Lettere dalla fine del mondo

Nel rapporto col Mistero non c’è nulla di scontato. E il cuore grida di dolore

padre aldo trentoOgni giorno il Signore mi pone di fronte al dolore. E non solo al dolore dei miei figli di Asunción ma anche a quello di tante persone che giornalmente mi consegnano il loro dramma di vivere. Le molte mail che ricevo sono un grido di aiuto, come la lettera che segue. Mi chiedo sempre: ma chi sono io? Perché molta gente pone fiducia nella mia persona? Riconosco il mio niente, per cui certe sfide mi obbligano a non stare mai tranquillo. E questa inquietudine si manifesta in due modalità in particolare. La prima è che non c’è più niente che non sia interessante ma ogni cosa è una provocazione alla mia libertà. La lettera di Cataldo è un esempio di come stare davanti alla realtà con le domande che ci pone.
La seconda modalità è che la realtà, con le sue provocazioni, esige da me una verifica continua del mio incontro con Cristo. Un incontro che ogni giorno, ogni momento, mi rende più umano, più vero, più disponibile ad assimilare il dolore del mondo. Cominciando da quanti soffrono in casa mia, siano essi bambini, adulti o anziani. Più Cristo diventa la ragione unica e totale della vita, più uno vive una sensibilità che accresce anche il dolore di fronte alle sofferenze altrui. Perfino la pagina di un giornale o una notizia della televisione mi ferisce, fino al punto di andare davanti a Cristo Eucaristia per chiedergli aiuto affinché la malvagità dei protagonisti di questi fatti non sia mai più forte della mia appartenenza a Lui. Spesso mi domandano: è vero che più ti lasci prendere da Gesù, più soffri? Sì, ma perché Gesù ti rende più sensibile, più attento a ogni particolare. Incontrando Gesù il cuore di pietra diventa un cuore di carne, tutto di te vibra commosso davanti al dolore dell’uomo.
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Caro padre Aldo, ti scrivo questa lettera che è il frutto della mia riflessione su quello che considero il problema più profondo che oggi viviamo: la vita ha senso? E se ce l’ha, qual è? Essendo un appassionato di musica leggera, ecco cosa ha prodotto la mia ricerca.
Vasco Rossi in una sua famosa canzone “Senso”, così dice: «Voglio trovare un senso a questa sera, anche se questa sera un senso non ce l’ha. Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha… Senti che bel vento, non basta mai il tempo… Sai che cosa penso? Che se non ha un senso, domani arriverà. Domani arriverà lo stesso…».
Ti ricordi padre Aldo, quando eri giovane i Rolling Stones cantavano “Satisfaction”: «Io non posso, io non posso, io non posso essere soddisfatto. No, non posso essere soddisfatto…». Qualsiasi esperienza faccio non posso essere soddisfatto!
Cristiano De Andrè, figlio di Fabrizio, in una bellissima canzone dal titolo “Tutti quanti hanno bisogno” canta così: «… quando non bastavano/ ragioni, graffi e lacrime/ a spiegare per noi/ che non capiamo mai/ Come si può vincere/ pigrizia e carestia/ che affannano i pensieri/ … Tutti quanti hanno bisogno/ ma non sanno di che cosa/ di un dolore, di un amico/ di una casa o di una rosa/ tutti quanti come noi/ non si sanno accontentare/ di una vita troppo magra/ di una vita troppo normale… Come si può perdere rispetto e fantasia/ dopo un giorno inutile/ che ti morde la malinconia/ come si può vincere/ per scommessa il proprio cuore/ e non giocarlo più/ … Tutti quanti hanno bisogno/ ma non sanno di che cosa/ di un motivo, di un perdono/ di un risveglio, di una sposa/ tutti quanti come noi/ non si sanno accontentare/ di una strada troppo stretta/ di una strada troppo regolare/ Tutti quanti hanno un sogno/ che non sanno realizzare/ una scala fino al cielo/ o un amore da consolare/ tutti quanti come noi/ non si sanno rassegnare/ a una notte senza stelle/ senza stelle da contare».
Poi accade di leggere sul giornale che un vigile di Milano di 51 anni si è tolto la vita perché si sentiva un fallito, aveva moglie e due figlie piccole. Come può accadere? Che senso ha? Puoi avere tutto ma se manca il senso, se manca il significato ultimo della realtà…
Un altro fatto che mi ha colpito riguarda l’attrice inglese di 22 anni Stephanie Parker. Stephanie era la protagonista di una nota serie televisiva e quando la Bbc inglese l’ha cancellata, lei in preda alla delusione si impicca in un parco pubblico, due giorni dopo l’ultimo episodio.
C’è poi la crisi economica con la sua inarrestabile striscia di imprenditori suicidi.
Dire che l’uomo è rapporto con l’infinito a me pare l’unica cosa reale e corrispondente alla nostra natura, in un mondo che dice tutto il contrario di questo. Una mia amica, direttrice di una scuola materna, mi ha raccontato che una coppia di genitori di una bambina di 4 anni avevano dotato la loro creatura di tutti gli strumenti conoscitivi più moderni per poter rispondere prontamente a tutti i suoi “perché”. Un giorno, dopo averle spiegato il Big bang, si sono sentiti rivolgere questa domanda: «Perché c’è tutto?». Sono rimasti felicemente “inchiodati” dall’unica domanda vera che un essere umano può farsi!
Padre Aldo, ti chiedo di aiutare me e i miei amici a capire cosa dobbiamo imparare da queste persone, qual è il grido che ci giunge da questi fatti, grido che ho dentro anch’io, perché ci vuole poco a lasciarsi ingannare da un senso di vita ridotto. Qual è la radice di questo “mal di vivere”? Il tuo esempio in Paraguay ci dice tutto l’opposto di una insignificanza del vivere, anzi afferma una bellezza irresistibile e inconcepibile. Ma è proprio di questo che abbiamo bisogno, solo di questo.
Concludo con una canzone di Max Pezzali che dice come una presenza reale ospitata, ti fa diventare te stesso e rende la vita piena di senso.
«Come è bello il mondo insieme a te, mi sembra impossibile che tutto ciò che vedo c’è, da sempre, solo che io non sapevo come fare, per guardare ciò che tu mi fai vedere; come è grande il mondo insieme a te è come rinascere e vedere finalmente… che rischiavo di perdere mille miliardi e più di cose se tu non mi avessi fatto il dono di dividerle con me».
Pietro Cataldo

