Appunti per un nuovo umanesimo del lavoro

Di Carlo Costalli
12 Marzo 2020
Formazione continua e recupero della Dottrina sociale della Chiesa. Le idee contro la crisi economica del presidente del Movimento cristiano lavoratori
Operaio al lavoro

Articolo tratto dal numero di marzo 2020 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Viviamo in un periodo di grave confusione, attanagliati da una crisi economica che non sembra diminuire e che non possiamo definire solo economico-finanziaria perché sarebbe estremamente riduttivo: la crisi che stiamo vivendo ha la sua chiara origine nello squilibrio di elementi e impostazioni culturali e valoriali. In questo squilibrio che ha travolto la società, il lavoro è stato sempre più ridotto nella sua portata, corrotto da precarietà e sfruttamento, considerato quasi superato, ed una delle conseguenze più gravi è stata proprio la perdita progressiva del senso del lavoro. È necessaria, oggi, una forte rivalutazione della centralità e del valore del lavoro come elemento di affermazione concreta della speranza e della dignità di ogni persona umana. L’obiettivo primario deve essere, quindi, l’elaborazione sul piano culturale, economico e sociale di un “nuovo umanesimo del lavoro”: essenziale anche per una positiva evoluzione della coesione sociale. 

Un’economia globale, cioè senza barriere, non deve diventare un’economia senza regole, senza attenzione all’occupazione, alla disoccupazione, ai disagi delle persone e delle famiglie. È in questo quadro che le nostre comunità devono diventare luoghi dove si educa al lavoro e ai suoi valori fondamentali, alle sue dimensioni umane e cristiane, al suo senso profondo e dove si possono mettere insieme idee e risorse. Di fronte alla pericolosa caduta di ogni tensione ideale che caratterizza il nostro tempo, segnato dall’ossessiva aspirazione al benessere effimero e dall’edonismo, siamo chiamati con lucidità e realismo a coltivare la speranza. 

Dobbiamo mantenere una visione alta del lavoro umano, del buon lavoro, promuovendo i diritti fondamentali dei lavoratori, pur nella necessità di adattarne le forme giuridiche; coltivando la dimensione comunitaria e solidale del lavoro e della stessa impresa, argine all’individualismo e alla frammentazione; avendo costantemente la consapevolezza che il lavoro ha il primato sul capitale e che l’uomo ha il primato sul lavoro; armonizzando il lavoro e la vita complessiva della persona che lavora, rispettando il riposo e il tempo della festa; facendo procedere di pari passo, ed in connessione, le politiche del lavoro e quelle della famiglia; garantendo la possibilità reale e concreta di strumenti di previdenza sociale; incrementando la capacità di fare impresa; valorizzando l’economia civile e solidale e le imprese che non hanno come unico obiettivo la massimizzazione del profitto; favorendo la responsabilizzazione e la partecipazione. 

Siamo ormai nell’era dell’innovazione, che sta portando cambiamenti ben più importanti rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche, ed è necessario comprendere le sfide che offre e prevedere delle strategie e dei piani a lungo termine. In Italia è forte il dualismo tra un atteggiamento aziendale innovativo, quello che investe sui lavoratori, e un approccio opposto, così retrogrado da non vedere il luogo di lavoro come un posto dove realizzarsi. La tecnologia può anche aiutare in molti casi l’azione di umanizzazione del lavoro: delegare lavori alle macchine riduce l’impiego degli esseri umani in lavori pesanti e/o ripetitivi, dando vita a una mole enorme di lavoro umano fino ad oggi inesplorata e determinando il cambiamento delle funzioni finora richieste, che tenderanno a diventare sempre più complesse. In questo contesto, solo un processo di formazione continua potrà aiutare i lavoratori ad affrontare il mutamento in corso e ad acquisire nuove professionalità. La formazione continua è la chiave che, più di altre, potrà aprire a molti lavoratori le porte del futuro.

Il lavoro dovrà essere un nodo centrale anche dell’economia futura e non si potrà parlare di sviluppo o di crescita solo guardando gli impersonali dati del Pil. Se ci si sofferma esclusivamente sulle soluzioni di carattere tecnico si rischia di non rendere un buon servizio alla società: servono princìpi e valori che abbiamo la fortuna di aver nel nostro Dna, nel nostro bagaglio ereditario. È la Dottrina sociale della Chiesa (Dsc) che rende possibile legare i valori e gli indirizzi ai problemi che incontriamo tutti i giorni, ed è proprio tramite la Dsc che possiamo influenzare e orientare i cambiamenti e le trasformazioni sociali in corso.

Foto pxhere.com

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