
…e poi non rimase nessuno? Dopo Roald Dahl anche Agatha Christie viene corretta

«È nei luoghi netti, candidi, ordinati, puliti, che il delitto può scatenarsi: non c’è fango per trattenere le orme», disse Padre Brown. Un bravo investigatore lo sa, non c’è criminale più pericoloso di quello che lascia il luogo del delitto perfettamente pulito. Si stanno facendo le pulizie di primavera anche tra le pagine dei libri ed è la prova evidente di un crimine in atto.
Dopo Roald Dahl, Agatha Christie
Dopo il caso di Roald Dahl, ecco che persino alla vera signora in giallo Agatha Christie è toccata in sorte una pessima forma di igienizzazione. Il Telegraph informa che Harper Collins avrebbe smacchiato le nuove edizioni delle celebri avventure di Poirot e Miss Marple dalla contaminazione di certe parole ormai scabrose. Un esempio: sarebbe stato tolto il passo in cui un nativo dei Caraibi nota che Miss Marple ha i denti «belli e bianchi». (Errata corrige: anche «nativo» è una delle parole incriminate e sostituite con «gente del luogo»). Tanto basta per mettere in pace l’anima di chi è così premuroso da non tollerare ombre di colonialismo e razzismo, ma non si fa problemi ad adulterare la voce altrui.
Nel caso di Agatha Christie la sintesi perfetta di questa parabola di moralismi editoriali a posteriori era già scritta nel caso di quel capolavoro che conosciamo come Dieci piccoli indiani, originalmente intitolato Dieci piccoli negri e che, per evitare scandali, uscì negli Stati Uniti col titolo di E non ne rimase nessuno. (Errata corrige: la parola «negro» non si può più scrivere neanche per denunciare il razzismo di chi la usa, al suo posto esiste la perifrasi «la parola che inizia per N». Il lettore corregga mentalmente le gravi sviste precedenti).
Chi vuole uccidere Agatha Christie
E non ne rimase nessuno, dicevamo. Esatto: qui si ammazzano libri e autori, e non ne rimane nessuno. Killer editoriali puliti, anime talmente candide da assumere i sensitivity readers, speciali lettori preposti a ripulire i testi da quelle espressioni che escono dalla riserva sempre più ristretta del politicamente e culturalmente corretto e potrebbero urtare la sensibilità del lettore contemporaneo.
E dire che un bravo giallista ci mette così tanto impegno per sporcare le pagine e scuotere l’anima del lettore. Per molti anni Agatha Christie fu presidente del Detection Club, un circolo di autori di storie del crimine la cui amicizia si esprimeva soprattutto nel prendere sul serio il proprio mestiere. Si erano dati regole molto precise per scrivere i gialli e innescare con il lettore una sfida tosta, ma leale. Il primo punto del loro decalogo stabiliva: «Il colpevole dev’essere un personaggio che compare nella storia fin dalle prime pagine». Era gente entusiasta che custodiva il succo più profondo e fecondo di un racconto giallo: non c’è dubbio che accadano cose tragiche e, nascosto tra gli altri, il colpevole è presente fin da subito. Andiamo a stanarlo.
Il giallista deve essere politicamente scorretto
A ben vedere, il giallista deve essere politicamente scorretto da contratto. Le parole che indicano un’esperienza umana davvero scabrosa – la rabbia, la vendetta, la gelosia, l’avidità – sono la premessa da cui tutto comincia, il movente. Lo sporco ci mette in moto, potremmo dire.
Nel mondo emendato dai sensitivity readers tutto sarà apparentemente incontaminato, e dunque immobile. Sarebbe meglio dire paralizzato. S’intravede all’orizzonte una trama assurda in cui continueranno a esistere spietati assassini, ma saranno capaci di esprimersi così bene da non urtare la sensibilità di nessuno, neppure delle loro vittime. È l’illusione di una stanza tanto asettica da far venir voglia di salire al più presto sull’Orient Express insieme a Poirot. Meglio sapere che c’è un colpevole – o più – a bordo, piuttosto che inchinarsi a un idioma che ci faccia sembrare tutti brave persone.
Agatha Christie ci ha regalato ore indimenticabili proprio a partire da omicidi e nefandezze. E questo dipende anche dalla grande speranza implicita nella settima regola del Detection club: «L’investigatore non può essere il colpevole». Si legge un giallo perché è bello diventare investigatori, dà gusto tuffarsi proprio negli angoli bui e macchiati, dietro cui possono celarsi indizi importanti.
Saranno cancellati anche i maggiordomi?
Dalla patina scura sulle parole e sulle cose s’innesca l’avventura di chi si sente chiamato a svelare un enigma. La grande impresa dietro tutte le nostre faccende quotidiane è un viaggio di svelamento dei nostri misteri e di quelli altrui, trepidiamo nell’attesa di quel momento di chiarezza in cui i pezzi andranno a posto e potremo dire: è stato il maggiordomo con il candeliere in biblioteca. Assassino, arma del delitto e luogo del crimine sono parole che scuotono la sensibilità, ma essenziali in un racconto del mistero.
Niente urti e un gran silenzio nelle stanze dei sensitivity readers dove è facile immaginare che a breve saranno cancellati anche i maggiordomi (puzzano di servitù) e pure i candelieri (mica che qualcuno appicchi un fuoco). Quanto alla biblioteca, quella resterà: immacolata e vuota.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!