1° gennaio di quest’anno, dopo dieci anni di onorato servizio e una trentina di operazioni in tutto il mondo, ma nessuno crede all’estinzione dell’attività. Lo scorso anno il parlamento sudafricano ha approvato una legge “anti-mercenari” piuttosto restrittiva, che poteva creare difficoltà all’azienda. Per cui EO è confluita, per aggirare le nuove normative, sotto le bandiere della britannica Sandline International (SI), con cui viveva in rapporto di simbiosi sin dalla creazione di quest’ultima a metà degli anni Novanta. Alle origini di SI ci sono due consulenti di Executive Outcomes: Anthony Buckingham (forse uno pseudonimo) e Tim Spicer, entrambi ex ufficiali dei servizi segreti militari inglesi, il primo di quello della marina (Special Boat Service), il secondo di quello dell’aeronautica (Special Air Service). SI sale agli onori della cronaca nel maggio ‘98 quando viene alla luce il suo ruolo nel reinsediamento del presidente Kabbah in Sierra Leone, deposto un anno prima dai militari: con il tacito assenso del governo inglese e il supporto dei suoi servizi di sicurezza, la compagnia di Buckingham e Spicer fornisce al corpo di spedizione nigeriano e alle milizie tribali che combattono per il presidente deposto 35 tonnellate di armi provenienti dalla Bulgaria, intelligence sul nemico e piloti per gli aerei e gli elicotteri da combattimento nigeriani. Le rivelazioni sulla stretta cooperazione fra una società di mercenari e il governo (laburista!) britannico causano scandalo in Gran Bretagna, anche perché sanzioni del Commonwealth e dell’Unione Europea vietano di fornire armi alla Nigeria. Ma i padroni di SI non alzano nemmeno un sopracciglio: nell’ottobre ‘97 Spicer erano stato, insieme a Barlow di EO, ospite d’onore a Washington di un meeting sul ruolo delle compagnie private nelle strategie per la sicurezza organizzato dalla Defence Intelligence Agency (DIA), il controspionaggio militare americano. Per loro la collaborazione e gli scambi con agenzie e istituzioni ufficiali rappresentano la normalità e non necessitano di giustificazioni.
Il grande affare della Sierra Leone Ma la grande novità dei mercenari del Duemila consiste soprattutto nella loro abilità imprenditoriale multiforme. Mentre in passato i soldati di ventura combattevano solitamente al soldo di una grande compagnia mineraria (classico il caso del Katanga, dove la secessione era appoggiata e gli stipendi dei mercenari pagati dalla belga Union miniére du Haute Katanga), oggi sono essi stessi i proprietari o gli azionisti di una società mineraria, a cui il governo locale concede lucrosi contratti di prospezione o sfruttamento. In Sierra Leone, per esempio, nel 1995 gli armati della Executive Outcomes proteggevano le concessioni minerarie assegnate alla Branch Energy, la quale era una filiale di Strategic Resources, una holding di cui faceva parte la stessa EO. Quando nel 1997 Sandline ha sostituito EO, si è riproposta una situazione analoga: il contratto d’ingaggio richiedeva al governo sierraleonese di assegnare concessioni nel distretto diamantifero di Pujehun a DiamondWorks, una società già attiva in Sierra Leone dal ‘93 e di cui Branch Energy era una sussidiaria. Attualmente tutte e tre le società, cioè Sandline, Branch Energy e DiamondWorks, sono controllate dalla stessa holding: Adson Holdings. A quest’ultima fanno riferimento una trentina di società minerarie, di trasporti, finanziarie e, naturalmente, di servizi di sicurezza. Anthony Buckingham, il cui rapporto con Sandline ufficialmente consiste soltanto in un contratto di consulenza, è contemporaneamente chairman di Heritage Oil 1& Gas, direttore di DiamondWorks, di cui detiene pure la quota azionaria di controllo e Chief executive officer di Branch Energy.
Infine, come è capitato con tutte le iniziative di successo, lo svolta imprenditoriale dei mercenari è stata fatta propria dai più svegli fra i dirigenti africani. In Angola il capo di Stato maggiore dell’esercito, Joao De Matos, ha creato Alfa 5, una società con cui progetta di reclutare mercenari per la guerra contro i ribelli dell’Unita; in Uganda Salim Saleh, fratellastro del presidente Museveni e generale che ha ricoperto tutte le cariche nelle forze armate ugandesi oltre che uomo di affari, ha creato Saracen Uganda per sorvegliare le miniere concesse a Branch Energy. Entrambi con l’assistenza di EO. In Kenya Raymond Moi, figlio del presidente Moi, ha creato con Eeben Barlow una società joint venture per consulenze in materia di sicurezza. Visto che le forze armate -devono essersi detti- come tutto ciò che è statale, non funzionano e non rendono, proviamo a privatizzarle.
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