Adesso Bruxelles si accorge che le sanzioni alla Russia danneggiano l’Europa

Di Redazione
03 Agosto 2017
«“America First” non può significare che i nostri interessi vengono per ultimi», protesta Juncker. Stavolta però Trump è l'unico alleato possibile dell'Europa

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La sceneggiatura del film prevedeva che dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti l’Unione Europea si sarebbe ribellata alle politiche di Washington arrendevoli e conniventi nei riguardi dell’autoritaria Russia di Putin, incoraggiata a stendere i suoi tentacoli sull’Europa dalla complicità del nuovo inquilino della Casa Bianca. Ed effettivamente l’Unione Europea e la maggior parte dei governi dei paesi che ne fanno parte stanno protestando in modo veemente contro la politica americana nei riguardi della Russia, ma per una ragione affatto diversa: non l’arrendevolezza all’orso russo è sotto accusa, ma l’eccesso di antagonismo.

ALTRO CHE RUSSIAGATE. La nuova ondata di sanzioni economiche contro Mosca, voluta dal Congresso americano con voto bipartisan, non è affatto gradita agli europei perché potrebbe danneggiare grandi imprese del continente che hanno investito in progetti in cui esiste una partecipazione di controparti russe, soprattutto nel settore dell’energia. A sollevare le ire di Bruxelles, Berlino, Parigi, Roma, eccetera non è Donald Trump, che ha avallato senza entusiasmo le nuove misure nella speranza di allentare la pressione del cosiddetto affare Russiagate, ma il voto della Camera dei rappresentanti e del Senato che ha messo all’angolo il presidente.

PROGETTI A RISCHIO. La lista dei progetti energetici che le sanzioni colpirebbero è davvero lunga, e comincia col gasdotto North Stream II, che raddoppierebbe quello già esistente che collega la Russia alla Germania attraverso il mar Baltico, bypassando la Polonia. Seguono il Southern Gas Corridor che a partire dal mar Caspio porterebbe il gas dell’Azerbaigian in Europa attraversando Georgia, Turchia, Grecia, Albania e Italia. Quindi altri progetti come il Blue Stream che porta gas dalla Russia attraverso il mar Nero in Turchia (50 per cento Eni), il gasdotto baltico attestato a Ust-Luga per il quale si sono accordate Rosneft e Shell, il North Stream I già esistente e soprattutto il progetto per lo sfruttamento del grande giacimento di gas di Zohr, nelle acque egiziane, che vede impegnate l’italiana Eni, la britannica Bp e la russa Rosneft. Inoltre anche le riparazioni, la manutenzione e l’espansione dei gasdotti in territorio russo che poi attraversano l’Ucraina e giungono in Europa cadrebbero sotto le sanzioni.

LE PROTESTE. I ministri degli Esteri di Austria e Germania hanno apertamente accusato gli americani di aver deciso le sanzioni per costringere l’Europa ad acquistare il gas liquido americano al posto di quello russo e di quello dei paesi dell’ex Urss che hanno bisogno della cooperazione russa per valorizzare le proprie riserve. Il governo francese ha dichiarato che le disposizioni americane violerebbero le leggi internazionali. Mentre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha affermato che «se non verranno prese sufficientemente in considerazione le nostre preoccupazioni, siamo pronti a reagire in modo appropriato nel giro di pochi giorni. “America First” non può significare che gli interessi dell’Europa vengono per ultimi». Stavolta però Donald Trump c’entra poco, perché le sanzioni sono soprattutto il risultato della collaborazione fra i vertici congressuali di democratici e repubblicani. E il presidente rappresenta in realtà l’ultima speranza, per gli europei, che le misure non vengano introdotte.

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LE POSSIBILI CONTROMISURE. Emissari dell’Unione Europea hanno cercato di convincere i deputati americani ad ammorbidire il pacchetto punitivo, che deve ancora vedere la versione finale con l’inserimento della Corea del Nord (durante tale passaggio si potrebbero ottenere altre concessioni per quanto riguarda l’Europa). Nel frattempo la Commissione europea sta soppesando tre diverse strategie, secondo un crescendo del livello dello scontro con gli Stati Uniti. La prima si limiterebbe a richiedere una dichiarazione ufficiale del capo di Stato americano che le nuove sanzioni alla Russia non saranno applicate in modo da danneggiare le compagnie europee; la seconda consiste nel fare ricorso al regolamento europeo detto anche “statuto di bloccaggio” che stabilisce che nessuna decisione basata su leggi non europee (come sarebbe quella americana) può essere applicata nell’Unione (regolamento del Consiglio 2771/96); la terza consiste nel reagire con rappresaglie commerciali basate sugli accordi del Wto. Bruxelles annuncia di essere pronta ad agire nel giro di pochi giorni, se le sue preoccupazioni non saranno accolte da Washington. Le nuove sanzioni riguardano i settori dell’energia, della finanza, delle ferrovie, del trasporto marittimo e delle miniere, e intendono punire la Russia per i suoi tentativi di interferire nelle elezioni americane.

Foto Ansa

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