
Altro che Severino e Monti: i 70 “parlamentari” più ricchi della Cina hanno 90 miliardi di euro
Il ministro della Giustizia Paola Severino, che come recita il Corriere della Sera è «la più ricca al governo» con un reddito dichiarato di 7 milioni di euro e uno stipendio di 195.255,20 euro? Bazzecole. Il premier Mario Monti, che ha un patrimonio totale di 11 milioni e 522 mila euro? Poca roba. Il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, che ha dichiarato nel 2011 un reddito complessivo di 3.529.602 euro più qualche altra manciata di milioni? Un poveraccio. Se gli stipendi e i redditi degli uomini al governo in Italia, «il governo dei poteri forti», «il governo delle banche» per eccellenza, vi sembrano alti, sappiate che non avete ancora visto niente.
Il prossimo 5 marzo si apre a Pechino l’Assemblea nazionale del popolo (Anp), il Parlamento cinese che si raduna una volta all’anno per approvare quanto già deciso dal Politburo della Commissione permanente del Partito comunista cinese. Attraverso l’agenzia Hurun, che misura il benessere del Dragone, è uscito il computo della ricchezza dei 70 membri più facoltosi tra i tremila rappresentanti che ogni anno si riuniscono nella Grande sala del popolo a piazza Tiananmen.
La ricchezza totale dei 70 delegati più ricchi dell’Anp ammonta a 565,8 miliardi di yuan, cioè 90 miliardi di euro, oltre un miliardo a testa. I 70 nababbi si sono arricchiti, rispetto all’anno scorso, di ben 8,6 miliardi di euro. Cifre che fanno impallidire non solo i politici di casa nostra ma anche quelli americani: sommando i 660 membri dei tre rami del governo Usa si ottiene una ricchezza pari ad “appena” 7,5 miliardi di dollari. «È straordinario lo stretto legame che intercorre tra ricchezza e politica» ha detto Kenneth Lieberthal, direttore del Centro cinese John L. Thornton al Brookings Institution di Washington. «Questo dà ragione delle diffuse lamentele in Cina sull’estrema diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza». Il reddito medio di un cinese si aggira sui 15 mila yuan all’anno (circa 1.800 euro). Che la ricchezza media di un cittadino che abita nella seconda potenza economica del mondo sia inferiore a quella di un bielorusso, già fa capire che c’è qualcosa che non va.
Trai i ricchissimi dell’Anp ci sono Zong Qinghou, presidente del gruppo Wahaha, produttore e distributore di bevande, che detiene un patrimonio di 8 miliardi di euro. È il secondo uomo più ricco della Cina. Ma c’è anche la donna più ricca della Cina, Wu Yajun, presidente della Longfor Properties, che può contare su finanze personali e familiari di 42 miliardi di yuan (circa 5 miliardi di euro). A permettere ai capitalisti di entrare nel partito è stato nel 2000 Jiang Zemin, che ha stilato la famosa teoria delle “tre rappresentanze” , secondo cui il Partito comunista deve essere espressione delle “forze produttive avanzate, le forze culturali avanzate, gli interessi della grande maggioranza”. Questa ha sancito il definitivo matrimonio tra comunismo e capitalismo. Come dice a Bloomberg Bruce Jacobs, professore di lingue asiatiche a Melbourne: «A tutti i livelli del sistema sembrano esserci autorità locali che si arricchiscono grazie ad alleanze con gli imprenditori. Questo ha portato a molte manifestazioni».
twitter: @LeoneGrotti
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