
Afghanistan. Fine dell’Emirato Arabo di Taliban
Kunduz. Non è la fine della guerra, ma è certamente la fine dei talebani come potere costituito e come controllo dell’Afghanistan. Il dopo? Probabilmente i reparti di al-Qaeda potranno rivelarsi insidiosi in qualche sanguinosa imboscata, magari ai danni delle truppe Onu, quando (e se) sbarcheranno in Afghanistan. Siamo comunque nella fase finale dell’abbattimento del potere costituito talebano. Oramai sono rimasti solo i sogni del mullah Omar e qualche sacca di resistenza attorno a Kandahar: ma di fatto l’“Emirato arabo” dell’Afghanistan, come lo chiamano qui gli indigeni, non esiste più.
Per altro, le immagini che ho visto questa mattina, lunedì 26 novembre, rappresentano l’altra faccia delle medaglia. C’erano 12mila volontari stranieri, soprattutto arabi, che combattevano a fianco dei talebani: ebbene questi stanno ora facendo una brutta fine. Si sono già trovati molti cadaveri legati e con chiari segni di violenze subite prima del colpo finale.
La vendetta, che fa parte del codice afghano, sta agendo silenziosamente, ma inesorabilmente, soprattutto nei confronti di coloro che, con sarcastico sprezzo, i capi dell’Alleanza del Nord, chiamano “i turisti”. Solo i talebani afghani hanno salva la vita (e per alcuni c’è addirittura un salvacondotto per riparare al sud, tra quelle tribù pashtun che pagheranno il prezzo più alto della sconfitta), ma a patto di riconsegnare le armi. Per i guerriglieri stranieri arruolati con bin Laden, pakistani, sauditi, algerini, indonesiani, cinesi musulmani dello Xinjang… non c’è altra scelta: combattere o morire. Il che, quasi sempre, è la stessa cosa.
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