Le domande che questo sconosciuto amico mi pone sono le stesse che si sprigionano ogni momento nel mio cuore. L’intensità di questi interrogativi mi fa sperimentare sempre di più la grazia e la bellezza del mio rapporto con il Mistero. Un rapporto che quanto più diventa l’unica mia consistenza, tanto più mi fa gridare, fa emergere potentemente le domande che mi porto dentro e che l’incontro con la realtà mi “obbliga” a guardare non dando più niente per scontato. Le domande che il signor Cataldo ci pone non sono rivolte a me ma a tutti, perché se uno è sincero non può non riconoscere che sono le domande – magari assopite – di cui siamo fatti. Queste domande costitutive sono come un pugno nello stomaco che mi fa vibrare fino a commuovermi. Sì, perché l’io preso sul serio dentro la realtà si esprime attraverso queste domande. Per rispondervi non occorre una predica, una ricetta o un discorso. C’è bisogno di un lavoro personale perché facilmente, dominati da una cultura nichilista che ci penetra da tutte le parti, tendiamo a censurare queste domande. Non posso e non riesco a rispondere con delle parole, anche se nascono dalla mia carne sofferente, ma voglio stare con tutto me stesso di fronte a queste provocazioni. Così facendo divento sempre più cosciente della grazia di aver incontrato uomini nei quali la vera domanda esistenziale è diventata carne, grazie all’incontro con Gesù. Penso non solo ai miei figli ma anche ad amici ammalati di Sla, che mi sorprendono per come vivono questa terribile malattia. E con il pensiero vado a tanti e tanti altri amici che lottano con il cancro e a molte famiglie che hanno conosciuto il dolore per la perdita di un caro. Solo assimilandomi con la ragionevolezza della fede che loro mi testimoniano, riesco a non censurare quel grido che ogni uomo porta dentro sé. «Chiuso fra cose mortali (anche il cielo stellato finirà) perché bramo Dio?», scriveva Ungaretti. Bramo Dio solo perché la mia persona, il mio io è relazione con il Mistero. Una relazione iniziata ancor prima che mia madre mi concepisse.
Che le domande del signor Cataldo ci accompagnino durante l’Avvento per avere la grazia e la gioia di riconoscere in quel bambino di Betlemme la compagnia di Dio che dall’eternità ci ha presi per mano e che è la sola e unica risposta a ciò che siamo.
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50/2012

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1 commento

  1. Franco

    Grazie ancora una volta padre Aldo. E’ un respiro nuovo. Grazie.
    Mi chiedo ancora perchè nessuno mai fa un commento alle tue testimonianze. E’ troppo impegnativo occuparsi del proprio destino?

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