
Adesso anche le grandi aziende fanno ordini dall’oggi al domani. «Brutto segnale per le imprese più piccole»
Per le imprese già non è semplice resistere in periodo di crisi economica. In Italia poi è ancora più difficile che altrove. Lo sanno bene in Reggiani Spa, azienda specializzata nell’illuminazione tecnica e in prodotti di design italiano che incorporano le più recenti tecnologie led. Un piccolo colosso nel suo ambito, che esporta il 50 per cento di ciò che produce. Quello dell’illuminazione tecnica e del lighting design è, infatti, un settore in forte ascesa, soprattutto all’estero, e dove negli ultimi anni la concorrenza dei player globali si è fatta sempre più agguerrita. Reggiani, oltre a illuminare la Triennale di Milano e le vetrine degli store Benetton, il museo Pompidou e gli showroom di Audi a Vienna, ha filiali sparse un po’ in tutto il mondo (New Jersey, Londra e Cina) e commercia con la Russia e altri 90 paesi. A raccontare a tempi.it le difficoltà che tutto il comparto sta attraversando e le soluzioni individuate dalla sua azienda per innovare e restare sul mercato è Matteo Reggiani, responsabile delle strategie aziendali in Reggiani, dove rappresenta la terza generazione dopo il nonno Goffredo, oggi scomparso, e il presidente Danilo.
CHI SI FERMA È PERDUTO. «Fino a qualche anno fa», racconta il più piccolo dei Reggiani, «eravamo sempre in crescita», ma ora non è più così. Anche se la «stabilità del fatturato», che comunque non è calato nel biennio appena trascorso, è nel contesto attuale indubbiamente un «segnale positivo». Soprattutto se si considera il fatto che, nonostante il «crollo del mercato interno», l’«export, invece, è cresciuto». Tuttavia al mercato interno, spiegano in azienda, non si può certo rinunciare. Positivo è poi il fatto che Reggiani non abbia lasciato a casa nessuno dei cento dipendenti assunti in Italia, nonostante «l’elevato costo del lavoro e la notevole pressione fiscale» nel Paese. Anzi, Reggiani ha persino deciso di creare un nuovo team di professionisti investendo sul marketing e la comunicazione, inserendo nuovi volti in azienda, che seguirà Reggiani in prima persona. Nell’era dell’editoria digitale e dei social network, infatti, l’azienda è al corrente che non si può più «stare fermi», ma occorre essere continuamente in movimento, cercando sempre nuovi sbocchi e mercati.
SE ANCHE I GRANDI RALLENTANO GLI ORDINI. Senza investire nell’«innovazione dei processi» produttivi e nel «posizionamento» sui mercati, spiega Matteo – che è appena rientrato da un’esperienza di otto anni alla guida della filiale americana, che ha avuto il merito di accreditare come un player universalmente riconosciuto dal mercato a stelle e strisce – «si corre il rischio di sparire». Infatti, «anche le grandi aziende ormai, e non più solo le piccole, fanno sempre più spesso ordini dall’oggi al domani, per non dire dalla sera alla mattina». E questo per Reggiani è un «brutto segnale», perché è una tendenza che mette in difficoltà le aziende: «senza un’adeguata struttura che permetta di essere tempestivi nel rispondere alle richieste del mercato, si corre il rischio di perdere le commesse». A vantaggio della concorrenza.
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