
Allarmi, siam fascisti!
L’ha detto Le Monde: “Italia: il nuovo fascismo è arrivato”. E l’ha scritto in prima pagina, mica alla pagina 17, “Aujourd’hui”, quella delle previsioni del tempo e delle parole crociate. L’ha messo in prima pagina, sabato 12 gennaio a firma Dario Fo. Ora, siccome l’ha scritto il Nobel, l’ha scritto su un giornale non italiano e non sta facendo satira (perché se è satira è un’altra storia), allora dev’essere vero. Perché altrimenti non si spiega quel che ha scritto Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica domenica 13 che in Italia «le parole del Cavaliere sono amplificate da un circuito mediatico controllato dal premier imprenditore». E se l’ha scritto lui, che è editorialista di Repubblica, e che prima era pure vicedirettore (prima, dico, di tirar fuori la storiella di Telekom Serbia, che dopo, dico, l’han promosso “editorialista estemporaneo”) c’è da credergli. Allora, siccome tutto è controllato dal premier imprenditore non saremo certo noi a fare né i furbi né la fronda che a noi l’olio di ricino non ci piace mica.
E noi che credevamo esistesse
un certo Mr. De Benedetti…
Sì, quello che i processi che aveva a carico non si sa dove siano finiti. Quello che una volta (19 maggio 1993) ha detto al Wall Street Journal, mica a un Foglio qualsiasi, che «Se dovessi rifare tutto di nuovo, lo rifarei: pagherei le tangenti ai politici per ottenere le commesse pubbliche». Che se queste parole l’avesse pronunciate l’ultimo pirla di Tangentopoli, pensate che avrebbe ottenuto quello che ha ricominciato a ottenere l’Ingegnere il 27 marzo 1994, a governo Ciampi ormai in dirittura d’arrivo, un anno dopo “il grido di dolore” sul Wall Street Journal, per la sua creatura Omnitel, la concessione a secondo gestore dei cellulari Gsm, e lasciamo perdere quel che ottenne dopo?). Noi avevamo sempre pensato che l’imprenditore-editore (e non solo) di riferimento della stampa italiana fosse un certo De Benedetti Carlo, ingegnere. E invece no. Quello è solo un modesto travet che nella classifica dei paperoni d’Italia stilata dall’Espresso figura alla posizione 1952 con un reddito dichiarato di 1,514 miliardi di lire. Uno che è più povero di Fiorello, Maria De Filippi, Bobo Vieri e Paolo Bonolis e non solo di Berlusconi e Tronchetti Provera, Armani e Gianni Agnelli. Uno con residenza civile a Saint Moritz ma fiscale in Italia. Uno che è impossibile che controlli il gruppo La Repubblica-Espresso. Al massimo potrebbero farlo i figli che hanno doppia cittadinanza (italiana e svizzera). Va da sé che, a rigor di logica, quel che ha scritto Panorama, e cioè che il suddetto ingegnere il mese scorso ha ritoccato la sua quota azionaria nel gruppo Repubblica-Espresso, innalzandola di quel 0,576 per cento che, aggiunto al 49,650 già suo, gli consente di avere il 50,226 per cento del totale, è una balla. È una balla, sicuro! Non ci sono alternative nemmeno se fosse satira. Così ora noi non ci capiamo più niente. Ma chi è che controlla gran parte della stampa italiana (quella che, dico, di proprietà del gruppo La Repubblica – Espresso e che per leggerne l’elenco bisogna andare in apnea come Enzo Maiorca: L’Espresso Repubblica La Lettera finanziaria RepubblicArts RepubblicAuto Repubblica-Web La Borsa Dweb Futuro NoProblem Le Scienze Limes Somedia Trovacinema National Geographic Italia Radio Radio Capital Radio DeeJay L’Alto Adige Il Centro Il Corriere delle Alpi La Gazzetta di Mantova La Gazzetta di Modena La Gazzetta di Reggio Il mattino di Padova La Nuova Ferrara La Nuova Sardegna La Nuova Venezia La Provincia Pavese Il Tirreno La tribuna di Treviso Il Piccolo Messaggero Veneto La Città Costiera Amalfitana La Sentinella del Canavese)?
Vabbè l’opposizione la faremo noi
Com’è, come non è, noi ci chiedevamo pure se un certo Zaccaria Roberto, presenzialista del video e presidente Rai nel tempo libero, fosse di sinistra. Ma siccome c’è il fascismo in Italia e, dunque, logica vuole, Zaccaria dovrebbe già essere a Parigi, non qui a Roma, a pomiciare con la Guerritore, allora il discorso non ha più né capo né coda e questo vuol dire che l’attuale Rai è solo culo e camicia col Duce Berlusconi. Vuol dire che i Luttazzi, i Santoro, i Biagi, in realtà non sono mai stati veri antifascisti, ma “fascisti ombra” in Rai. Che poi il Cavaliere c’ha pure Mediaset dove ci lavorano altrettanti fascisti mascherati da antifascisti, come quel mezzo-busto astensionista anarchico di sinistra, il baffo che fa il consigliere di D’Alema, quell’altro che presentò l’Ulivo e che vinto l’Ulivo passò in Rai, ed ecco la prova della congiura storaciana: perso l’Ulivo si ritornò ad Arcore! Per non parlare dei controllati direttamente dal Duce: quelli di MaidireBanzai, MaidireIene, MaidireStriscia che fan la satira rifondaiola, ma poi si sa, fanno gli interessi delle camicie nere nelle fascistiche campagne d’Africa e d’Afghanistan. Com’è come non è, qui va a finire che all’opposizione c’è soltanto Il Foglio, Il Giornale e Tempi. O non crederete mica alla favola che l’Italia è l’unico paese dell’Europa occidentale che c’ha tre quotidiani comunisti (l’Unità, il Manifesto, Liberazione) e un’infinità di giornaletti giustizialisti al carro del mozzaorecchi fintamente antiberlusconiano Micromega distribuito dalla berlusconiana Mondadori? E il Corriere? Ah no, il Corriere, no (tranne in qualche titolo di Fiengo, altro berlusconiano camuffato da antifascista, che lui non lo beccano mai, perché lui c’ha l’alibi che negli anni ’70 non se lo filava nessuno il Cavaliere, così sono trent’anni che fa il doppiogioco, trent’anni che è capo del sindacato nero al Corriere) adesso è Libero.
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