La preghiera del mattino

E poi gli amici dei russi in Europa sarebbero Salvini e Frattini?

Di Lodovico Festa
15 Febbraio 2022
Rassegna ragionata dal web su: i molteplici legami di Scholz e dell’Spd con la Russia, gli effetti e gli effettini di Mani pulite, l’ambientalismo sciocco e molto altro ancora
Gerhard Schroeder e Olaf Scholz
Il cancelliere socialdemocratico tedesco Olaf Scholz (a destra nella foto) con il compagno di partito Gerhard Schroeder, già capo del governo della Germania prima di lui (foto Ansa)

Su Atlantico quotidiano Stefano Magni scrive: «La sinistra europeista tedesca è quella che si rifiuta di mandare armi all’Ucraina, che impedisce anche alla Lettonia di fornire armi di fabbricazione tedesca al paese minacciato, che impedisce anche agli aerei alleati il sorvolo del suo territorio per portare aiuti all’Ucraina, che al massimo fornisce elmetti e la promessa di posti letto per i feriti in caso di conflitto, che è cauta sulle sanzioni economiche perché dipende dal gas russo (via Nord Stream e prossimamente anche Nord Stream 2). La Germania è governata dal cancelliere Scholz, socialdemocratico, lo stesso partito di Schröder, che sta entrando nel consiglio d’amministrazione di Gazprom, azienda statale russa».
E gli amici dei russi in Europa sarebbero Matteo Salvini e Franco Frattini?

Su Huffington Post Italia Filippo Rossi scrive: «Ecco, patrioti sì ma delle patrie degli altri, questo sono Salvini e Meloni».
Il povero Filippo Rossi è come i giapponesi che in sperdute isolette continuavano a combattere gli americani perché non sapevano che la guerra era finita. Il problema in Europa non sono i sovranisti filorussi, ma – come scritto nella nota sopra – i troppi socialdemocratici tedeschi filo Mosca (nonché Beppe Grillo e i suoi amichetti come Romano Prodi e Massimo D’Alema filo Pechino).

Sul Blog di Beppe Grillo si scrive: «ll grillo domestico è il terzo insetto autorizzato come ingrediente alimentare per il mercato dell’Unione Europea».
Che sia una metafora per spiegare che Grillo è diventato domestico e commestibile per l’establishment italiano?

Su Formiche Antonio Mastropasqua scrive: «Le riforme istituzionali sono la chiave della ripresa».
Se il buongiorno si vede dal mattino, cioè dalla riforma Cartabia della magistratura, è facile pronosticare come queste riforme – una spruzzatina di acqua di rose – non risolveranno niente: la scelta di rieleggere Sergio Mattarella è stata una scelta controriformatrice sostenuta da un’ampia fetta di un establishment che teme qualsiasi cambiamento e da un Parlamento allo sbando dove dominano quelli che hanno in testa solo un altro anno di indennità. Solo se ci sarà una minima consapevolezza della situazione nella quale ci troviamo, si può sperare che nasca un forte movimento per le riforme istituzionali.

Su Startmag Francesco Damato scrive: «Paolo Mieli ci aveva già provato una volta, e di recente, sul Corriere della Sera a denunciare l’indolenza dei partiti – ben più grave della confusione e delle tensioni che li attraversano un po’ tutti – procurandosi ironie e critiche con l’idea che ormai potremmo fare a meno di votare, tanto scontato è poi il ricorso del presidente di turno della Repubblica a qualche tecnico più o meno illustre, o persino di passaggio, per improvvisare un governo purchessia».
Ancora qualche saggia voce sul caos strabordante della situazione politica italiana.

Sul Sussidiario Giulio Sapelli scrive: «Il problema è che mentre i Trattati governano il mondo, aumentano i bisogni umani, tra cui quelli del digitale, grazie all’uso sempre più potente del quale, con i fantastici aggeggi algoritmici, si consuma il 10 per cento dell’energia elettrica e si produce il 4 per cento del gas serra a livello globale. Pensate un po’, mettete assieme transizione digitale e transizione energetica così come oggi sono disgraziatamente perseguite e ne vedremo delle belle: al freddo e al gelo e senza interventi chirurgici… e tra non molto».
Il mio vecchio amico, colto e saggio anticonformista, spiega come “uno slogan ambientalista” non basterà mai a salvarci.

Sul Sussidiario si riporta questa frase di Carlo Nordio: «Va riscritta la storia di questi ultimi trenta anni. Tangentopoli era la malattia e Mani pulite la cura. Anche se quest’ultima, come spesso capita, si è rivelata più dannosa della prima».
Come si dice: il paziente Italia morì pulitissimo.

Su Dagospia si riporta un articolo di Luigi Ferrarella in cui si scrive: «Prima dell’inizio nel marzo 2021 del processo abbreviato d’Appello ai coimputati del processo Eni-Nigeria Emeka Obi e Gianluca di Nardo (assolti in giugno su richiesta stessa del sostituto pg Celestina Gravina molto critica con i pm del primo grado), il procuratore di Milano, Francesco Greco, prospettò al procuratore generale Francesca Nanni l’inopportunità a suo avviso che a rappresentare l’accusa fosse Gravina, ritenuta non in sintonia con la linea del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale titolare del primo grado concluso con la condanna a 4 anni e 100 milioni di confisca».
La procura di Milano come i Cccp: fedeli alla linea!

Su Dagospia si riporta da un’anticipazione del settimanale Oggi questa frase di Gherardo Colombo: «Mani pulite? Credo che l’unico effetto di un certo rilievo sia consistito nel separare la corruzione dal finanziamento illecito dei partiti politici, che mi pare adesso non così diffuso come allora».
L’unico effetto di Mani pulite sarebbe stata la separazione tra corruzione e finanziamento illecito? Magari ci sarebbe anche un altro effettino: la democrazia italiana ha raggiunto il suo più alto livello di disgregazione.

Sulla Nuova Bussola quotidiana Luca Volonté scrive: «In Francia emergono dati inquietanti sugli attentati alla libertà religiosa e di culto, mentre prosegue il vandalismo contro le chiese. Più di 800 incidenti anticristiani sono stati segnalati in Francia nel 2021. Le cifre provvisorie sugli atti antireligiosi, annunciate lo scorso 10 febbraio dalla “Commissione ministeriale di indagine sugli atti antireligiosi”, sono solo l’ultimo aggiornamento delle verifiche che il governo sta conducendo sugli assalti alla libertà religiosa ed ai luoghi di culto nel paese».
In questo mondo rovesciato magari qualcuno considererà razzismo ricordare una simile realtà.

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